Il giorno senza nome




Recensione di Marina Morassut


Autore: Friedrich Ani

Editore: Emons Edizioni

Traduttore: Emilia Benghi

Pagine: 235

Genere: Narrativa gialla

Anno di pubblicazione: 2017

SINOSSI: Il capo detective Franck, per anni, ha avuto l’incarico di informare i parenti della morte dei loro cari, un lavoro che ha portato avanti stoicamente, con calma e sensibilità. Un ventina di anni fa, è rimasto accanto alla madre di una diciasettenne per tutta la notte, senza dire una parola. Appena giunto alla pensione viene contattato da Ludwig Winther, padre della ragazza e marito della donna cui Franck dedicò tanta attenzione. Dopo vent’anni, Winther ancora non crede al suicidio della figlia, nonostante il dettagliato rapporto del medico legale. Secondo lui, la morte di sua figlia non può esser stata altro che omicidio. Jakob Franck inizia a far luce sui particolari di questa morte, attraverso un suo metodo personale, di “Gedankenfuhligket”, un’intuizione che può essere veicolata da un nuovo vaglio dei dati attraverso l’introspezione, un metodo inimitabile e insuperabile quando si tratta di risolvere casi così complicati e sorprendenti.

RECENSIONE: Il giorno senza nome, ovvero il carosello delle coincidenze, delle omissioni e dell’indifferenza.

A vent’anni dalla morte della figlia, un uomo, un padre, oramai privato di tutto, ma ancora convinto nell’intimo che la figlia non si sia in realtà suicidata, chiede l’aiuto di un ex commissario di polizia, che all’epoca, se non proprio coinvolto nelle indagini, aveva però dato ai genitori la notizia della morte della figlia Esther.

Siamo in presenza del così detto poliziesco che si occupa di un “Cold Case”, solo che questa volta non è la polizia a riesumare il caso, ma il padre stesso della vittima.

È un vero giallo?

Forse la risposta a quest’ultima domanda non ha molta importanza, perché sicuramente siamo in presenza di un poliziesco.

Con un ex-commissario in pensione da un paio di mesi, che convive quasi serenamente con le anime dei morti con cui nella sua vita lavorativa è stato costretto ad entrare in contatto – anime silenziose che siedono alla sua tavola, mute ma bisognose della verità e di un abbraccio consolatore.

Un abbraccio che solo questo umanissimo commissario è in grado di dare, anche quando è incaricato di portare la triste novella di morte ai parenti della vittime.

Un ex commissario che è costretto a tornare indietro nel tempo, re-interrogare i parenti, gli amici ed i vicini di questa giovanissima ragazza che, apparentemente senza motivo, si era tolta la vita.

All’epoca gli amici avevano parlato di una ragazza che negli ultimi tempi era parsa turbata, depressa. Erano circolate voci in quel periodo: sembrava che Esther fosse stata irretita dal vicino dentista, cui piacevano le ragazzine … o forse no; giravano voci ancor più inquietanti che volevano la ragazza infastidita addirittura dal padre…

E la madre, in tutto questo?

La madre della ragazza quando l’ispettore le aveva comunicato la tristissima notizia della morte della figlia, sola in casa, aveva abbracciato per ore l’ispettore e silenziosamente, ad un anno di distanza dalla morte della figlia, aveva scelto di darsi la morte che apparentemente aveva scelto già la figlia, lanciando dal suo diario un “je t’accuse” che pareva rivolto al marito.

In un inverno freddo e cupo, in una Monaco indifferente alla vicissitudini umane, tra l’indifferenza degli amici, il dolore colpevole dei familiari e le ritrattazioni dei vicini, l’ex ispettore si muove in punta dei piedi in questo ambiente di anime, con empatia ma freddamente, con intelligenza e con circospezione, per trovarsi davanti una verità che all’epoca era già sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno aveva avuto la pazienza, e nel contempo il coraggio di far uscire allo scoperto.

Un poliziesco atipico, un giallo freddo che solo la Germania, patria dell’autore, potrebbe sfornare.

Un romanzo che come in un carosello, alla fine della storia si riallaccia all’inizio della vicenda, facendo sì che a scorrerle velocemente, queste immagini potrebbero non avere un inizio e neppure una fine.

Friedrich Ani


è uno scrittore tedesco noto soprattutto per i suoi romanzi gialli che vedono protagonista il commissario Tabor Süden. Si laurea in sceneggiatura all’Università di Cinema e Televisione di Monaco di Baviera. Dal 1981 al 1989 è cronista giudiziario per il Süddeutsche Zeitung. Si specializza nelle inchieste criminali, un lavoro che gli permette di sondare gli ambienti e i personaggi che caratterizzeranno i suoi romanzi polizieschi. Passa successivamente al giornalismo culturale e alla sceneggiatura per la televisione per poi dedicarsi unicamente alla scrittura.

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