Il prodigio




Recensione di Patrizia Argenziano

Autore: Emma Donoghue

Traduzione: Massimo Ortelio

Editore: Neri Pozza

Genere: narrativa

Pagine: 304

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

 

 

Nell’Irlanda della seconda metà dell’Ottocento emerge dal nulla la figura di Anna O’Donnell, una “bambina prodigio” in quanto afferma di non mangiare da ben quattro mesi, ovvero dal compimento del suo undicesimo anno d’età, mantenendo comunque un buono stato di salute. Proprio per quest’ultimo motivo, per il peregrinare di fedeli che vogliono vedere personalmente questo presunto miracolo e per monitorare la situazione, viene costituito un comitato con a capo il medico della Contea, il dottor McBrearty.

Una truffa, un imbroglio o un vero prodigio?

Con lo scopo di verificare la veridicità delle affermazioni di Anna e della famiglia O’Donnell, il comitato recluta un’infermiera inglese, Lib Wright, proveniente dalla rinomata scuola di Florence Nightingale, e una suora cattolica, Suor Michael. Alle due donne viene dato il compito di sorvegliare la bambina ventiquattro ore su ventiquattro, a turno e senza mai scambiarsi pareri in proposito, per due settimane, al termine delle quali dovranno fare un resoconto al comitato, a meno che non la scoprano o convincano a mangiare prima. Certo se si arrivasse al termine delle due settimane senza aver ottenuto smentite, il sentore di santità che già si respira nell’aria diventerebbe certezza. Anche in paese, però, i pareri sono contrastanti, ma tutto può essere in un luogo in cui si crede ancora ai folletti!

E se Suor Michael assume il suo ruolo di perfetta e silenziosa guardiana, l’infermiera Lib Wright, sconcertata in quanto convinta di essere stata assunta per un compito più qualificato, decide di utilizzare tutto il suo sapere per smascherare quella che lei ritiene una truffa in piena regola.

Lib approccia la piccola Anna con tutto il distacco possibile, quello che gli è stato rigorosamente imposto durante il suo percorso formativo, la studia centimetro per centimetro, la analizza come fosse un reperto scientifico e ogni giorno annota sul suo taccuino segni e sintomi di un eventuale deperimento e le proibisce incontri ravvicinati con chiunque arrivi dall’esterno, fatta eccezione per il prete e il medico.

Anna, dal canto suo, è una bambina adorabile, tranquilla, educata, sensibile, amante della natura e dedita alla preghiera. Di fede cattolica, trascorre le sue giornate a pregare e collezionare santini e immagini sacre che conserva come reliquie, ma soprattutto senza toccare cibo se non qualche cucchiaio di acqua.

Le buone condizioni di Anna intestardiscono ancora di più l’infermiera che con il suo occhio esperto tenta con ogni mezzo di smascherarla, sempre convinta che la famiglia intera abbia messo in scena un imbroglio colossale per ricavarne denaro e popolarità viste le condizioni povere e spartane in cui vivono. Il problema è che Lib deve fare tutto da sola perché nessuno ha intenzione di aiutarla, nemmeno Suor Michael che, invece, dovrebbe essere sua complice.

I giorni passano ma i segni tanto attesi non arrivano. Lib, data la grande fede della bambina e le quasi immutate condizioni fisiche, comincia a ricredersi e mettere in dubbio, non solo le sue convinzioni iniziali ma anche se stessa, quasi travolta, ormai, da tutta la vicenda. Ed è proprio quando il coinvolgimento personale prende il sopravvento che la situazione le sfugge di mano, l’occhio critico viene meno e la bambina comincia a spegnersi.

Ma cosa è accaduto?
Cosa le è sfuggito?
La vecchia e la nuova Lib iniziano così una nuova missione contro tutti.
Un romanzo storico velato di mistero che, tra le righe, racconta la storia d’Irlanda della seconda metà dell’Ottocento. Con gli occhi dell’infermiera Lib l’autrice racconta la povertà del paese dopo la grande carestia che si è abbattuta sull’Irlanda tra il 1845 e il 1846, il lavoro agricolo e la coltivazione di patate, la miseria delle abitazioni e dei pasti, la terra umida così come l’aria.

Con gli stessi occhi racconta la fede religiosa portata all’eccesso e contemporaneamente la superstizione presente tra il popolo. E così scorre la narrazione tra assidue preghiere, sacrifici fatti con amore e piccoli rituali per non alterare folletti e creaturine. Come possono coesistere fede e superstizione? Questo è il ritratto dell’Irlanda di allora.

Sempre attraverso l’infermiera Lib l’autrice apre una parentesi sulla formazione infermieristica inglese. Infatti, è proprio in quegli anni che nasce la rinomata scuola di Florence Nightingale, detta “La signora con la lanterna” poiché fu la prima infermiera ad applicare il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica e fu grazie a lei che la professione fece un vero e proprio salto di qualità. Lib incarna l’ex allieva modello, il suo approccio con Anna è rigoroso, di carattere militare e con lei mette in pratica tutti i punti cardine cari alla sua insegnante come la pulizia dell’ambiente e dell’aria, il far filtrare la giusta luce o il mantenimento del calore, solo sulla corretta dieta non riesce ad imporsi.

Il modo di osservare la bambina è maniacale, preciso, rigoroso, non le sfugge niente e con uno sguardo cerca di ottenere tutte le informazioni possibili, anche le più nascoste. Con gli occhi di Anna, invece, l’autrice racconta una fede vissuta con paura, travestita d’amore, e con gli stessi occhi racconta una povertà non vissuta come tale e una terra ricca di piccole bellezze quotidiane.

Anna viene descritta come una martire cui nessuno può resistere, persino la burbera Lib finirà per cedere al suo fascino arrivando anche a porsi delle domande su ciò in cui crede e non crede. Tra le due, diametralmente opposte, nascerà pian piano una delicata amicizia che le completerà a vicenda.

Intorno a queste due figure e al loro rapporto si costruisce così un romanzo storico che si legge con avidità e curiosità, un romanzo che indigna, intenerisce, stupisce, istruisce senza mai diventare noioso o banale. Una narrazione fluida e convincente, nonostante una prima parte piuttosto descrittiva che si apre ad un finale oltre ogni aspettativa.

 

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Emma Donoghue


scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice nasce a Dublino nel 1969, nel 1998 si trasferisce in Canada e diventa cittadina canadese nel 2004. Il suo primo romanzo risale al 1994, Stir Fry, a cui è seguito l’anno successivo Hood ( vince nel 1997 lo Stonewall Book Award per la migliore opera letteraria). Nel 2002 con Slammerkin, romanzo storico ambientato a Londra e nel Galles vince il Ferro-Grumley Award (miglior romanzo di narrativa lesbica). Dal suo romanzo del 2010 Stanza, letto, armadio, specchio è stato tratto il film del 2015 Room di cui ha curato anche ne la sceneggiatura e per cui ha ricevuto la sua prima nomination agli Oscar come migliore sceneggiatura non originale. Per lo stesso romanzo è stata finalista al Book Prize è una delle dieci vincitrici del premio Alex nel 2011.