Il delitto del luogo: Roberto Carboni e Bologna






Roberto Carboni


Per il numero 1 della rubrica mi è venuto spontaneo pensare a Roberto Carboni, premio Nettuno d’oro alla cultura bolognese, e a una città che appartiene a entrambi. Avrebbe potuto essere un’intervista ed è diventata una sua riflessione: Roberto è un fiume in piena e non è bene interromperlo, soprattutto quando analizza l’oscurità, che è dei nostri portici e dei nostri sotterranei ma è soprattutto di un tempo che si riflette in un luogo e di un male che lo contamina, per infezione. Leggiamo.

 

 

 

Se il noir puro è un contenitore della pulsione umana, e non un genere teatrale spacciato per verità, allora il luogo del delitto non riveste grande importanza.

Mi spiego meglio. Tutto è nato da una battuta che ho letto qualche settimana fa. Benedetto sia internet!

La principale causa del divorzio (condizione necessaria), è il matrimonio.

Nasconde una grande verità, che mi ha girato dentro per giorni. Il punto di vista inaspettato.

E allora, se il noir è il contenitore della pulsione umana non stabilizzata, quale sarà l’importanza del luogo del delitto?

Poca o nessuna. Conta solo il delitto che identificherà, da lì in poi, il luogo.

Pensiamo al Luogo che è diventato, la Stazione di Bologna dopo la strage del Due agosto.

Torniamo al punto di vista della battuta e facciamolo nostro: il principale luogo del delitto (condizione necessaria) è la mente umana.

E’ nel nostro cervello che maturano le premeditazioni, ma perfino le pulsioni quali le follie transitorie (Ugo Fornari docet). I cosiddetti raptus omicidi. Raptus, dal latino invariato: ratto. Rapito. Dalla razionalità, dal proprio confortevole stato di equilibrio.

De-litto significa lasciato indietro, Tra-lasciato. Come se da un certo momento, causa una certa esperienza, avessimo proseguito senza un pezzo di noi. Come quando una volta rimontavamo un motore e ci accorgevamo che alla fine ci era rimasta una vite. E si ripartiva con la speranza che non crollasse tutto in un qualsiasi pericoloso momento. In curva per esempio. O mentre eravamo in corsia di sorpasso in autostrada.

Ecco, quante volte nella nostra esistenza abbiamo montato e smontato il nostro motore di esseri umani?

E quante viti ogni volta ci siamo dimenticati di usare, o non abbiamo stretto bene.

De-litto, da questa parola deriva anche De-relitto. Che associo a Malvagio, malifatius, che ha un cattivo destino. L’essere umano che uccide subisce nella propria esistenza, il riflesso del male che ha fatto. In quanto uccidere è una maledizione che segna l’uomo.

Rimando per gli approfondimenti al più grande trattato sul tema dell’Ombra e della colpa: Delitto e castigo, naturalmente.

Il luogo del delitto è la mente. Il delitto del luogo è l’atto che male-dice il luogo.


Il luogo che d’ora in poi non potrà più essere lo stesso. Diventa simbolo. Perché come diceva il sommo poeta, Miles Davis, in Blue in Green: se uccidi strappi dalla grazia di Dio. Entri nel mondo dei folli. De-liri, cioè esci dal solco. Che è come de-ragliare: uscire dalla rotaia.

E si può spaziare dall’etimologia all’archetipo. Perfino nelle lingue anglosassoni. Good, buono. God, Dio. Evil, cattivo. Devil, diavolo.

Luoghi della mente.

Nella nostra soffitta ritroviamo vecchi giochi impolverati. La memoria del bambino che non c’è più (ma che c’è ancora!). L’inconscio invece risiede in cantina. Dove si annidano le Ombre. Quelle Junghiane del rimosso. Cantina, in inglese Cellar. Cella. Il luogo in cui tenere prigionieri i nostri aspetti di cui ci vergogniamo. I nostri aspetti umani, quelli meno etici che fanno a pugni con la nostra società così bene organizzata. Con il comune, la scuola, la chiesa. La morale Giudaico-Cristiana di cui tutti siamo impregnati. Perfino gli atei.

E Bologna, in tutto questo cosa c’entra?

C’entra in quanto testimone della mia vita. In quanto luogo, spazio, dentro il quale esisto e penso. Se ci riflettiamo, non esistono storie, come punto di partenza, nella realtà. Il punto di partenza è l’uomo. La storia, nella vita come nei miei romanzi, scaturisce dall’esperienza di due esseri umani. Il noir sarà il frutto di una de-generazione. Personale. Il delitto (aver tralasciato, una mancanza, un buco nell’anima) prima del delinquere. E il luogo a testimonianza.

 

Così Bologna è la mia testimone. Io la traduco attraverso la lente della mia esperienza. Come tutti i luoghi del perturbante, è la madre che con la sua ombra annichilisce i propri figli. La dicotomia, la dualità del pagliaccio dai denti guasti, o delle vecchie bambole impolverate. E la vedo sotterranea, buia, una consapevole portatrice di mistero e incubo. Con i suo portici che dovrebbero abbracciarti ma la sera sono saturi di ombre lugubri e anfratti che tradiscono natura e desideri di aggressioni e degenerazioni. Basta niente per trasformarla in un continente ostile, proprio per la sua natura bifronte. Come tutto ciò che ci affascina, e stordisce e ammutolisce. Come tutto ciò che ci fa tornare bambini, esposti, deboli. Spersi dai proprio punti di riferimento. Angosciati.

Guardiamo i luoghi proiettando su di loro le nostre ombre.

I luoghi, come la nostra percezione delle persone (che a loro volta sono luoghi) son la proiezione del nostro inconscio.
 


 
Abbiamo bisogno delle Ombre (visto che abbiamo rinunciato a prendere coscienza dell nostro lato selvaggio), abbiamo bisogno di entrare in contatto con i luoghi oscuri della nostra mente.

Bologna è un’interfaccia perfetta.

A cura di Giusy Giulianini

 

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna.
Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì?
Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato’.


 

Di Roberto Carboni:

IL LIBRONon cerco comprensione né compassione. Non mi pento. Rifarei ogni cosa, anche più crudelmente se potessi. Le trincee che il tempo mi ha scavato attorno agli occhi, racconterebbero una per una i dettagli delle mie degenerazioni, se solo qualcuno le volesse comprendere e non si accontentasse di inorridire per i crimini che ho commesso…