Il caso Léon Sadorski




A cura di Ilaria Bagnati


 Autore: Romain Slocombe

Traduttore: Maurizio Ferrara

Casa editrice: Fazi Editore

Collana: Darkside

Genere: thriller storico

Pagine: 438

Anno pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. Parigi, aprile 1942. La capitale francese è in piena Occupazione tedesca. La paura dei bombardamenti inglesi, i traffici illeciti, gli arresti arbitrari, la caccia serrata al terrorista e all’ebreo di turno sono all’ordine del giorno e la popolazione deve decidere se stare o meno dalla parte dei nazisti. Per Léon Sadorski, ispettore di polizia antisemita e anticomunista, la scelta è scontata: il collaborazionismo rappresenta l’occasione perfetta per ottenere privilegi e autorità. Personaggio dall’indole egoista e meschina, per lui l’Occupazione sarà anche l’alibi ideale per lasciare libero corso a tutte le sue bassezze e perversioni: si getterà quindi a capofitto nel suo lavoro di poliziotto, arrestando gli ebrei per spedirli al campo di lavoro più vicino, dando una mano alle Brigate speciali incaricate di intervenire contro i presunti terroristi e approfittandosi di chiunque. Ma, come tutti gli approfittatori, Sadorski è avido e codardo; e quando verrà arrestato inspiegabilmente dalla Gestapo e portato in una prigione di Berlino, dovrà giocare d’astuzia e affinare le sue armi per poter continuare indisturbato a fare i propri interessi nella Parigi collaborazionista.Romain Slocombe firma un thriller atipico, pervaso dell’atmosfera classica del noir francese e al tempo stesso minuziosamente documentato sul piano della ricostruzione storica. Léon Sadorski, protagonista antieroe di una nuova serie di polizieschi, trascina il lettore in una Parigi oscura e corrotta.

 

Recensione 

Leggendo Il caso Léon Sadorski mi sono convinta sempre più, durante la lettura, che per essere a conoscenza di un periodo storico tanto tremendo non dobbiamo solo leggere libri che hanno come protagonisti principali le vittime ma anche i carnefici.

Questo è il caso del libro in questione che ha come protagonista l’ispettore di polizia Léon Sadorski che vive e lavora nella Parigi occupata dal nazismo.
La cornice storica ce l’abbiamo tutti ben presente, Parigi è occupata e deve sottostare alle leggi del nazismo, la Gestapo fa in modo che tutti le rispettino. Anche Sadorski deve fare i conti con la Gestapo e sottostare alle sue regole, egli è un uomo spietato, antisemita, anticomunista, assassino, sadico e con numerose perversioni sessuali. Nonostante ciò non riesce ad essere violento come i poliziotti della Gestapo che riescono a torturare un essere umano senza un briciolo di pietà.

Il suo lavoro è identificarli per mandarli a Drancy. Gli succede di strapazzarli, d’accordo, e il giorno in cui Albers e l’interprete si sono messi a suonarle al giudeo, la cosa al principio è piaciuta a Sadorski, ma ci sono dei limiti, cazzo! Nemmeno Bauger, Barrachin e quelli delle brigate speciali avrebbero agito così! Che tipo di legge può autorizzare una simile schifezza? E’ inconcepibile…”

La Gestapo non guarda in faccia a nessuno ed arresta Sadorski mandandolo nel carcere di Alexanderplatz, a Berlino. Sadorski è stupito del suo arresto, è sempre stato fedele al suo Paese e alla politica nazista. Per salvarsi la pelle deve agire d’astuzia, si mostra ancora più vile e codardo e questa esperienza lo segna profondamente.

Quando torna a Parigi diventa ancora più rigoroso e spietato nei confronti di ebrei e terroristi facendo pulizia di chi gli capita sotto tiro. Slocombe riesce a tirare fuori il peggio dai suoi personaggi portando a galla sentimenti talmente deplorevoli da pensare che al peggio purtroppo non c’è mai fine.

L’autore ha il grande merito di aver riportato fatti storici realmente accaduti e personaggi realmente esistiti (anche se qualcuno è di sua invenzione) in maniera molto accurata. Il caso Lèon Sadorski è un libro che non si dimentica, un libro che fa male al cuore ma che si dovrebbe leggere per avere un’idea ancora più precisa di ciò che è accaduto in quel periodo storico.

