Il delitto del luogo: Ornella Albanese e l’Abruzzo




A cura di Giusy Giulianini

 

Con Ornella Albanese saluto l’ingresso nella mia rubrica del thriller storico, che non ubbidisce a regole diverse dall’omonimo contemporaneo, ma per il quale ricerca documentale e ambientazione sono di importanza primaria. Ecco quindi che l’autrice ci guida nella scoperta dei suoi luoghi d’Abruzzo e nella loro ricostruzione in veste medievale. Castelli, torri di guardia, chiese, pur in alcuni casi pervenuti a noi come cumuli di pietre, riprendono così vita e gettano le loro ombre sinistre sulle vicende degli uomini.

 

 

Il primo elemento di un thriller storico è il delitto.

Ci sono però due tipi di delitto. Quello con il fatto di sangue, uno o più cadaveri e molti particolari raccapriccianti (come nel mio romanzo L’Oscuro Mosaico).

E l’altro, il delitto dell’anima, altrettanto crudele ma chiuso nelle pieghe segrete di un carattere, di un malessere, di una inadeguatezza (come ne Il sigillo degli Acquaviva, di cui parlerò in questo articolo).

Il secondo delitto può nascondersi anche nelle pagine di un romanzo non prettamente noir, ma che diventa tale perché l’atmosfera, la tensione, il non detto più del detto suggeriscono mistero e sensazioni di minacce sotterranee.

Il secondo elemento è la contestualizzazione storica, che esige un grande lavoro di documentazione.

Esiste comunque un’epoca che basta da sola a gettare un’ombra di mistero sulle vicende che vi si svolgono. Il medioevo evoca di per sé tenebre e cupezza, nonostante sia ricco anche di fermenti e di vividi sprazzi di luce nel campo dell’arte, della cultura, della medicina. Eppure è questo il luogo comune accreditato: si tratta di un’epoca buia dove ambizioni, ossessioni e sentimenti vengono vissuti con grande virulenza.

Il terzo elemento è il luogo.

I luoghi di un romanzo non sono solo scenario inanimato, ma devono vivere, pulsare, diventare protagonisti accanto ai personaggi. Si deve poter respirare la loro atmosfera e ascoltarne i rumori. Ci sono luoghi, come la cattedrale di Otranto il cui misterioso mosaico pavimentale appare all’inizio del romanzo, che hanno in sé il germe dell’enigma e dell’arcano. All’autore basta descriverli per dare subito una forte sfumatura di mistero alla narrazione.

E ci sono invece luoghi che devono essere “ritoccati”, modificati e persino trasfigurati per ottenere lo stesso risultato. Una rielaborazione della natura in chiave noir.

Santa Maria di Ronzano

Nel romanzo Il sigillo degli Acquaviva, gran parte della vicenda si svolge nell’aspra terra d’Abruzzo, e precisamente nella Valle Siciliana, ai piedi del Gran Sasso. Questa valle, che anticamente era un mosaico di feudi, è oggi ricca di luoghi e di testimonianze di pregio, come Pagliara, con i ruderi del Castello di Palearia, Atri, gli splendidi borghi di Tossicia, di Castelli, l‘antica chiesa di Santa Maria di Ronzano.

 

Tossicia. Chiesa di Sant’Antonio Abate

Come potevo rendere questi luoghi uno sfondo credibile a una storia di mistero e di perversione?

A mio avviso, avvalendomi di una descrizione emotiva e di parole evocatrici.

Partiamo dalla natura, che in molti punti vanta una bellezza primordiale e solenne. I canneti presso i fiumi diventano nella narrazione più alti, più fitti, più minacciosi di come è razionalmente verosimile, il sottobosco più selvatico e aggrovigliato, i torrenti più tumultuosi, il vento più tirannico.

 

Castello Palearia

Il Castello di Palearia, lassù in alto, diventa arroccato come un nido d’aquila e altrettanto temibile. I rumori non sono semplici rumori, assumono sonorità inquietanti, come il viscido risucchio di uno zoccolo di cavallo affondato nel fango. Le sensazioni sono amplificate, acuite, ubriacano come l’oppio dei Traci. Tra le numerose leggende e superstizioni legate ai luoghi, si privilegiano le più oscure. Il leone di pietra dello stemma degli Acquaviva, che si trova su molti palazzi e chiese abruzzesi, sembra artigliare l’aria. Gli edifici diventano simbolo di alienazione, come il castello dei Sassi, la cui corte era una specie di buco quadrato, circondato da alte mura. Ogni anno il feudatario faceva alzare di un po’ quelle mura tanto che presto avrebbe finito con l’abitare in fondo a un pozzo.

 

Gran Sasso

Il mare Adriatico è verde e gonfio. Il Grande Sasso domina la valle. Le chiome dei faggi regalano ai boschi la cupezza della notte. Gli alberi sparsi per la campagna appaiono come scheletri bruni. Le tipiche colline abruzzesi mostrano ampi squarci rocciosi sul fianco, come ferite inferte da un pugnale gigantesco. Il volo lento di un falco sembra una danza rituale. I colori del paesaggio sono crudi e intensi. Il freddo si insinua come una minaccia e la neve imprigiona nella sua morsa un mondo insonne e tormentato.

La natura assume quindi connotazioni inquietanti che ne fanno lo sfondo perfetto per un thriller storico. Diventa, inoltre, riflesso dell’odio, della violenza, dell’ambizione e delle collere di personaggi che tessono trame segrete.

A questo punto gli elementi di un thriller storico ci sono tutti e il delitto diventa, paradossalmente, una opzione alla quale si può rinunciare.

 

 

Ornella Albanese


Ornella Albanese è nata in Abruzzo e vive a Bologna. Dopo una collaborazione con alcune riviste, ha pubblicato otto romanzi contemporanei per le Edizioni Le Onde. Adesso pubblica per Mondadori, nella collana I Romanzi (Category) e ha al suo attivo sette romance storici, due trilogie, e due riedizioni Oro. Per Leone Editore ha pubblicato Il sigillo degli Acquaviva. Per Leggereditore ha pubblicato due thriller storici: L’anello di ferro e il pluripremiato L’oscuro mosaico (riedizione Fanucci).

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.



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