IL DELITTO DEL LUOGO: VALERIO VARESI E PARMA






Dopo la breve pausa estiva, la rubrica ‘Il luogo del delitto o il delitto del luogo’ riprende con un grande ritratto di Parma,  fonte ispiratrice e personaggio primario nei noir di Valerio Varesi.

 

 

Non più elegante capitale ducale e nemmeno la città sempre in amore di Alberto Bevilacqua dove palpitava una vita semplice e coraggiosa, non solo caposaldo europeo del gusto, ma “laboratorio politico” anticipatore di quanto poi avverrà nel resto del paese e drammatico teatro di conflitti multietnici e agguerrite lotte per la supremazia criminale.

Una Parma che per il commissario Soneri, grande analizzatore di realtà, non è solo sfondo ma suo interlocutore primario, lasciandolo sempre più spesso smarrito e orfano delle sue radici in indagini che hanno il passo di un fondato romanzo sociale e di uno struggente viaggio dell’anima.

Che città è oggi la Parma del commissario Soneri?

 

Se qualcuno avesse ancora in mente l’immagine stereotipata dell’ ”isola felice”, dei caffè frequentati dai Bertolucci, da Zavattini, da Bevilacqua, dal critico cinematografico Pietrino Bianchi, dal poeta Bacchini o delle sparute puntate nella “petite capitale” di un montanaro come Luigi Malerba, farebbe solo i conti con la nostalgia.

E la cosa potrebbe ripetersi anche se, più semplicemente, pensasse a una tranquilla città padana ricca e incline ai piaceri dove pedalare tranquilli sfilando tra il romanico del Duomo, il gotico del Battistero dell’Antelami, l’austero palazzo farnesiano della Pilotta e il colonnato del teatro Regio.

La Parma di Soneri è una città che dopo aver subito il fascino turpe della finanza truffaldina, sperimenta una trasformazione sociale e politica che ne ha stravolto il profilo e dove è sempre più difficile per un commissario di mezz’età, riconoscersi e riconoscere il contesto in cui muoversi.

I parmigiani, “popolo inquieto e incline al tumulto” come li definì un altro grande della città come Bruno Barilli nelle indimenticabili pagine de “Il paese del melodramma”, sembrano dispersi e smarriti.

L’unico tratto saliente dell’oggi appare quello di una città “laboratorio politico” dove succede sempre un po’ prima ciò che poi avviene nel Paese. Negli anni ’70 e ’80 fu l’epicentro di scandali giallo-rosa che fecero discutere l’Italia, come la vicenda che coinvolse l’industriale del vetro Bubi Bormioli e l’avvenente soubrette Tamara Baroni.

Poi fu la volta dell’altrettanto avvenente ballerina Katarina Miroslawa accusata, e poi condannata assieme al marito e al fratello, di aver ucciso l’industriale Carlo Mazza allo scopo di riscuotere una polizza di un miliardo di lire.

Sono poi seguiti altri primati sul fronte politico-economico. Parma è stata la prima città emiliana a rompere, alla fine degli anni ’80, l’egemonia delle giunte frontiste Pci-Psi che caratterizzarono tutto il dopoguerra inaugurando la stagione del pentapartito.

E in politica è seguita un’altra primogenitura, quella del primo capoluogo di provincia che ha eletto un sindaco grillino a seguito di un altro poco edificante inedito: l’arresto per corruzione del sindaco di una città importante del nord.

Ma Parma è stata anche l’epicentro del più grande scandalo finanziario del dopoguerra europeo col crack della Parmalat sprofondata dentro un buco da 14,4 miliardi di euro.

E per giunta oggi la città ducale è la prima a essere governata da un sindaco transfuga dal Movimento cinque stelle e punto di riferimento della fronda grillina. Sotto il profilo politico-sociale e, di riflesso, di quello criminale, Parma assomiglia drammaticamente, benché in sedicesimo, alle grandi città europee.

Le sue banlieu hanno dinamiche simili.

Il quartiere San Leonardo a nord, quello in cui si muove uno smarrito Soneri nell’ultima indagine (Il commissario Soneri e la legge del Corano), è l’emblema di questa trasformazione.

Da ex quartiere industriale a fortissima prevalenza operaia fino agli anni ’80, con le vetrerie Bormioli e le industrie della metallurgia al servizio del comparto alimentare, a periferia dove vive una miscela irrisolta di etnie arrivate a occupare le case degli operai nel frattempo evaporati tra crisi economica e delocalizzazioni.

Luogo dove alligna la malavita straniera che controlla spaccio e prostituzione tenendo in scacco i residui residenti autoctoni. Un dato socio-politico su tutti racconta la trasformazione di questo quartiere.

Negli anni ’70 a San Leonardo esisteva una sezione del Partito comunista con 11.700 iscritti. Oggi il Pd a Parma non arriva a quella cifra nemmeno in tutta la città.

E dal San Leonardo il dominio malavitoso si estende ormai a molte altre zone.

Lo storico Oltretorrente, quello che fece le barricate nel ’22 impedendo alle squadracce di Italo Balbo di entrare, è anch’esso avvinghiato dalla malavita.

Persino la zona storica intorno al citato palazzo della Pilotta e al parco della duchessa Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone, che governò dopo la Restaurazione, sono occupati da degrado e spaccio.

L’urbanistica delle periferie come il San Lonardo è stata lasciata progressivamente degradare senza progettare una rivitalizzazione dei luoghi abbandonati dalle industrie.

L’unica soluzione che è stata ideata è quella di impiantare centri commerciali nei vecchi siti industriali, vale a dire “non luoghi” là dove si sarebbe dovuto re-inventare un luogo con forte identità.

Lo smarrimento di Soneri è quindi lo smarrimento dei tanti che si trovano confinati in un contesto urbano ostile che ha perso il suo volto, l’identità collettiva, insomma, proiettando in questa vacuità l’ombra dell’insicurezza e della paura.

A cura di Giusy Giulianini

 

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna.
Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì?
Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato’.