Il pianista di Yarmouk




Recensione di Giuditta Pontini


Autore: Aeham Ahmad

Traduttore: Lucia Ferrantini

Editore: La Nave di Teseo

Collana: Le Polene

Pagine: 360

Genere: narrativa

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

SINOSSI. Un giovane suona il pianoforte in mezzo a una strada bombardata. Suona per i suoi vicini, soprattutto per i bambini, per distrarli dalle atrocità della guerra: un’immagine che ha fatto il giro del mondo diventando un simbolo della catastrofe in Siria, ma anche dell’inestinguibile volontà dell’uomo di opporsi in ogni modo alla distruzione. Il suono di quello strumento ha raggiunto e commosso milioni di persone nel mondo su YouTube. Ora Aeham Ahmad racconta la propria storia: l’infanzia in una Siria ancora in pace, l’inizio delle rivolte preludio di una guerra terribile, la fuga per la stessa via battuta da migliaia di disperati. Un lungo e pericoloso viaggio via terra, la drammatica traversata del Mediterraneo, le insidie della rotta balcanica. Fino alla nuova vita in Germania, dove ha realizzato il suo sogno di artista e si esibisce nelle più importanti sale concerti, ma è costretto a vivere lontano dalla sua famiglia rimasta in Siria. Allora come oggi, è la musica che gli ha salvato la vita a dargli conforto e infondergli coraggio. La storia vera, raccontata in prima persona, di un pianista che ha sfidato le bombe e i terroristi in nome della sua musica, un caso mondiale, una commovente testimonianza di resistenza e fede nell’arte.

 

 

RECENSIONE. Non nego che non sia stato facile leggere questo libro. Ci ho impiegato molto più del solito. Questo non è un libro da prendere così com’è. È un libro da leggere con attenzione, cogliendone i minimi passaggi.

Non è il romanzetto rosa da leggere sotto l’ombrellone. Non è lo psico-thriller che ti tiene sveglio di notte, in cerca di una botta di adrenalina tanto gradita, quanto fasulla. Questo libro è un pugno nello stomaco, perché racconta una realtà che in pochi riescono a immaginare e ad accettare.

La realtà della guerra in Siria. Una realtà raffigurata in maniera forte, spaventosa e dura. Con la consapevolezza ancora più dura che questo libro non è un semplice documentario girato da un giornalista in trasferta per tre giorni in una terra sconosciuta. Questo libro è il documentario di un uomo che in Siria ci è nato e ci è vissuto.

È la storia di un ragazzo che è passato dal vivere dignitosamente, con la divisa per la scuola, i giochi con gli amici e tre pasti caldi al giorno, al trovarsi intrappolato in una città sotto assedio, dove se superi una immaginaria linea di confine vieni freddato a sangue freddo dai cecchini del Regime.

Aeham, che aveva tutto, improvvisamente vede il suo mondo andare in pezzi. Vede i suoi famigliari consumarsi per la fame, vede i vicini impazzire, vede la gente buttarsi nelle zone del mirino e morire per un pugno di riso. Ma Aeham, quando guarda gli occhi di tutti quelli che conosce, non vede solamente la disperazione: vede in loro la speranza, la voglia di vivere, il bisogno impellente di attaccarsi a qualcosa.

Così, con l’aiuto di alcuni amici, decide di mettere al servizio della sua gente la sua più grande passione: il canto e la musica. A dispetto delle bombe, a dispetto dei guerriglieri dell’Isis che rapidamente si stanno espandendo in Siria, a dispetto dell’embargo che il Regime ha creato nella sua e in altre città per imporsi a tutti i costi, Aeham prende un carrettino, trascina il suo pianoforte in strada e comincia a suonare e cantare. Compone canzoni bellissime e, presto, tante mamme siriane gli chiedono di far cantare con lui i propri bambini.

Il libro è, a tratti, un po’ lento, soprattutto nella parte iniziale. Ma questa lentezza è azzeccatissima, perché aiuta il lettore ad acquisire almeno una parvenza di consapevolezza di che cosa può significare ritrovarsi da un giorno all’altro in pieno regime di guerra. Nella parte iniziale, l’autore descrive dettagliatamente la propria infanzia: il papà cieco, ma molto sensibile e comprensivo.

Un confidente che insegna al suo bambino l’amore per l’arte e per la musica, che lo incoraggia quando lui vorrebbe mollare, che gli fa comprendere quanto il saper suonare bene, interpretando le canzoni, sia un dono concesso a pochi. Il rapporto conflittuale con il fratello maggiore Ala, che sparirà inghiottito dalla guerra, e del quale Aeham non avrà più notizie. I sacrifici della sua famiglia per comprargli un piano come si deve, e per iscriverlo alla prestigiosa scuola di musica di Damasco.

I momenti di ribellione adolescenziale, il bigiare la scuola, poi la scoperta di una musica a tutto tondo, non solamente Bach e Mozart, ma musica moderna, arrangiamenti, la voglia di comporre e, attraverso le sue canzoni, di parlare con gli altri. E poi la guerra. Lo svegliarsi all’improvviso senza sapere se domani sarai più qui o meno. Il non poter uscire a passeggio nella tua città, il posto in cui sei nato.

Il falegname tuo vicino che viene arrestato e scompare nelle camere di tortura. Il correre al riparo, la paura di perdere tutto ciò che si ha, la paura di perdere se stessi. Il passaggio dalla prima parte del libro alla seconda è repentino, quasi violento. Il lettore rimane ammutolito, basito, senza parole. E va bene così, perché è sicuramente questo ciò che Aeham voleva trasmetterci. Il senso di impotenza. La paura. Il senso di smarrimento e di vuoto.

Sensazioni che Aeham ci descrive sia a parole nel racconto, sia trascrivendo pezzi dei brani che ha composto, sia dando volutamente alla sua narrazione un impianto altalenante. Come i colori delle note quando suoni il pianoforte. Forte. Piano. Adagio. Dolce. Pestato. Forte. Piano e poi di nuovo forte.

Nella seconda parte c’è una scena fortissima, che non vi anticiperò. Ma che dimostra come l’essere eroi non significhi dover essere sempre perfetti, o coraggiosi. Colui che non ha paura non è un eroe. È solo un incosciente. Il vero eroe è colui che, pur avendo tanta paura, decide di perseverare, di continuare a credere anche quando tutto intorno è deserto.

È un libro da non leggere se volete una lettura leggera. Ma se volete un grande esempio di forza e di umanità, è un libro che non potete perdere.

 

 

Aeham Ahmad


Aeham Ahmad è nato nel 1988 a Damasco. Fa parte della minoranza palestinese in Siria. Ha vissuto dal 2010, data di scoppio dei disordini, fino al 2015 nel campo per rifugiati di Yarmouk. Ha iniziato a studiare musica quando aveva 5 anni. Ha frequentato la prestigiosa scuola di musica di Damasco, poi si è ulteriormente specializzato a Homs. A diciassette anni ha dato la sua prima lezione privata di musica. Nel 2015 ha deciso di rischiare, lasciando la Siria e trasferendosi in Germania. I video-documentari girati assieme ai suoi amici per le strade sotto assedio di Yarmouk hanno fatto il giro del mondo, raccogliendo in pochissimo tempo milioni di visualizzazioni su You Tube. Oggi vive in Germania con la moglie Tahani e i suoi due figli. È un musicista di successo e tiene molti concerti in tutto il mondo.