Intervista a Alessia Coppola




A tu per tu con l’autore

 

 

 

 

Ciao Alessia, ho avuto l’onore e la fortuna di leggere il tuo libro prima ancora che uscisse; poi l’ho riletto in questi giorni per la recensione e questa piccola intervista. Devo dire che a distanza di tempo nulla è cambiato per me; le atmosfere, le sensazioni, i personaggi, la storia, la percezione delle cose non dette e rimaste tra le righe… tutto è rimasto esattamente come lo ricordavo e forse qualcosa di nuovo si è aggiunto. La prima domanda, anche se classica, è doverosa.

 

Quanto di te c’è nei tuoi personaggi? E, al di là dei due protagonisti, c’è un personaggio a cui sei particolarmente legata e perchè?

Il piacere di farti leggere la storia in anteprima è stato il mio. Sono legata a tutti i personaggi e ciascuno ha qualcosa di me, soprattutto Luna, che è il mio riflesso. