IL DELITTO DEL LUOGO: LUIGI GUICCIARDI e MODENA




A cura di Giusy Giulianini

 

Luigi Guicciardi ci svela una Modena, ritratta in bilico tra l’edonismo compiaciuto di una ricca provincia e i mali sociali che appartengono all’attualità metropolitana. Una Modena a doppio sguardo: quello affettuoso dell’autore, modenese doc, e quello ‘straniero’ del suo protagonista, il commissario Cataldo, che vi arriva da una calda e colorata Sicilia e che stenta ad ambientarsi tra grigi nebbiosi e gelidi inverni.

 

 

 

LA MODENA DI LUIGI GUICCIARDI E DEL COMMISSARIO CATALDO

Ho sempre creduto – per una piena vitalità del Giallo – nel radicamento realistico delle storie in tanti mondi locali, anche minimi ma profondamente conosciuti dall’autore: un giallo di provincia, in definitiva, condotto a muoversi su paesaggi meno noti e scontati agli occhi del lettore italiano. Già il grande Balzac, del resto, consigliava a un ipotetico scrittore: “Se vuoi essere universale, parla del tuo paese.”

Così per me, modenese di nascita, non poteva sfuggire Modena come città d’elezione per le inchieste del commissario Cataldo: una Modena, del resto, città ideale, non così piccola da risultare irrilevante, ma neanche così vasta da spersonalizzare i rapporti umani; un luogo, insomma, a misura d’uomo, equidistante tanto dalla metropoli – in cui il delitto è quasi una normalità – quanto dal borgo, dove tutti sanno tutto di tutti e il mistero non avrebbe sufficienti crismi di attendibilità.

 

E con Modena Cataldo ha un rapporto complesso e destinato a evolversi. All’inizio è un quarantenne schivo e un po’ romantico, che ha scelto di trasferirsi qui da Catania per fare un po’ di carriera e per far decidere alla vita su una storia d’amore in crisi, ma avvolto dalla nostalgia per la sua isola, di cui rimpiange i profumi, i colori, la spiaggia della Playa. Nelle prime indagini, infatti, si muove un po’ da estraneo, da solitario, in un ambiente locale che non lo vede coinvolto più di tanto. Poi, via via, abbandona la sua ottica esterna, abituandosi progressivamente alla cucina, al dialetto, alla gente, preferendo alla fine il lambrusco al nero d’Avola, il parmigiano reggiano al pecorino, fino a una nuova disponibilità alle relazioni sentimentali in loco, che lo vedranno innamorato, disamorato, marito, padre e infine separato dalla moglie.

 

E insieme a lui, anche Modena cambia di romanzo in romanzo: non fondale di teatro alle varie indagini, ma personaggio aggiunto in trasformazione, Modena resta attraente nel centro storico (piazza Grande, il Duomo, i teatri), ma si imbruttisce nelle periferie (la Sacca, la Madonnina), si imbarbarisce nella microcriminalità, cresce nell’omertà che Cataldo coglie a ogni inchiesta. E’ la Modena vera, contemporanea, scrutata in tante storie nei suoi malesseri reali: con le comunità di recupero dei tossici, gli immigrati, i rancori universitari, il vizio del gioco, l’usura, i night, le gallerie d’arte, i licei, le parrocchie, le cliniche estetiche e il calcio professionistico…

 

Mi ha intrigato, in definitiva, l’idea di una città dalle tante facce e dai tanti ambienti (culturali, economici e sociali), ritratta non come un bolognese – il Sarti di Macchiavelli, mettiamo – faceva con Bologna, ma con gli occhi di un forestiero che arriva qui a quarant’anni, condizionato dalla nostalgia, e modifica col tempo la sua percezione della città, in una graduale consuetudine coi luoghi e con la gente, e pervenendo anche così alla propria maturità professionale.

Luigi Guicciardi

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.

 

Luigi Guicciardi


Modenese, insegnante di liceo e critico letterario, è il creatore del commissario Cataldo, poliziotto al centro di una serie di mystery: La calda estate del commissario Cataldo (1999; Heyne, München, 2000; Hersilia Press, Oxfordshire, 2010), Filastrocca di sangue per il commissario Cataldo (2000; Heyne, München, 2001) – entrambi finalisti al Premio Scerbanenco – Relazioni pericolose per il commissario Cataldo (2001), Un nido di vipere per il commissario Cataldo (2003), Cadaveri diversi (2004) per Piemme; Occhi nel buio (2006), Dipinto nel sangue (2007), Errore di prospettiva (2008), Senza rimorso (2008), La belva (2009), La morte ha mille mani (2010) per Hobby&Work; Una tranquilla città di paura (2013) per LCF Edizioni; Le stanze segrete (2014), Paesaggio con figure morte (2015), Giorni di dubbio (2016) e Una tranquilla disperazione (2017) per Cordero Editore; Nessun posto per nascondersi (2018) per Frilli Editori. Ha contribuito all’antologia Scosse. Scrittori per il terremoto, Felici Editore, 2012, con il racconto Restituzione d’amore, e all’antologia GialloModena, Damster Edizioni, 2016, con il racconto Morte di una studentessa.

 

 

Nessun posto per nascondersi

Un’indagine del commissario Cataldo

IL LIBRO –  Molte cose risultano estranee alla mentalità e allo spirito di una squadra di calcio, e una di queste è l’omicidio. Fino alla notte in cui, appena finito il campionato, viene torturato e ucciso il medico sociale della Modenese F.C. L’indagine, affidata al commissario Cataldo e subito difficile per assenza di indizi e di moventi, si complica ancor più al ritrovamento, due giorni dopo, di un altro cadavere, stavolta ben più noto in città: il brasiliano Valdir, bomber della squadra e fidanzato con la figlia del ricco sponsor. L’opinione pubblica è scossa, i tifosi sconvolti, e Cataldo – al culmine della maturità professionale, ma incupito da una pena segreta, che riguarda la sua vita privata – inizia un lungo e angoscioso viaggio attraverso un mondo a lui del tutto ignoto. Coadiuvato da due giovani colleghi, spesso ahimè in competizione fra loro, il commissario penetra ben presto in un sordido intrigo di omertà, passioni illecite, doppie vite, ricatti, tradimenti, invidie, vendette, avidità, dove ognuno ha qualcosa da nascondere e nessuno è come sembra che sia. E mentre l’assassino continua a insanguinare l’ambiente calcistico di nuove vittime, Cataldo è costretto a impegnarsi in una corsa disperata contro il tempo – tra i segreti del passato e gli orrori del presente – e insieme a lui il lettore vive lo stesso tormento di brancolare nel buio e, fino all’ultimo, di vedere impunita una serie di delitti freddi e spietati.

 



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