IL DELITTO DEL LUOGO: ROBERTO CENTAZZO e GENOVA




A cura di Giusy Giulianini


 

Roberto Centazzo ci racconta Genova, fondale prediletto dei suoi romanzi, siano quelli composti con i toni drammatici del giudice Toccalossi o quelli dagli accenti più leggeri della sua Squadra speciale Minestrina in brodo. Genova dei caruggi e del mare, del porto più grande d’Italia e della sopraelevata, dell’immigrazione in anni in cui non se ne faceva un gran parlare e dei traffici di ogni genere. Genova che appartiene alla grande corale del noir mediterraneo, meraviglia naturale inquinata da disagio sociale e criminalità dilagante. Genova, però e soprattutto, teatro di commedia umanissima. Disegnata da Roberto Centazzo con quel sorriso indulgente e lieve che appartiene alla nostra commedia più alta, quella degli anni ’50 e ’60, di Steno e Monicelli. Nulla di roboante, nessun serial killer e nemmeno la minaccia di una criminalità organizzata e tentacolare. Il sorriso dei piccoli crimini, di miserie quotidiane, di furbizie minute, intraprese così, giusto per sopravvivere.

 

 

 

Genova

Genova è la città ideale per uno scrittore di genere. Fra le varie accezioni che si addicono a chi narra di delitti (noir, thriller, mistery, polizieschi o altro ancora) io preferisco definire i miei romanzi semplicemente poliziotteschi.

Ricordate il primo film di tale genere?

Si intitolava La polizia incrimina, la legge assolve”, era diretto da Enzo Castellari e non a caso era ambientato proprio a Genova. Segnò una svolta nel mondo della cinematografia. Il film sancì la rinuncia a ogni pretesa di denuncia civile e raccontò le difficoltà dei poliziotti a contrastare la criminalità.

Ora quel film è diventato un cult. E, continuando il paragone con il cinema, sono assai felice che qualcuno abbia paragonato le mie storie a quella commedia all’italiana che registi come Monicelli e Steno resero alta negli anni ‘50 e ’60. Non c’è volgarità, non ci sono stratagemmi. Io non racconto di super eroi, di giustizieri della notte, ma di persone normali con problemi di tutti i giorni. Racconto la commedia umana.

E lo faccio col sorriso sulle labbra, mantenendo un profilo basso. Narro delle difficoltà, delle carenze di organico, del modo di pensare dei poliziotti che, una volta tali, lo restano per sempre e di vicende che potrebbero capitare a ognuno di noi: truffe, furti, raggiri. Non ci sono sparatorie nei miei libri, né inseguimenti con carambole di auto. Le americanate non le ho mai sopportate.

L’ambientazione a Genova è dovuta a molti fattori. È lì che ho mosso i primi passi come poliziotto, a metà degli anni ’80. Ci ho lavorato sei anni, prima del trasferimento ad altra sede. È a Genova che ho fatto l’università, laureandomi in Giurisprudenza.

E poi, non dimentichiamolo, a Genova c’è il mare.

È a Genova che c’è il porto più grande d’Italia per estensione. E attraverso quel porto arriva di tutto: droga, armi, terroristi. È a Genova che fu sequestrata la nave Achille Lauro.

 

Il porto

 

Vogliamo parlare del centro storico?

A Genova si vivevano trent’anni fa i problemi di integrazione e di afflusso di migranti che oggi sono estesi ovunque.

Ma tutto questo nei miei romanzi resta sullo sfondo, è scenografia, come la famosa sopraelevata, citata e ripresa in tutti i film.

 

 

La sopraelevata

 

 

Ciò che conta per me è l’aspetto umano dei personaggi, è l’intreccio che è un intreccio di vite, di anime, di persone.

Genova è una città europea, multirazziale, con quartieri popolari e zone di gran lusso, è la città dei vicoli resi celebri da De André, vicoli che, da ragazzino, frequentavo stupito e meravigliato quando vedevo le prostitute in attesa davanti ai portoni, i venditori di sigarette di contrabbando, di fuochi d’artificio sotto le Feste natalizie o di Rolex fasulli.

 

 

I carruggi

 

 

Quelle bancarelle, quelle scene, ora provocano nostalgia. Sono scomparse. La città si è trasformata, è diventata più cruda, forse anche più pericolosa, alcuni carruggi sono diventati inaccessibili. Ma Genova conserva intatto il suo fascino. Come una bella donna. È un set naturale, straordinariamente efficace per chi come me ha scelto di ambientarvi le sue vicende umane.

Roberto Centazzo

 

 

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.

Roberto Centazzo


Roberto Centazzo, in giovane età, attorno ai sette anni, decide che da grande avrebbe fatto lo scrittore. Di polizieschi. Non sapendo come fare a pubblicare un romanzo, inizia a specializzarsi: si laurea in giurisprudenza col massimo dei voti, esercita la pratica forense, consegue l’abilitazione all’insegnamento e poi, per conoscere da vicino le tecniche investigative, si arruola in Polizia (ora, è ispettore capo). Dopo una lunghissima gavetta, come autore, durante la quale sforna una decina di romanzi, nel 2013 pubblica con la casa editrice TEA il romanzo Signor Giudice, basta un pareggio, scritto a quattro mani con il giornalista Fabio Pozzo. Nel 2016 esce, sempre per TEA, Squadra speciale Minestrina in brodo, che arriva alla quarta edizione in pochi mesi, entra nella classifica dei gialli più venduti  e viene riproposto anche nella prestigiosa collana Italia Noir allegata a Repubblica /l’Espresso della quale risulta in assoluto il più venduto. Ad esso fa seguito nel 2017 Squadra speciale Minestrina in brodo: Operazione Portofino, accolto dai lettori col medesimo entusiasmo e presentato anche a RAI radio 2 nel programma Radio due come voi con Tiberio Timperi. A gennaio del 2018 è uscito il terzo romanzo della serie Squadra speciale Minestrina in brodo: Operazione Sale e Pepe. Apprezzato autore di short stories, i suoi racconti brevi, non più lunghi di una pagina, sono pubblicati per diverse settimane ogni domenica sul quotidiano Il Secolo XIX. Ha curato l’antologia Genova Criminale, (Novecento editore) in cui è contenuto il suo racconto La ragazza al centro della foto. Molti altri suoi racconti sono stati pubblicati in prestigiose antologie. La giuria del Premio internazionale Firenze Capitale d’Europa gli ha assegnato nel 2015 il premio speciale per la qualità dell’opera letteraria. Ha vinto inoltre il premio letterario Il libro parlante e il Premio editoria Indipendente di qualità. Nel 2017 l’Accademia Res Aulica gli ha assegnato il Premio Scrittori con Gusto.