Il destino dell’avvoltoio




(Recensione di Mariasilvia Iovine)


Autore: Giorgio Ballario

Editore: Edizioni del Capricorno

Pagine: 208

Genere: thriller/noir

Anno di pubblicazione: 2018

(per il Piemonte, in abbinamento a La Stampa dal 9 dicembre 2017 al 9 gennaio 2018).

 

 

 

RECENSIONE: Vestito con abiti logori ma eleganti, Fabio Montrucchio visita spesso gli ospedali torinesi: nell’ambiente caotico e variegato dei Pronto Soccorso, l’avvocato individua in fretta le vittime degli incidenti stradali e offre loro la possibilità di ottenere un risarcimento, l’esca con la quale li spingerà a conferirgli il mandato, per poi pretendere centinaia di euro tra fumose “pratiche” inderogabili e il proprio onorario.

Oltre a queste piccole truffe, è esperto in frodi assicurative, ma per non attirare l’attenzione delle Forze dell’Ordine e non rischiare la radiazione deve necessariamente trattare solo cifre modeste, che gli permettono di vivere poco sopra la soglia della povertà: i suoi colleghi avvocati lo evitano, lo additano come un avvoltoio e da molti anni Montrucchio è solo e costretto ad annegare nell’alcol e nell’hashish i rimpianti di una vita di fallimenti.

Eppure, nel suo ambiente, tra spacciatori e piccoli criminali, sono in molti a fidarsi della riservatezza e della precisione dell’Avvoltoio e per questo anche la ‘ndrangheta decide di servirsi di lui: il favore richiesto si trasforma quasi subito in ricatto, ma in molti hanno dimenticato che “gli avvoltoi si nutrono di cadaveri e immondizia, ma volano. In alto”.

Fabio Montrucchio è un uomo che si è arreso all’indifferenza e sa di essere il maggior responsabile della propria rovina, ciononostante la possibilità di diventare un vero criminale incrina a poco a poco la sua apatia: Il destino dell’avvoltoio è un romanzo che non cede a facili sentimentalismi, ma racconta vite reali, tra luci e ombre, meschinità e coraggio, lealtà e disonore.

Da segnalare, come trait-d’union di tutta l’opera di Ballario, la precisa documentazione, dalle armi all’argot della mala. Non da ultima, la città di Torino ha un ruolo-chiave nell’economia del romanzo: le sue strade, le chiese, i locali, sono metafora della vita del protagonista, contraddittoria, segreta, desolata e allo stesso tempo viva e fiera.

 

Giorgio Ballario


(Torino, 1964) è giornalista e scrive per La Stampa. Il destino dell’avvoltoio è il suo sesto romanzo dopo Morire è un attimo (2008), Una donna di troppo (2009), Il volo della cicala (2010), Le rose di Axum (2012) e NeroTav (2013). Inoltre, Ballario ha pubblicato racconti in svariate antologie giallo-noir e nel 2013 ha vinto il Premio GialloLatino con il racconto Dos gardenias (Segretissimo Mondadori). Vincitore nel 2010 del Premio Archè Anguillara Sabazia con Morire è un attimo, è stato finalista al Premio Acqui Storia con la sua biografia di Albert Spaggiari (Vita spericolata di Albert Spaggiari, 2016). Infine, nel 2017 ha pubblicato per Eclettica Edizioni Fuori dal coro (2017), definita come “una galleria di personaggi irregolari e controcorrente del Novecento”. Dal 2014 è presidente di Torinoir.

 

A cura di Mariasilvia Iovine

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