Il nome del padre






il nome del padre flavio villani

(Recensione di Marco Lambertini)


Autore: Flavio Villani
Editore: Neri Pozza
Pagine: 320
Genere: Noir
Anno di Pubblicazione: 2017

 

Milano, 1972. Piazza Duca d’Aosta, immersa nella canicola di Ferragosto, è talmente vuota da ricordare un paesaggio di De Chirico quando nel deposito bagagli della Stazione Centrale viene rinvenuto, all’interno di una valigia, il cadavere fatto a pezzi di una donna.
A indagare sull’omicidio è chiamato il giovane viceispettore Rocco Cavallo, alla sua prima indagine e ansioso di fare bella figura con i propri superiori. Il caso, tuttavia, appare subito di non facile soluzione: il caldo torrido ha anticipato il processo di decomposizione, rendendo impossibile l’identificazione del corpo. L’unico indizio per risalire all’identità della vittima è una piccola croce ortodossa trovata sul fondo della valigia, che potrebbe far pensare a una donna di origine slava.
Per il commissario Naldini e per Ferretti della Buoncostume quella donna è certamente una prostituta e il delitto ha tutte le caratteristiche di una punizione esemplare, opera magari di qualche magnaccia particolarmente efferato. L’ipotesi appare ancora più realistica davanti alla scomparsa di una squillo molto conosciuta nell’ambiente, per il cui omicidio viene accusato Totò il Guercio, un magnaccia, appunto, noto in questura per la sua fedina penale tutt’altro che immacolata.
Benché il commissario Vicedomini suggerisca un’altra pista, fondata sulla somiglianza tra l’omicidio della donna nella valigia e alcuni brutali delitti compiuti nella metà degli anni Quaranta da un assassino seriale fantasiosamente battezzato dalla stampa Macellaio della Martesana, il caso resta insoluto e consegnato ai polverosi archivi della cronaca nera.
È soltanto con l’arrivo, anni dopo, della determinata viceispettrice Valeria Salemi che Rocco Cavallo, il «commissario Cavallo» disilluso dalla vita, ma animato sempre da un intenso desiderio di giustizia, deciderà di riaprire le indagini, questa volta più che mai determinato a trovare il vero responsabile di un omicidio che per trent’anni si è portato dentro come un’ossessione.
Flavio Villani gioca su diversi livelli narrativi, consegnandoci un magnifico giallo d’atmosfera in cui l’irresolutezza del passato torna a tormentare il presente.


 

Il Thriller/noir italiano è in gran forma e in questo 2017 sembra non sbagliare un colpo: il libro di Flavio Villani ne è una prova.

Tutta la storia gioca su due piani temporali diversi, il 1972 e il 2002, espediente narrativo che non rappresenta certo una novità, ma sono i piccoli particolari degli ambienti e soprattutto dei personaggi a fare di Il Nome del Padre un gran bel libro.

La trama si dipana intorno a un classico, un omicidio rimasto senza soluzione che diventa l’ossessione di un giovane Viceispettore Cavallo, appena arrivato alla Omicidi di Milano.

Il caldo opprimente dell’agosto milanese esce dalle pagine e fa davvero entrare noi lettori in un mondo senza aria condizionata, cellulari e tecnologia. Dopo una prima parte ambientata nel 1972 che termina con lo stop dell’indagine, si passa ai nostri giorni e nelle ultime 100 pagine il libro, se possibile, migliora e cresce di ritmo.

Davvero un ottimo esordio nel genere, e speriamo che Cavallo e gli altri personaggi del 1972 possano ancora tornare su carta.

 

Flavio Villani è nato a Milano nel 1962. Neurologo, ha lavorato negli Stati Uniti come ricercatore nel settore della neurofisiologia. Come scrittore ha esordito con L’ordine di Babele (2013, Laurana). Il nome del padre è il suo primo romanzo poliziesco.

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