Il respiro della laguna




Recensione di Patrizia Argenziano

Autore: Alberto Ongaro

Editore: Piemme

Pagine: 204

Genere: giallo

Anno Pubblicazione: 2016
 
 
 
 
 
 
 

Venezia, città dalla magica atmosfera, con le sue infinite calli nasconde e mette in luce i personaggi che le popolano, in un tempo dove c’è ancora spazio per sfidare l’ignoto. Ed è proprio la Venezia degli anni settanta a diventare spettatrice di una terribile scomparsa ovvero quella di un bambino in fasce.

Si tratta di un rapimento in piena regola, un giochetto che non avrebbe dovuto lasciare indizi sparsi per la laguna, ma si sa non tutti i giochi finiscono in bellezza e insieme al sequestro c’è scappato anche il morto, il padre del neonato rapito. Cose che capitano, soprattutto quando il luogo del futuro crimine non è immacolato, il dolore fisico diventa insopportabile e la concentrazione viene meno, creando non pochi inghippi.

La scomparsa del piccolo Francesco Viviani, in un modo, e quella del suo papà, nell’altro, travolge la laguna che cambia atmosfera e si veste con il suo abito più scuro perché la natura è magica e percepisce gli eventi traumatici in corso somatizzandoli, lo sostiene una vecchia leggenda anche se, per i più scettici, sono solo dicerie.

Questo rapimento travolge anche il capo della Squadra Anticrimine di Venezia, Damiano Zaguri, nobile discendente di una famiglia patrizia, svegliato nel cuore della notte ma pronto a combattere contro il tempo per tentare ciò che ad altri, in passato, non è riuscito: ritrovare il piccolo scomparso.

Le ricerche iniziano presso la Baia del Re, zona della laguna nota per dare accoglienza ai delinquenti più disparati e, spesso, con anni di carcere alle spalle. Zaguri sa che è il luogo in cui può raccogliere molte informazioni, non crede di trovare i mandanti del fattaccio, la famiglia Viviani non è benestante al punto tale da indurre un malvivente al rapimento per riscatto però vi si può nascondere l’esecutore manuale del crimine.

I mandanti devono avere, per forza, un fine che va al di là dell’accumulare denaro e per questo la situazione è ancora più complicata e la questione tempo diventa fondamentale. Una moneta, una sorta di talismano rinvenuto nel giardino attraverso cui i rapitori si sono introdotti nel palazzo dei Viviani, in fondamenta San Trovaso, è l’oggetto che porterà Zaguri alla risoluzione del caso.

Una storia semplice che scorre senza grossi brividi ma che è comunque una bella storia proprio per la sua semplicità, una storia in cui i personaggi si dividono in buoni e cattivi e dove non manca davvero nessuno, ci sono tutti: il medico, l’avvocato, il prete, il riccone, la drogata, la veggente, il ladro maldestro, il vendicatore, la presunta innamorata, i finti amici, la coppia di agenti poco svegli e il capo arguto.

Una storia da teatro, dove ogni soggetto indossa una maschera ben precisa per non svelare debolezze e peccati. Una storia dove realtà e mistero, passato e presente si fondono in un unico essere.

Protagonisti indiscussi sono Zaguri e la laguna.
Zaguri è un uomo semplice, perspicace, molto legato al suo passato e a quello dei suoi antenati al punto tale da sentirsi in dovere di riscattare un caso chiuso con un insuccesso da Gerolamo, suo avo e Signore di Notte nella Venezia del Seicento. Questo legame è tenuto in vita da una sorta di dialogo continuo proprio con il suo predecessore, lo si sorprende a parlare con un quadro che lo raffigura e ne sente persino la voce durante i momenti salienti della ricerca del piccolo Francesco. Zaguri è un uomo con una sensibilità speciale nei confronti degli altri e una gentilezza d’altri tempi, così da avvolgere anche la sua figura, come la laguna, in un clima di mistero e rispetto che lo rende piacevole ai più.

Se non si conosce Venezia, in questo libro se ne avrà un vero assaggio perché la sua atmosfera è sentita con una tale veridicità che vi sembrerà di essere tra le calli o di svettare con una lancia tra i canali. Venezia è così come la si immagina leggendo, suggestiva e un po’ fiabesca, a tratti cupa e sinistra, in particolare quando il sole scompare tra le nubi, Venezia ha il sapore di un antico passato, misterioso e ricco di fascino per niente fuori moda.

Una scrittura deliziosa, dai toni pacati ma che non annoia. Una lettura semplice e scorrevole, ma mai banale, dove i brividi veri non sono dati dalla suspense creata dalla trama o dalla tensione dovuta agli eventi raccontati bensì dall’atmosfera che si respira e che ti cattura, quasi per mano di un sortilegio.

L’ atmosfera speciale della laguna compie magie a prova di increduli.

 
 
 

Alberto Ongaro


veneziano, classe 1925, giornalista, scrittore e fumettista proficuo, collaboratore, per anni, di Hugo Pratt. Avventuriero, ha girato il mondo, Argentina, Londra e Sudamerica anche in qualità di inviato speciale de L’europeo. Della sua produzione, ricordiamo La partita (1985) vincitore del premio SuperCampiello 1986.