Il nascondiglio






(recensione di Viviana Calabria)


 

 

Autore: Christophe Boltanski
Editore: Sellerio
Traduttore: Marina Di Leo
Pagine: 288
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2017
 

 

Raccontare un evento storico importante non è mai facile. Narrare gli orrori della guerra e dei genocidi è una responsabilità. Boltanski nel suo romanzo d’esordio, che gli è valso la vittoria del Prix Fémina, non mostra l’orrore, non parla di sopravvissuti, ma mostra come sia difficile vivere il dopo.
Nel libro che la Sellerio ha portato in Italia, grazie alla traduzione di Marina Di Leo, quello che viene fuori è il racconto delle difficoltà che la famiglia dell’autore ha avuto a inserirsi nel mondo. Essere ebrei negli anni successivi all’occupazione nazista e alle leggi razziali per la famiglia Boltanski non significa essere salvi. Il nonno, che aveva vissuto per due anni in una botola “larga 1 metro e alta 1,20 metri”, quello che viene chiamato “il nascondiglio”, ha sviluppato nella famiglia, anche a distanza di tre generazioni, un terrore tale da rendere il mondo esterno estremamente pericoloso.

La storia della famiglia, che Christophe riesce a recuperare grazie ai ricordi dei parenti, alle poche memorie d’infanzia e alle ricerche sui suoi antenati, segue la piantina della casa di Rue de Grenelle a Parigi. Ogni stanza porta con sé ricordi, personaggi, avvenimenti e ne è parte integrante anche la macchina, una Fiat Cinquecento L bianca parcheggiata proprio vicino all’ingresso “pronta a partire come la capsula di salvataggio di un missile”. Non camminavano per la città, non si dividevano mai. La casa era tutto il loro piccolo universo e la Mère-Grand punto di riferimento delle loro vite.

Il punto di vista di Boltanski è certamente originale come lo è la scelta di narrare una storia attraverso dei luoghi, ma non è riuscito a rendermi partecipe di un dolore così grande come deve essere stato quello della persecuzione, del sentirsi accusati e uccisi in nome di “ideali” folli, forse perché appassionata di quel periodo storico. Ne consiglio la lettura per uscire fuori dal classico testo di memorie di deportati, consapevoli del tipo di narrazione a cui si va incontro.
 

 
L’AUTORE – Christophe Boltanski è nato nel 1962. Giornalista a Libération dal 1989, è stato per dieci anni corrispondente, prima dalla Guerra del Golfo e poi da Gerusalemme e da Londra. Capo redattore degli esteri fino al 2007, passerà poi al Nouvel Observateur. Nel 2010 ha vinto il prestigioso Prix Bayeux-Calvados per i corrispondenti di guerra per il suo reportage «Les mineurs de l’enfer» sulla miniera della regione di Nord-Kivu in Congo. Il nascondiglio (2015) ha vinto il Prix Fémina, un grande successo in Francia; è in corso di traduzione in Germania, Grecia, Olanda, Romania, Spagna e Stati Uniti.

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