 

 

LE AMBIENTAZIONI

 

Gli avvenimenti raccontati nel libro Il caso Léon Sadorski sono ambientati per lo più in due città, Parigi, in cui vive e lavora l’ispettore Sadorski e Berlino, in particolare ad Alexanderplatz, luogo in cui viene condotto dopo essere stato arrestato.

 

PARIGI

Le vicende narrate iniziano nell’aprile del 1942 a Parigi. L’aria è straordinariamente limpida e questo è uno dei vantaggi più grandi dell’Occupazione da quando tutti, con la scarsità della benzina, circolano o a piedi o in bicicletta, inclusi i poliziotti degli RG. Le vetrine dei negozi sono  allestite facendo pensare che i negozi siano ben forniti invece quando si entra, ci si accorge che non c’è nessuna scelta. Tutto scompare e i prezzi salgono alle stelle. Il coprifuoco finisce alle cinque. Parigi è sempre più sporca, i bidoni sono stracolmi e i cani randagi annusano il contenuto. Sul lungosenna circolano ormai pochi veicoli, ci sono biciclette, carriole, alcuni camion tedeschi e alcune loro motociclette grigioverdi con il sidecar che disturbano la tranquillità della città, del fiume e dei lungosenna.

L’ispettore Sadorski si sposta a piedi finché può farlo o in bicicletta quando è in missione, talvolta in un furgone di pronto intervento della polizia in caso di operazioni più importanti, posti di blocco o retate. Parigi non ha più taxi, quasi più autobus o tram, così le persone pedalano o prendono il metrò che bisogna aspettare molto ed è piuttosto affollato. Con l’aria primaverile c’è parecchia gente seduta ai tavolini dei caffè così come nei giardini accanto a Notre-Dame, dove si vedono ancora bambini che giocano e innamorati che si baciano.

L’aria è così mite che gli uomini si tolgono le giacche, le donne chiacchierano e ridono. Nel 1942 il tailleur è molto meno severo dell’anno precedente, vestiti e cappotti hanno fianchi larghi e girovita sottile, le borse sono di coccodrillo bordeaux appese alla spalla come vuole la moda. I capelli delle donne sono acconciati in una crocchia bassa sulla nuca.

Quando Sadorski, dopo essere stato arrestato e condotto a Berlino, torna nella sua città, Parigi, ritrova il clima mite che aveva lasciato, forse ancora più caldo. Gli alberi sono in fiore, le rive verdeggianti, le biciclette che passano sono guidate da giovani vestiti in maniera estiva.

 

BERLINO – ALEXANDERPLATZ

Quando Sadorski insieme all’ex collega Louisille viene arrestato è costretto a seguire gli ufficiali tedeschi a Berlino, prendono il treno e arrivano alla stazione di Magdeburgo. La gente, alla stazione è tetra e preoccupata. Lungo i binari si vedono prigionieri francesi lavorare, alcuni di loro scaricano i vagoni, altri gettano terra sulla massicciata sotto le urla delle guardie armate di manganello. Qui il clima è molto diverso da quello parigino, è molto freddo e nevica.

Arrivati a Berlino, alla stazione di Potsdamerplatz, Sadorski vede la neve che cade a grosse falde sulla banchina. Sadorski e Louisille sono condotti ad Alexanderplatz, luogo che riunisce gli uffici della direzione della polizia, buona parte di quelli della Gestapo e un grande carcere.

Entrando si scorgono sui muri nomi dei poliziotti morti in servizio, corone ornate di nastri e bandiere rosse con la croce uncinata. L’ingresso del servizio è chiuso da una rete metallica che conduce su un lungo corridoio, ai lati ci sono numerose porte con la scritta Stapo Iv  che significa IV Sezione della polizia di Stato, ovvero la Gestapo.

Sadorski viene condotto nella sua cella che è molto pulita, molto fredda e poco ammobiliata. Sadorski misura la cella mettendo un piede davanti all’altro, arriva a misurarla due metri e quaranta per un metro e cinquanta. Attraverso la finestra si vede la neve che cade. La cella ha un cesso, un piccolo sgabello e un letto con un copriletto ruvido di tela Vichy a quadretti bianchi e blu.

 

 

A cura di Ilaria Bagnati

ilariaticonsigliaunlibro.blogspot.com

 

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