Il suggeritore




(Recensione di Simona Sireus)


 

Autore: Donato Carrisi
Editore: Longanesi
Pagine: 468
Genere: Thriller
Anno Pubblicazione: 2009

 

 

 

Il suggeritore è il primo romanzo pubblicato da Carrisi e l’esordio non poteva essere migliore.
Sitratta di un thriller con una trama ben articolata e avvincente. Come ne L’ipotesi del male (di cui è il prequel) la protagonista è Mila Vasquez, un’agente speciale in persone scomparse.

Viene richiesta la sua consulenza dalla squadra speciale che si occupa del rapimento di sei bambine delle quali viene ritrovato inizialmente solo il loro braccio sinistro. In seguito, uno dopo l’altro, cinque corpi delle piccole vengono rinvenuti e sembra quasi che il serial killer giochi alla caccia al tesoro con gli investigatori in quanto i luoghi in cui lascia i cadaveri celano altri efferati delitti rimasti impuniti nei quali la malvagità dell’uomo conduce, attraverso un viaggio di terrore, in un’unica direzione: il buio dell’anima. Solamente il corpo della sesta bambina rapita non viene ritrovato e ben presto si capirà che la stessa è ancora in vita e da quel momento inizia una lotta contro il tempo per scoprirne l’identità e ritrovarla prima che il serial killer decida di ucciderla.

La stessa Mila troverà alcune risposte agli avvenimenti della sua infanzia che le hanno condizionato la capacità di rapportarsi con gli altri e l’ autolesionismo di cui ha necessità per affrontare le brutture delle vicende in cui viene coinvolta, quasi fosse un modo per espiare le sofferenze altrui.

Il filo conduttore delle indagini sembra dipanarsi anche grazie al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Goran Gavila che partecipa alle ricerche in qualità di criminologo.
I due, sin dal loro primo incontro, entrano in sintonia e hanno una serie di intuizioni fortunate.
Il dottor Gavila ha un approccio particolare alle indagini, le affronta con calma apparente anche quando si trova di fronte a macabre scene del crimine e umanizza l’omicida sino a sentire il bisogno di trovargli un nome.

La trama è ricca di intrecci ma l’abilità dell’autore fa sì che questo non corrisponda a troppi o confusi personaggi che utilizza sapientemente in modo tale da non far capire sino alla fine chi sia il “cattivo”; Carrisi in questo si rivela anche un profondo conoscitore delle sfumature criminali della mente umana.

Altra analogia con “L’ipotesi del male” è la mancanza di contestualizzazione storico/geografica utilizzata dall’autore per indurre chi legge a concentrarsi nel baratro delle crudeltà umane in un’atmosfera cupa, buia e dove ogni personaggio deve fare i conti con le ombre del suo passato.
La scrittura è pulita e incalzante e le quasi cinquecento pagine si leggono in un soffio, l’unica cosa che non ho apprezzato è l’utilizzo dell’occultismo come mezzo per procedere nelle indagini: in una trama così ricca poteva essere evitato.

 

 

 

Donato Carrisi  su THRILLERNORD