Il mio nemico mortale






(recensione di Sara Fenili)

 

 

Autore: Willa Cather

Editore: Fazi

Pagine: 90 p.

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

Una notte, la giovane Myra Driscoll scappa di casa portando con sé solamente un manicotto e un portamonete.

A passo svelto e testa alta, se ne va per sempre. Raggiunge Oswald Henshawe, giovane spiantato di cui è innamorata, e lo sposa in gran segreto, rinunciando così alla cospicua eredità che le spetterebbe. Un gesto audacemente romantico, che in famiglia diventa una leggenda.

Quando, molti anni dopo, una giovane amica le chiede se lei e Oswald sono stati felici, la risposta è glaciale: «Felici? Oh, sì! Come la maggior parte della gente».

E allora a che cosa è servito quel sacrificio?

Che senso ha avuto barattare grandi fortune per una vita banalmente normale?

Quelle che emergono, in questo romanzo breve ma stratificato, sono le mille sfumature di una figura ambigua e tormentata, una donna tanto risoluta nelle sue clamorose rinunce, quanto incapace di godere di una felicità che di clamoroso non ha nulla.

Uno spirito libero che si trova a combattere contro i limiti della quotidianità e la crescente, esasperante consapevolezza di essere una donna totalmente diversa da quella che pensava di essere in giovane età.

 

“Il mio nemico mortale” è un libricino , di poche pagine, che fu pubblicato, in principio, nel 1926. Poche pagine ma dense di una drammaticità che non viene penalizzata dalla brevità del romanzo.

Ho adorato questo libro in ogni sua sfumatura, è ricercato ma molto semplice allo stesso tempo, scorrevole, asciutto, ordinato ma intriso di mille significati.

Avrei voluto che la storia fosse sviluppata un po’ di più, perché la scrittura della Cather prende a tal punto da non voler mollare il libro e, in senso lato, mi sono sentita un po’ delusa quando ho scoperto di essere già arrivata all’ultima pagina.

Come sempre, la Fazi non delude con le sue pubblicazioni e con le sue nuove traduzioni molto moderne ma che si riagganciano perfettamente al significato e alle sfumature originali.

Il traduttore, Stefano Tummolini, è riuscito a ricalcare precisamente i toni usati dalla scrittrice e ha fatto in modo che niente venisse “contaminato” dalla traduzione.

Non posso che consigliare questo piccolo, grande libro che rispecchia con precisione il dramma della quotidianità di ognuno di noi.

 

 

L’AUTRICE: Willa Cather

Nacque in Virginia, ma presto si trasferì con la famiglia a Red Cloud, in Nebraska.Dopo l’Università, insegnò alla scuola superiore di Pittsburgh e scrisse per un giornale locale, facendo pratica di critica teatrale. Dal 1906 lavorò per il McClure’s Magazine a New York dove visse sei anni, per poi dedicarsi totalmente alla scrittura; nel 1923 il romanzo One of Ours le valse il premio Pulitzer. Si trasferì in Europa e soggiornò a lungo in Francia, presso Avignone. La Cather fu fondamentalmente una scrittrice legata alla tradizione e quindi i suoi testi apparvero già “classici” presso i suoi contemporanei, e si caratterizzarono per lo stile grave, ma tranquillo e per il richiamo nostalgico di un tempo “virgiliano”.

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