Il diario Lombroso …






il diario lombroso e il killer dei musei Enzo Orlando

(recensione di Viviana Calabria)


Autore: Enzo Orlando
Editore: Bonfirraro
Pagine: 160
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 2017

 

Siamo davanti alla prima opera di un autore italiano, napoletano per la precisione, trasferitosi a Torino per lavoro.

La trama è di per sé semplice e lineare: l’efferato omicidio del direttore del Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso darà l’avvio a una serie di delitti inizialmente imputati a gruppi neo-borbonici. Il commissario Moretti sarà a capo delle indagini insieme alla sua squadra in una corsa contro il tempo, per evitare che la buona reputazione di Torino venga intaccata.

Le caratteristiche dei personaggi sono comuni a molti libri del genere: abbiamo il commissario che ha perso la moglie, un’agente con una brutta esperienza alle spalle, un PM particolarmente sgarbato e due personaggi più interessanti, La Guardia e Brero, perché significativi nel confronto-scontro tra nord e sud.

La parte più rilevante del testo riguarda, infatti, il desiderio dell’autore di mettere in luce le polemiche che da anni proseguono circa la riapertura del Museo. I meridionalisti criticano aspramente la decisione di tenere aperta la mostra poiché Cesare Lombroso, Ezechia era il suo vero nome, sviluppò la teoria dell’atavismo criminale. Secondo Lombroso esisteva un diretto legame tra le caratteristiche anatomiche, in particolare del cervello, e il comportamento criminale. Per dimostrare la sua teoria era solito decapitare i cadaveri per poi studiarli; si trattava per lo più di uomini del sud, considerati briganti, che furono uccisi dai militari durante i periodi di conquista. Ecco che Lombroso venne accusato di razzismo e di pseudoscienza dato che le sue teorie si sono rivelate infondate.

Nel leggere il romanzo si avverte la sensazione che la vera protagonista sia, però, Torino: c’è una profonda conoscenza e uno studio della città, delle sue leggende e della convinzione che la vede come una città ricca di occultismo e massoneria. Questo tema sarà centrale anche per la risoluzione del caso e legata allo stesso Lombroso, diffidente, ma che poi si convertirà proprio all’occultismo.

Partendo, quindi, da questo avvenimento Enzo Orlando costruisce una storia che non sfugge ad alcune ingenuità e a una trama estremamente semplicistica, ma che semina anche spunti validi che, forse, se sostenuti da un intreccio più ricco, avrebbero potuto rendere anche la parte romanzata di una certa sostanza.

Vincenzo Orlando si è laureato in Architettura a Napoli e si occupa di edilizia sportiva per il Comune di Torino. Da sempre appassionato di musica e di narrativa gialla, a 14 anni divorava uno dietro l’altro i gialli di Ellery Queen e Aghata Christie. A 25 anni la sua passione per la musica lo porta a sospendere per un paio di anni gli studi universitari e a collaborare come bassista con il noto cantautore napoletano Nino Buonocore e altri artisti della scena napoletana degli anni ‘80. La musica farà comunque sempre parte del suo immaginario letterario, regalando alle sue narrazioni ritmo e melodia. Il diario Lombroso e il killer dei musei è il suo sorprendente romanzo d’esordio.

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