Il cuore nero della Sicilia




Recensione di Antonella Bagorda


Autore: Bruno Balloni

Editore: Algra Editore

Genere: Poliziesco

Pagine: 260

Anno di pubblicazione: Ottobre 2019

Sinossi. Una donna che ha subito una violenza carnale si rivolge alla guardia di finanza, coinvolgendo il maresciallo Luca De Silvestri in un’inchiesta che da subito appare poco ordinaria. Dietro lo stupro si aprono, infatti, inquietanti scenari collegati all’usura, alla mafia e alla mentalità omertosa e ipocrita della società, con direzioni investigative che trascendono i compiti abituali di un reparto delle fiamme gialle. Insieme alla sua squadra, De Silvestri imbastisce una delicata indagine, muovendosi sul precario confine tra procedura e improvvisazione. Parallelamente, il maresciallo affronta la sfida di un nuovo amore, dopo anni di apatia sentimentale e disillusione nei confronti dei rapporti umani. “Il cuore nero della Sicilia”, ambientato tra Enna e Catania, è un giallo contemporaneo, senza eroi e senza lieto fine. Una radiografia dei visceri dell’isola più bella del mondo.

Recensione

Può accadere che in una tranquilla caserma della Guardia di Finanza della città di Enna entri una donna in cerca di “quello che viene dal nord”, che si dà il caso essere il maresciallo Luca De Silvestri, protagonista di questo romanzo.

Può accadere che questa donna abbia subito una violenza carnale e che voglia denunciare il fatto, anche se la Guardia di Finanza non sembra essere esattamente il destinatario più corretto per sporgere una denuncia del genere.

Ma può accadere anche che il maresciallo Luca De Silvestri senta puzza di qualcosa che va ben oltre la violenza denunciata da quella donna, e che faccia tutto il possibile affinché la sua squadra possa seguire il caso.

E il sostituto procuratore, data la non molto discreta insistenza del maresciallo, glielo concede.

Partendo da questa denuncia, il protagonista de Il cuore nero della Sicilia, insieme ai suoi colleghi, si ritroverà immerso in un giro oscuro e incontrollabile di usura e di mafia, scontrandosi in modo violento contro l’omertà che ne deriva e ne consegue.

Luca De Silvestri è un personaggio carico di coraggio e di profondo senso della giustizia e del dovere, ma anche di una buona dose di incoscienza e ingenuità, queste ultime date forse dalle sue radici piantate ben lontane dal posto in cui si è ritrovato a vivere e a prestare servizio – “perché tu non sei siciliano, non puoi capire”. 

Di lui avremo modo di conoscere anche il lato umano e sentimentale, un lato ferito e insicuro. Ferito da una relazione finita il cui ricordo aleggia ancora sulla sua testa e insicuro nei confronti di qualsiasi rapporto interpersonale in cui possa incappare nella vita privata.

La personalità di De Silvestri è descritta bene al punto da lasciare, a fine lettura, un’immagine talmente limpida del personaggio da convincere il lettore di averlo incontrato davvero. Non è un eroe, non è un santo, commette degli errori anche abbastanza gravi e non è nemmeno tanto simpatico, ma è sicuramente un personaggio seriale di quelli che farebbe piacere incontrare ancora.

Attorno a lui, mi pare ovvio, ruotano amici, nemici e colleghi le cui reazioni e iniziative sono fondamentali per renderlo così vivo; e per riuscirci devono per forza risultare vivi anche loro. Devo dire che, a parte qualche rara difficoltà a distinguere gli altri finanzieri – chiamati a volte per nome, a volte per cognome, a volte per soprannome – non ho assolutamente nulla da dire sugli altri personaggi. Esistono, vivono, sono chiari quando devono esserlo e ambigui quando serve. Stesso discorso vale per le ambientazioni, sempre chiare e visibili. E vale anche per i colpi di scena, pochi ma sempre credibili e mai forzati.

Il cuore nero della Sicilia non è un romanzo che si legge dall’inizio alla fine con il fiato sospeso. Non ci sono eventi a scadenza, non si corre costantemente sul filo del rasoio, non è un faticoso gioco a tempo tra lettore e autore, niente clessidre che scorrono o situazioni che si risolvono all’ultimo secondo del countdown. Luca De Silvestri si prende il suo tempo, ha i suoi giorni liberi, ha degli hobby e una vita privata; semplicemente vive. E tutto questo fa del romanzo d’esordio di Bruno Balloni un romanzo diverso; un poliziesco anche un po’ troppo lento se vogliamo. È scritto in maniera pulita e lineare, piacevole da leggere, pieno di dettagli tecnici interessanti che spesso, in questo genere di romanzi, presi dalla fretta di inseguire il serial killer di turno, vengono trascurati. L’autore sa quello che scrive, ha la totale padronanza del suo strumento, non inciampa sulle parole, non tituba sui fatti, non annoia mai nonostante la lentezza di alcune parti del romanzo, ha una scrittura che scorre liscia e che lascia il desiderio di leggere quanto prima il suo prossimo lavoro. 

