Il silenzio del carnefice






(Recensione di Maria Sole Bramanti)


Autore: Jørgen Brekke
Editore: Editrice Nord
Traduttore: Alessandro Storti
Pagine: 317
Genere: Thriller
Anno di pubblicazione: 2013

 

 

A volte mi domando perché un autore ha più successo di un altro, in Italia. Ma non c’è una risposta, purtroppo.

Questa domanda me la sono ripetuta insistentemente mentre leggevo “Il silenzio del carnefice”, secondo capitolo della serie dedicata a Odd Singsaker.

Per l’appunto, Odd Singsaker. Mi sono innamorata di questo investigatore… di quest’uomo. Amo tutto di lui, dalle sue insicurezze, alle sue intuizioni che troppo spesso rimangono ‘nascoste’ sul suo taccuino nero. La sua tenerezza nei confronti di Felicia è commovente, come il suo non saper fare, come ‘fidanzato-marito’. Al contrario delle sue grandi capacità deduttive, messe in difficoltà dai vuoti di memoria che lo affliggono dopo l’operazione al cervello.

Insomma, un personaggio davvero interessante, a cui è impossibile non affezionarsi.

E con lui, anche molti altri protagonisti di questo romanzo meritano la nostra attenzione.

Non ho letto il primo capitolo (lo farò al più presto…) e, nonostante questo secondo sia strettamente collegato a esso, l’autore è bravissimo a riassumerne per noi i punti salienti.

Altra cosa molto interessante, è la storia parallela che ci racconta Brekke: siamo nel 1767 nel Regno di Danimarca-Norvegia e conosciamo il sovrintendente Nils Bayer che, nonostante i suoi modi rozzi, si dimostrerà un acuto osservatore…

È bello il modo in cui l’autore ci guida, fra storia e invenzione, alla scoperta del passato di quei paesi che tanto ci affascinano.

Non manca assolutamente nulla a questo romanzo: c’è passione, approfondimento dei personaggi, attenzione verso il lettore e verso la ricostruzione storica. È un’avvincente trama thriller che non deluderà gli amanti delle sfaccettature più macabre dell’io umano.

Ripensandoci… una cosa manca, purtroppo: la traduzione del suo seguito (e del quarto della serie)! Spero davvero che le case editrici italiane rimedino al più presto, perché non voglio essere costretta a leggerlo in inglese!!!!!!!!!

PS: unica nota veramente stonata: il titolo italiano, molto meno intrigante di quello originale.

 

Jørgen Brekke   su THRILLERNORD