Intervista a ALBERTO TRONCHI




A tu per tu con l’autore

 

A tu per tu con Alberto Tronchi, autore di Sei passi nell’oscurità, una raccolta di sei racconti a tema thriller/horror. Per citare Isabella Saffaye, nella sua recensione per Thrillernord “Sono racconti brevi, deliziosi nella loro semplicità e capacità di farci dare un’occhiatina sotto il materasso o un giro di chiavistello in più alla porta di casa, perché tutti questi mostri, tutti questi orrori sono lì fuori e spingono per ghermire, mordere e graffiare”.

 

 

1)  Mi immedesimo nella parte un po’ più infantile del lavoro del lettore, quella che chiede il perché di ogni cosa e le chiedo questo: quando inizia una storia sa già quello che dovrà succedere? È uno scrittore ossessivo compulsivo, di quelli che pianificano tutto e fanno la punta alla matita venti volte prima di iniziare, oppure va come si suole dire di pancia, un po’ alla Va dove ti porta il cuore?

 Allora, diciamo che sono in una strana e contorta via di mezzo. Scrivo inizialmente tutto di impeto, spesso partendo da un’idea o anche solo da un particolare che mi spinge a elaborare una storia, lasciandomi trasportare solo dall’ispirazione. Poi, però, passo moltissimo tempo a rimuginare e, con estrema calma, metto assieme i pezzi che quasi sempre in un primo momento sembrano davvero senza senso. Ho una mente molto elaborativa, forse retaggio del fatto che oltre alla scrittura faccio anche game design, e sono alla costante ricerca della causa-effetto in ogni cosa. Scrivere giochi mi ha insegnato che la prima idea, così come la prima stesura di un progetto, è solo una versione preliminare di quello che sarà il risultato definitivo. Ci sono giochi che cambiano interamente la propria struttura mentre li provo, così come alcuni racconti che ho scritto sono deviati pesantemente dalla traccia iniziale che avevo stilato. Di molti racconti presenti in Sei passi nell’oscurità potrei tranquillamente scriverne una versione alternativa, mantenendo l’idea di base e gli stessi identici personaggi. Progettare giochi mi ha dato la consapevolezza di avere una mente “lenta”, se così posso definirla, che ha bisogno di tempo per decantare idee e strutture narrative per poi arrivare a qualcosa che ritengo soddisfacente. Per fortuna è un’attività che mi diverte almeno quanto scrivere, per cui non mi pesa assolutamente!

 

 

2)  Sono una lettrice molto curiosa e penso di aver percepito nel suo stile e nelle sua tematiche influenze di alcuni scrittori del genere horror,  quindi le chiedo da impicciona quale sono: quali sono state le sue letture formative?

Non citare Stephen King, ma sopratutto Clive Barker, sarebbe un delitto. In verità seguo parecchio la scena horror in generale e cerco di leggere un po’ di tutto, in particolare le antologie perché trovo il formato del racconto davvero congeniale alla tematica horror. Spesso, su una paginazione più lunga si rischia di perdere l’effetto straniante che invece è ciò che più mi appassiona nelle storie che leggo. Se però devo dire quale sia l’autore che più di chiunque altro mi abbia influenzato, non posso che citare Richard Matheson. La sua grandissima capacità di prendere il normale e renderlo incredibile è stata, per me, una vera e propria folgorazione.

 

 

3)  Quando scrive pensa a ciò che fa paura a lei?

Non direi, in generale scelgo un evento o un tema e li analizzo attraverso la gamma di emozioni che, a istinto, credo si possano mettere in gioco per il tipo di storia che sto cercando. In ogni mio racconto l’idea alla base è quella di mettere in risalto situazioni normali calandole in un cotesto deviato, come per esempio in A qualunque costo, dove il motore degli eventi è la scomparsa di una bambina da un luogo sorvegliato e apparentemente sicuro. Avere in casa una persona sapendo che non è colui che abbiamo sempre conosciuto, o perdere ciò che ci è più caro in una circostanza ai limiti dell’impossibile, sono tutti contesti che ho cercato di mettere su carta attraverso i racconti che scrivo.

 

 

4)  Da cosa nascono le sue idee? Quale tra i cinque sensi le è più utile?

Come ho già in parte spiegato, le mie storie nascono dall’esasperazione di un’emozione o di una precisa scena che si è cristallizzata nella mia mente. Se devo scegliere un senso direi la vista, spesso anche solo un’immagine tratta da un film è capace di mettere in moto il mio spirito creativo.

 

 

 5)  C’è un ricordo nella sua memoria che ricollega al momento esatto in cui ha scritto per la primissima volta?

A livello amatoriale scrivo fin dalle scuole medie, anzi la mia prima storia completa l’ho elaborata e sviluppata in quinta elementare, con tanto di disegni commissionati a mio padre. A livello professionale, invece, tutto è iniziato ormai nel lontano 2011 quando ho partecipato a un concorso di Giochi di ruolo dove, oltre a un regolamento, era richiesta la stesura di un mondo di gioco con storie e background annesso. Ho vinto il concorso e da lì è uscita Aegis, la mia prima opera editoriale. Si tratta di un mondo fantasy con derive manga, che si rifà a molti conosciuti videogame per consolle. Nel contesto del gioco ho scritto diversi racconti per tratteggiarne l’ambientazione, ricevendo un riscontro molto positivo anche per la parte narrativa. Proseguendo il mio percorso di game designer, mi sono sempre confrontato anche con la scrittura di racconti. Il gioco di ruolo è un tipo di esperienza che mette in moto l’immaginazione dei partecipanti e li porta a vivere e ricreare storie in maniera spesso molto simile a un esercizio di scrittura creativa. In un simile contesto, fornire idee e flag narrativi attraverso pezzi di background è il modo migliore per stimolare la fantasia di chi legge, alleggerire la fruizione delle regole e soprattutto calarsi nel mood dell’opera.

 

 

6)  Da amanti del genere thriller, quello nordico specialmente, abbiamo una domanda da farle: lei conosce questo genere? Ha letto qualche romanzo di autori scandinavi?

Certamente, conosco il genere e ho letto diversi libri. Ammetto di non essere un appassionato a senso unico, sono un lettore decisamente onnivoro e spazio dal fantasy all’horror, passando per il romanzo di genere senza troppi problemi. Leggo e cerco di tenermi aggiornato sulle uscite per trovare una storia interessante a prescindere dalla categoria narrativa. Se mi concedete la “licenza poetica”, ho apprezzato tantissimo i romanzi di John Ajvide Lindqvist, anche se siamo ovviamente più sul versante horror!
Alberto Tronchi

A cura di Isabella Saffaye

Di Alberto Tronchi su thrillernord:

IL LIBRO – C’è oscurità quando il sole cala all’orizzonte, quando il giorno lascia spazio alla notte e le ombre spariscono, fondendosi in inchiostro nel declino della sera. C’è un posto però nel mondo, dove l’oscurità può esistere a tutte le ore: il cuore degli uomini. Sei racconti, protagonisti e ambientazioni totalmente diversi, con in comune una sola cosa: la tenebra generata dalla totale fallibilità umana…