Devo solo sbilanciarmi su un minuscolo dettaglio che è una questione di puro gusto personale ma lo voglio dire. Però voi non fate i furbi andando subito a sbirciare e leggete tutto fino alla fine, fino all’ultimissima frase del romanzo: esattamente quella su cui ho da ridire. Perché potrebbe essere di troppo. Io avrei chiuso il tutto con quella piccola frase in meno che rompe un po’ l’atmosfera del finale e a me rompe anche un po’ le scatole. Ma dopo una recensione così, caro Bruno, cosa vuoi che ce ne freghi di una frase?

Insomma, stupidate a parte, una bella scoperta. Un bel romanzo. Un bravo scrittore.

Ah, quasi dimenticavo il punto più importante delle mie recensioni: certo che ci sono dei refusi. Ma molto pochi. E del tutto trascurabili. 

Se consiglio la lettura? Ovvio che sì. E lo faccio con vero piacere.

Come sempre, in bocca al lupo all’autore.

Intervista all’autore Bruno Balloni

di Antonella Bagorda

Ciao Bruno. Innanzitutto benvenuto su Thrillernord e grazie per la tua disponibilità. È sempre un piacere scoprire nuovi autori meritevoli di attenzione.
Antonella Bagorda

Sono io che vi ringrazio per avermi dato questa opportunità. Essere recensito da Thrillernord è davvero tanta roba per un autore che cerca di farsi conoscere.

Bruno Balloni

Questo tuo romanzo, Il cuore nero della Sicilia, sembra essere una denuncia molto forte nei confronti di una realtà ancora fin troppo viva. Quanto coraggio ci vuole a scrivere una storia che parla in maniera così lucida di mafia, di usura e di delitti d’onore?

Ops, non ci ho mai pensato. In realtà vivo la Sicilia da circa quindici anni e sebbene alcuni aspetti malsani sono ancora presenti, risultano per lo più circoscritti a determinati ambienti. Non esiste quasi più la mafia sanguinaria dei corleonesi o dei cento omicidi all’anno dei primi anni 90 a Catania. Si è evoluta, punta al denaro cercando di restare sottotraccia, atteso che fatti di sangue e intimidazioni attirano l’attenzione delle forze di polizia. L’usura è, purtroppo, un reato in forte espansione sia a causa della crisi economica connessa alla poca elasticità del credito legale nonché alla rapida e capillare espansione delle scommesse sugli eventi sportivi che, anche nel caso del gioco legale, spinge molti a tentare la sorte investendo somme di denaro ben oltre le proprie possibilità. Il delitto d’onore merita un capitolo a parte, del tutto scollegato dagli ambienti malavitosi. È, ahimé, il crimine di sangue più frequente.

Il tuo maresciallo Luca De Silvestri è un perfetto mix di coraggio, incoscienza e un pizzico di ingenuità. Riconosci te stesso in qualcuno di questi aspetti, sia nella tua ex vita da finanziere che nell’attuale vita spogliata di divisa e distintivo?

Magari. In realtà le attività di servizio sono generalmente pianificate in modo da prevedere ogni genere di imprevisto. È anche vero che nel periodo in cui ho lavorato all’antidroga a Milano ho svolto operazioni per me del tutto ordinarie, che tuttavia così ordinarie, in effetti, non erano. Devo dire anche che il pensionamento mi ha cambiato: da essere sempre all’erta anche nella vita privata, sono diventato quello che in certe zone della Sicilia viene chiamato “babbo”, cioè una persona sempliciotta e, diciamo, poco sveglia.

Cosa ne sarà adesso del maresciallo De Silvestri e quali sono i tuoi prossimi progetti?

Il maresciallo Luca De Silvestri, dopo ciò che è accaduto a Enna, è finito per lavoro a Malta imbattendosi in un’indagine su di un traffico d’armi e clandestini che coinvolge la Sicilia, Malta e la Libia. Una storia con un finale assolutamente a sorpresa che Algra Editore pubblicherà questo autunno. Voci di corridoio dicono che il maresciallo ha scritto anche un romanzo parlando di un’indagine svolta quando prestava servizio all’Antidroga di Milano, ma prima di darla all’editore vuole vedere come andrà a finire la nuova esperienza.

E allora restiamo in attesa delle prossime avventure del tuo maresciallo e, intanto, ti facciamo il nostro più grande e sincero in bocca al lupo.

 

 

Bruno Balloni


Bruno Balloni nasce a La Spezia nel 1967. Si arruola nel Corpo della Guardia di Finanza nel 1989. Si dedica ad attività di Polizia Giudiziaria, dapprima in servizio presso un Gruppo Operativo Antidroga a Milano, quindi come Comandante di un Nucleo Mobile e, infine, in servizio presso un Gruppo Operativo Criminalità Organizzata in Sicilia. Si è congedato dal Corpo nel febbraio del 2018 per motivi di salute. Le sue storie traggono ispirazione da esperienze personali e dall’attività operativa. Ha pubblicato alcuni racconti su riviste specializzate e ha vinto un premio con un inedito.