Il poliziotto di Shangai






il poliziotto di shanghai qiu xiaolong

Il poliziotto di Shangai: come fu che Chen Cao divenne ispettore

 

(recensione di Marina Morassut)


Autore: Xiaolong Qiu
Editore: Marsilio
Traduttore: Fabio Zucchella
Pagine: 235
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 2017

 

PROLOGO ALLA RECENSIONE:
Quando un lettore è nel bel mezzo della lettura di una serie, con un protagonista ben preciso insieme a un corollario di “spalle” più o meno importanti, e all’orizzonte compare una nuova pubblicazione della serie, al sopracitato incerto lettore si pone un dilemma pauroso.
Farmi tentare dalla succulenta nuova uscita? Il rischio è che l’autore si lasci sfuggire qualche dettaglio importante a cui io non sono ancora arrivato, togliendomi la gioia della scoperta in itinere con la serie.
Oppure me ne sto al sicuro, continuo la serie, ma perdendo l’uscita così recente e invitante? Dilemma veramente arduo da affrontare per qualsiasi lettore, al limite del thriller più agghiacciante, ma grazie all’Associazione Culturale Thrillernord, noi ci siamo buttati e con gaudio annunciamo che ne è valsa proprio la pena!


Possiamo quindi incoraggiare altri lettori avventurosi, perché l’autore saggiamente ci racconta di un poliziotto che ci trasporterà in una Cina che probabilmente è ancora in divenire, più precisamente nella sua amata Shanghai, tra tradizioni millenarie e nuovi stili di vita. Tra problemi di sovra-popolazione e penuria di abitazioni, mafia, nuovi poveri e nuovi Mr. Dollaroni. Qiu Xiaolong ci apre a dettagli della vita del capo ispettore Chen Cao di cui aveva già accennato nei primi libri, ma ora lo fa rendendoci partecipi di fatti salienti, dalla sua infanzia alla gioventù, tra incontri con personaggi che si ritrovano nei suoi libri, fino a quello in biblioteca con Ling, figlia di un membro del Politburo di Pechino, al cui fascino lui soccomberà, anche se i loro momenti insieme saranno pochi ed innocenti, dato che lei partirà per trascorrere un anno in Australia per un programma di scambio di biblioteche e lui rientrerà a Shanghai.

Mentre con le braccia nude ti porge la pila di libri che hai riservato, sembra un fiore di pesco che risplende da un ventaglio di carta bianco

Incomparabili per grazia queste frasi, e al contempo spia di un incantamento dei sensi che ai giorni nostri non è più così lievemente sussurrato, ma sempre volgarmente urlato a squarciagola. L’autore, quindi, con dovizia di particolari, dedica la prima parte del romanzo ad approfondimenti sulla gioventù di Chen Cao, laddove nei primi romanzi vi aveva solo furbescamente accennato per stuzzicare i lettori.

Insomma, un libro per buongustai, così come il caso che prende avvio nel primo periodo in cui, giovane laureato in letteratura inglese, viene assegnato alla polizia dalla Direzione del Partito, senza motivo apparente. Non dimentichiamoci che siamo all’incirca negli anni ottanta e sebbene con la presidenza di Den Xiaoping molte cose stiano cambiando, milioni di cittadini/studenti rieducati si portano appresso il marchio di “mostro nero”, attribuito ai genitori “insegnanti, medici, borghesi o sedicenti imprenditori” dagli anni quaranta/settanta, durante l’aberrante Rivoluzione Culturale. L’incarico che viene affidato a Chen Cao, dato che all’interno della polizia non sarebbe in grado di fare nulla, mancandogli la preparazione, è la traduzione del codice di procedura penale americano. E dato che si rende conto della marginalità del compito affidatogli, lo affianca alla lettura del romanzo “L’Insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera. Ma ecco che in una delle pause pranzo in mensa incontra il dottor Xia, un illustre chirurgo trasferito alla scientifica– e raffinato gastronomo – che gli riferisce della particolarità di un caso che è finito sul suo bancone delle autopsie. Un uomo di cui ancora nessuno ha denunciato la scomparsa. E ciò che incuriosisce tanto il medico quanto il giovane poeta poliziotto è una curiosità che riguarda lo stomaco della vittima, la nuova cucina “fusion” e alcuni tipi di cucine private oscenamente costose. Da qui in poi, l’atipico poliziotto con spirito di iniziativa e curiosità, si affianca al poeta e all’uomo Chen Cao e con la grazia, la delicatezza e l’intelligenza che lo contraddistinguono, inizierà ad appassionarsi al caso, inimicandosi il suo diretto superiore e portando il caso ad una giusta conclusione.

Tra passeggiate per l’amata Shanghai, frequentazioni del parco del Bund, visite ai vecchi Shikumen (vicoli storici) dove la vita avviene ancora al ritmo di vecchie tradizioni, antichi livori determinati dalle varie fasi storiche e politiche di una Cina repressiva, incontri con personaggi che chi ha letto la serie ha imparato ad amare, il nostro poeta inizia a percorrere la strada che lo porterà in breve tempo a divenire il capo ispettore Chen Cao. È sicuramente un giallo atipico, dalla struttura forse semplice ma molto interessante, che cerca di fare della teoria dell’impersonale di Eliot la sua scrittura creativa e per fare ciò la storia non può che essere piena zeppa di golose descrizioni culinarie, poesie, proverbi… e dolorosamente inframmezzata dai violenti atti di potere della Cina Maoista.
Il tutto è un pretesto che permette all’autore di raccontare l’aberrante rivoluzione culturale cinese con gli occhi di una vittima, e di trasformare questa vittima, e le tante altre, in carnefici. Ma a loro volta, grazie all’affresco che ce ne fa Qiu Xiaolong, diventano nuovamente vittime, in un girotondo in cui nessuno esce vincitore. La sensazione che se ne ricava, come lettori, è di leggere tre romanzi in uno: giallo, critica sociale e arte culinaria, unitamente alla poesia di cui è intriso tutto il romanzo. Ah, dimenticavo…aggiungerei un quarto punto focale del romanzo: una biografia, perché le ultime parti biografiche scritte dall’autore si innestano così fluidamente nel romanzo che non si riesce a tracciare una linea retta di demarcazione tra realtà e finzione letteraria.

Qiu Xiaolong su THRILLERNORD

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