Il traditore




Recensione di Cristina Bruno


Autore: Nicholas Searle

Traduzione: Berenice Capatti

Editore: Rizzoli

Genere: spionaggio

Pagine: 288

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Errore imperdonabile o fatalità. Questo è il dubbio che ossessiona l’agente dell’intelligence britannica Jake Winter, dopo l’esplosione che ha provocato decine di morti in una stazione ferroviaria. Dalle prime indagini sembra infatti che ad azionare l’ordigno sia stato proprio uno dei suoi uomini. Devastato dai sensi di colpa e con la carriera appesa a un filo, Jake è ormai convinto di non potersi riscattare, quando a sorpresa viene coinvolto in una nuova operazione: un altro attentato da sventare, una cellula terroristica da intercettare in fretta. Il contatto sul quale Jake si gioca il tutto per tutto si chiama Rashid, un infiltrato nell’organizzazione criminale. Affidarsi a lui è la sola opzione, ma è anche un pericoloso salto nel buio. Del resto, puoi fidarti ancora di qualcuno, quando hai perso la fiducia in te stesso?

Recensione

Jake è un agente dell’intelligence di Sua Maestà e sta seguendo le mosse di Abu Omar, un giovane infiltrato in una cellula islamica che sta preparando un attentato terroristico in piena Londra. Purtroppo qualcosa va storto e Jake non riesce a impedire l’attacco che causa decine di vittime.

Chi ha acceso il detonatore?

Abu Omar che faceva il doppio gioco e qualcun altro?

Jake non ha risposte, solo rimorsi di non essere riuscito a evitare la morte di tante persone. Inevitabilmente finisce sotto inchiesta e il rimestare nella vicenda non fa altro che aumentare i suoi dubbi sull’accaduto. Intanto però un altro suo contatto, Rashid, lo avverte che si sta preparando un nuovo attentato, ancora più eclatante. Jake decide di fidarsi, anche se non a cuor leggero.

Una grigia Londra è lo sbiadito sfondo al romanzo che affronta un tema di sicura attualità come quello del terrorismo islamico. Non siamo di fronte alla classica spy story con colpi di scena, sparatorie e agenti segreti che operano sul campo.

Quello che viene descritto è un logorante lavoro di intelligence, uno studio dei possibili infiltrati con la valutazione attenta del loro profilo psicologico. E la psicologia dei personaggi, le motivazioni del loro agire sono il perno su cui è incentrato tutto il romanzo. Non a torto l’autore è stato paragonato al re indiscusso delle spy story, John Le Carré, l’anti-Fleming.

Se Fleming puntava sull’azione e la spettacolarità nel suo Bond, eroe a tutto tondo, Le Carré invece si soffermava sui personaggi descrivendone minuziosamente il comportamento, le ragioni profonde dell’agire, le sottili trame che sottostavano ai giochi di potere, evidenziando le pedine sacrificabili e le alleanze tattiche.

E così anche in Searle osserviamo il lavoro di Jake e diventiamo partecipi dei suoi dubbi, dei suoi fallimenti. Osserviamo il suo disagio nel rispondere alle domande degli avvocati durante l’inchiesta, nel rivangare un episodio tragico che forse, chissà, poteva essere evitato. Lo vediamo soppesare con lo sguardo Rashid per sondarne l’animo e cercare di capire se può fidarsi di lui o se quel che lo aspetta è un’altra sconfitta.

Ma il piano narrativo non procede solo parallelo a Jake e agli agenti. Durante il racconto il focus viene spostato rapidamente anche sugli altri protagonisti, gli attentatori, giovani con motivazioni diverse che hanno subito il fascino di un fanatismo violento nelle parole e nei fatti. La possibilità di evadere per un attimo dalla loro routine quotidiana piatta e insignificante li rende ebbri e pronti al sacrificio supremo.

E alla fine resta solo il dubbio di chi sia veramente il traditore: Abu Omar e il suo non provato doppio gioco, Rashid e il suo pentimento, i capi di Jake che lo abbandonano al suo destino o Jake stesso che non ha più certezze? Al lettore l’ardua sentenza.

A cura di Cristina Bruno

http://fabulaeintreccio.blogspot.com/

Nicholas Searle


è cresciuto in Cornovaglia e ha studiato lingue a Bath e Göttingen. L’inganno perfetto, da cui è tratto l’omonimo film con Helen Mirren e Ian McKellen, è il suo primo romanzo.

 

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