Il fumo della falena




Recensione di Velia Speranza


Autore: Mohsin Hamid

Traduzione: Enzo D’Antonio

Editore: Einaudi

Genere: Narrativa

Pagine: 265

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

Sinossi. Daru Shezad è un giovane banchiere che cerca rifugio dalle proprie frustrazioni nel dolce intorpidimento dell’hashish. Quando però viene licenziato, dopo aver litigato con un cliente importante, la sua vita precipita agli inferi. Daru perde il suo posto già precario nella nuova élite di Lahore, e nel calore soffocante di un’estate al quale non può sfuggire s’innamora della bellissima e inquieta moglie del suo migliore amico. Una passione travolgente che lo porterà alla rovina.

 

 

Recensione

Nella stesura di un romanzo, ci si trova spesso in difficoltà sul come far proseguire la trama. Si ricerca l’originale, il colpo di scena, il “nuovo”, ignorando che si possono trovare spunti più che interessanti in eventi storici precedenti. È la Storia, infatti, a fornire il più vasto campionario di vite, eventi e personaggi, il più vasto agglomerato di racconti esistenti.

Mohsin Hamid parte proprio da qui, dalla storia del suo Pakistan e dai grandi personaggi simbolo del paese. L’intenzione è resa chiara attraverso due brani posti ad  apertura e chiusura del romanzo, in cui, in poche righe,  si ricorda la terribile guerra che si scatenò fra i figli dell’Imperatore quando si diffuse la falsa notizia della sua morte. Nonostante la legge stabilisse il diritto al trono di Dara, il primogenito ed erede al trono nominale, nessuno dei principi volle rinunciare al potere e a quel trono dorato sulla cima del mondo. Per questo, Aurangzeb, il terzogenito, andò contro il fratello e il volere dello stesso padre, uccidendo il primo e confinando il secondo nella fortezza rossa di Agra.

Ricalcando in parte uno dei momenti storici cardine del subcontinente indiano, la storia di Daru, protagonista di “Il fumo della falena”, finisce per essere scritta sin dalle prime battute. È la Storia stessa a mostrarci la sua conclusione (lasciata sfumata e non detta nelle pagine finali), sebbene vi si giunga per strade e motivi differenti.

Daru è ben lontano dall’essere un principe. Appartenente alla parte meno abbiente (e più numerosa) della società, cresce e vive a stretto contatto con l’élite pakistana, ricevendo un’istruzione ben superiore a quella che avrebbe potuto permettersi. Daru vive diviso a metà fra ciò a cui appartiene realmente e ciò verso cui è spinto, obbligato a restare, mescolando fra la polvere della città la sua reale condizione. E così, mentre vede i compagni di scuola e Aurangeb, il suo migliore amico, alla cui famiglia deve tutte le sue fortune, studiare nelle migliori università d’America e d’Europa, lui rimane intrappolato a Lahore, in un lavoro non richiesto e in qualche modo impostogli.

Isolato in una realtà che non sente sua, non se ne può distaccare. Per questo, quando questo tassello, l’ultimo a tenerlo unito con la società alta, gli viene sottratto, Daru comincia una lenta discesa verso il basso, metaforica quanto letterale.
Pagina dopo pagina, Daru diventa l’ombra di se stesso, abbrutendosi fisicamente, perdendo anche Manucci, suo servo e ultimo simbolo di un’appartenenza sociale quanto meno modesta, fino a toccare il fondo della società pakistana. Una discesa lenta ma costante, scandita dall’ hashish che in misura sempre maggiore mescola al tabacco e dall’eroina che annulla il presente.

Daru è un vero è proprio apostata, rinnegatore del suo mondo, della sua vita, svalutatore di tutto ciò che aveva rappresentato per lui un punto fermo e da cui non riesce ad allontanarsi, non del tutto. Come le falene attratte di notte dalla luce delle candele, così Daru finisce per bruciarsi con il suo più grande peccato e la sua debolezza.

In questo dramma che odora di polvere ed hashish, la storia del presente trova il suo spazio. Interessante è la reazione della popolazione alla questione nucleare, in una gara con l’India a chi userà prima le bombe.

La dimostrazione pakistana è celebrata per le strade al pari di una vittoria; vittoria che però, cela le debolezze economiche del paese, in cui la moneta viene svalutata e la povertà dilaga. E chi non può permettersi un condizionatore (simbolo di uno status di sperperi, eccessi e potere violento) finisce comunque per pagarne le conseguenze di un uso smodato.

A prima vista, Daru sembrerebbe quasi porsi come difensore della parte povera del Pakistan, quella a cui appartiene, ma la rivoluzione che intraprende è strettamente personale. La sfida al sistema ha il sapore di una vendetta personale contro chi l’ha tradito ed umiliato.

Neanche l’amore di Mumtaz, moglie di Aurangzeb, riesce a riscattarlo, perché viene caricato di sentimenti che non gli appartengono. Per sfuggire alle illusioni di una vita precedente, Daru ne crea delle altre, lasciandosi irrimediabilmente senza scampo.

Paradossalmente, l’antitesi di Daru non è Aurangzb, bensì Mumtaz, la quale, rifiutando il suo ruolo di madre e moglie, pur venendo assalita dai sensi di colpa, tenta di ritagliarsi uno spazio personale, un luogo in cui possa esprimere sé stessa al meglio. A differenza di Daru, che langue passivamente fra le nebbie, Mumtaz si dibatte, lotta, affrontando i suoi dubbi e sfidando il mondo esterno.

Ciò che resta alla fine è un disperato tentativo di redenzione, di ripulitura storica di una figura. Che sia Daru del presente o Dara il principe non ha importanza.

La Storia la scrivono i vincitori. Ai vinti resta solamente l’appello postumo degli scrittori.

 

 

 

Mohsin Hamid


Mohsin Hamid è nato e cresicuto in Pakistan, studiando in seguito a Princeton ed Harvad, dove si laurea in legge. Molti suoi articoli e saggi sono stati pubblicati su “Time”, “The New York Times” e “The Guardian”. Il suo primo romanzo, Nero Pakistan, pubblicato in Italia da Piemme e ripubblicato da Einaudi con il titolo “Il fumo della falena”, ha vinto il Betty Trask Award, è stato finalista nel PEN/Hemingway Award ed è stato un Notable Book of the Year per il «New York Times». Fra gli altri romanzi, pubblicati da Einaudi, si ricordano Il fondamentalista riluttante e soprattutto Exist West, diventato un vero e proprio caso editoriale nel 2017.