Il pittore fulminato




(Recensione di Francesco Ambrosio)


Autore: César Aira

Editore: Fazi Editore

Genere: narrativa ispanico-americana

Pagine: 68

Data pubblicazione: 1 marzo 2018

 

 

 

SINOSSI: Johann Moritz Rugendas, noto pittore tedesco dell’Ottocento, compie un viaggio tra la regione andina e l’Argentina insieme a un altro pittore più giovane, il fidato amico Krause. I due paesaggisti cercano il volto nascosto della loro arte e sono catturati dall’ignota immensità, che palpita di mistero; si immergono nella ricchezza della natura, nella sua specificità, nella vivida diversità rispetto ai climi e agli ambienti del Vecchio Mondo. Sono entrambi alla mercé di un mondo tanto fiorente quanto violento: da un lato ci sono gli indios, con la loro ferocia primitiva e le loro scorribande imprevedibili, veri e propri tifoni umani che i due europei sognano di immortalare; dall’altro c’è un tempo atmosferico mutevole e spietato. Sarà proprio quest’ultimo, con uno scherzo crudele, a cambiare le sorti del viaggio e della vita stessa del protagonista: un giorno, Rugendas viene colpito da un fulmine insieme al suo cavallo…
Un viaggio suggestivo attraverso la bellezza, l’arte e il lato grottesco della natura.

Sono stato subito rapito dal titolo di questo libro, aspettandomi una lettura semplice e poetica, e posso ritenermi molto soddisfatto. L’autore descrive il viaggio in Sudamerica del pittore tedesco Rugendas e del suo fedele Krause.

Entrambi si avventurano in luoghi desolati e magici allo stesso tempo. Il romanzo è ambientato nell’Ottocento e, da pittori naturalisti quali sono, i due protagonisti si concentrano sulla fisiognomica della natura, un termine che indica il voler catturare con i loro schizzi e la loro pittura tutti i processi della natura, che vanno dal semplice germogliare delle piante alle variazioni climatiche dei luoghi che visiteranno.

L’autore narra in maniera semplice e abile questo viaggio, con metafore e descrizioni colorite, in cui la pittura stessa sembra fondersi in una scrittura, in cui ogni singola parola risalta agli occhi del lettore come viva e attuale, rendendolo partecipe del viaggio dei due artisti.

Rugendas, durante il viaggio, annota qualsiasi cosa anche con la penna, dimostrandosi molto attento anche alle parole delle guide che accompagnano lui e il fedelissimo Krause.

La parte più interessante è sicuramente quella in cui Rugendas viene fulminato per ben due volte a cavallo; avvertirà continui dolori fisici alla testa, il volto deturpato, e si muoverà in maniera scoordinata, anche a causa della morfina che assume regolarmente.

Il pittore, che fino a quel momento aveva dipinto molto poco durante il viaggio, si ritrova come fulminato dall’ispirazione, al punto tale da chiudersi in se stesso o, per meglio dire, nella sua arte. Il pittore viaggiatore cambierà molto il suo modo di vedere la realtà, cosa che non muterà comunque la sua bravura pittorica, ma che anzi la amplificherà ancor di più.

In questa parte del romanzo si colgono ancor di più gli umori dei due protagonisti, con Rugendas, inafferrabile con i suoi pensieri e sempre desideroso di conoscere e rapire con la sua pittura ogni minimo dettaglio, e Krause, afflitto da continui sensi di colpa per l’incidente capitato all’amico, che si ritrova a badare a lui più di una volta.

Ma ciò che più affascina i due pittori, con Rugendas sempre di più al centro dell’azione che riproduce in tutta la sua dinamicità nei suoi schizzi, sono gli indios di cui avevano sempre e solo sentito parlare.

Avranno modo di vederli e il pittore viaggiatore non si perderà nulla, riportando su foglio ogni singola scena con la matita. Bellissimo il finale, che commuove per il modo in cui l’arte unisce con la sua veridicità popoli diversi, in una testimonianza unica; cosa che si evince anche dalle opere di Rugendas che sono pervenute fino ai giorni nostri.

Non avevo mai letto nulla di questo autore, che con le sue descrizioni dimostra di essere grande conoscitore di usi e costumi delle popolazioni sudamericane-andine e, soprattutto, della fauna e della flora che caratterizzano luoghi poetici che con la loro bellezza ravvivano l’immaginario umano.

Natura estetica e natura umana si fondono, così, in un viaggio unico dentro se stessi, che si rispecchia sul modo di vedere ciò che ci circonda.

 

César Aira


César Aira (1949) è autore di circa settanta romanzi, e traduttore, fra l’altro, di Kafka, Jane Austen e Stephen King. Gode in tutto il Sudamerica di uno straordinario prestigio, ed esercita una profonda influenza sulle nuove generazioni di scrittori. Negli ultimi anni è stato tradotto con successo in Francia, Germania e negli Stati Uniti. «Babelia», il prestigioso inserto letterario del País, lo ha incluso nella lista dei dieci più importanti autori argentini contemporanei.