Il nemico che giocava con i nomi

(recensione di Viviana Calabria)




Autore: Paolo Negro
Editore: Imprimatur
Pagine: 368 p.
Genere: thriller
Anno pubblicazione: 2017


Si fa presto a rimanere invischiati in situazione più grandi di noi, ed è proprio quello che accade a John Demichelis, prima Giovannino, semplice addetto culturale nell’ambasciata italiana di Washington e pedina di un enorme complotto. Paolo Negro, nel suo thriller, mostra una buona capacità di far evolvere la storia a piccoli passi, con i tempi giusti, in un continuo crescendo di tensione e di voglia di scoprire la verità.

Facciamo la conoscenza del protagonista il giorno prima della sua partenza per l’Italia; il suo compito, insolito per il ruolo che ha nell’ambasciata, è quello di accompagnare una bara da New York a Rosazza, un paesino piemontese. Non ci sarebbe niente di strano se non per un piccolo particolare che John noterà in un documento inviatogli per sbaglio insieme alla documentazione del suo viaggio. Una morte che potrebbe sembrare accidentale se non fosse che il fratello della vittima è morto in Egitto nello stesso giorno e allo stesso orario.

Semplice coincidenza?

“La probabilità della coincidenza delle morti è talmente infinitesimale, da non renderla di fatto né possibile, né accettabile.”

Il protagonista non riesce a crederci; c’è qualcosa che non quadra nella faccenda. Grazie all’aiuto della sua fidanzata avvocato, della cugina delle due vittime e degli investigatori, verrà fuori un complotto di enormi dimensioni, che ha radici in epoche lontane, addirittura nell’antico Egitto. È questa la parte che ho trovato più interessante del libro: Paolo Negro si serve della massoneria e dei riti di Memphis e di Misraim per sostenere l’idea di un Nuovo Ordine Mondiale.

Storia, quindi, quella messa in campo dall’autore, non solo invenzione. C’è, alla base del libro, una ricerca abbastanza profonda su quelle che sono le logge massoniche e i loro scopi, per quanto le informazioni in merito non siano mai state provate. C’è l’Egitto con i suoi misteri ma c’è anche l’Italia, in particolare il piccolo paesino di Rosazza. Non è un elemento che stona perché lì c’è una chiesa particolare, voluta da Federico Rosazza e ricca di simbolismo massonico, come la volta raffigurante un cielo stellato, opera di Giuseppe Maffei, il simbolo dei Rosacroce e un affresco raffigurante la battaglia di Lepanto, datato ottobre 1575. Data storicamente errata.

La teoria del complotto, sostenuta da tanti e utilizzata anche nel cinema e in letteratura, ha visto accusati importanti istituzioni e personaggi pubblici come la famiglia Bush, il rinomato gruppo Bildeberg, l’ONU, i Rockfeller, e arriva a comprendere anche Napoleone Bonaparte, re dei francesi e, si dice, massone appartenente alla loggia Isis. Proprio Isis. Come la traduzione grecolatina di Isi, la Dea Iside. Ma anche come la cellula terroristica che sta portando tanto terrore e morte in Europa…



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