IL ritorno del maestro di danza




Recensione di Anna Parisi

Autore: Hennink Mankell

Editore: Marsilio

Pagine: 491

Genere: Thriller

Anno Pubblicazione: 2007

 
 
 
 
 
 
 

Annoverato tra i più grandi maestri del giallo scandinavo, Henning Mankell, recentemente scomparso, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della letteratura mondiale.
Abile nel costruire intricate ma chiare trame nei suoi capolavori, anche questa volta l’autore non delude e si riconferma come uno dei massimi rappresentanti del genere.
Attraverso l’ausilio di frasi incisive e dialoghi brevi, egli porta alla luce la realtà di una Svezia molto lontana dall’essere il Paese idilliaco dell’immaginario comune e racconta, con il suo inconfondibile stile, scomode verità sul passato dell’Europa relative all’ombra del nazismo che ha imperversato nei primi decenni del Novecento e i legami di questo movimento con le correnti neonaziste contemporanee.
Protagonista di questo giallo non è il commissario Kurt Wallander, bensì il poliziotto trentasettenne Stefan Lindman, un uomo comune, preso da tormenti esistenziali che riguardano perlopiù il pessimo stato di salute in cui versa: è un uomo debole e perennemente in crisi con se stesso, che ha saputo da poco di avere un tumore alla lingua e indeciso tra il lottare e il lasciarsi morire. Una mattina, Lindman scopre che il suo ex collega Herbert Molin è stato barbaramente ucciso. Approfittando del periodo di malattia, il poliziotto decide di far luce sul caso in prima persona, recandosi nella sperduta cittadina di Sveg, nello Härjedalen, nel cuore della Svezia. Sorprendentemente, il lettore viene a conoscenza dell’identità dell’assassino molto prima di aver letto metà del libro, ma ecco che accade qualcosa di sconvolgente: la spirale della morte non ha stretto nel suo ultimo abbraccio solo Molin, ma anche un suo vicino, un violinista di nome Abraham Andersson, trovato legato ad un albero e fucilato da Stefan. Così, proprio nel momento in cui il poliziotto vorrebbe far ritorno a casa, sente il dovere di dare un nuovo senso alla sua vita.
Scoprire la verità sarà per Stefan doloroso e sconvolgente: il poliziotto attraverserà una rete di bugie e di inganni che gli faranno riacquistare consapevolezza del proprio ruolo di poliziotto e della propria personalità.

La trama scorre con un ritmo non troppo serrato e i personaggi sono delineati con pochi ma decisi tratti: è raro conoscerne le caratteristiche fisiche, quindi l’autore lascia ad ognuno la facoltà do immaginarsi quale aspetto può avere un uomo anziano, un uomo malato, una donna diffidente.
Le donne di questo romanzo sono dotate tutte di grande forza, fisica e psicologica; i personaggi maschili che rivestono un ruolo di primo piano nella storia, invece, sono caratterizzati da testardaggine e austerità. In poche parole: è un vero capolavoro.

 
 
 

Henning Mankell


Viveva tra la Svezia e il Mozambico, dove a Maputo dirigeva il teatro Avenida. È l’autore della fortunatissima serie del commissario Wallander, pubblicata in molti paesi. Tra i riconoscimenti internazionali al suo lavoro, ricordiamo The Academy of Swedish Crime Writers’ prize per Faceless Killers (1991); Scandinavian Crime Society prize, The Glass key, per Faceless Killers (1991); The Academy of Swedish Crime Writers’ prize per Sidetracked (1995); the British Crime Writers’ Association prize, the Golden Dagger, per Sidetracked (2001).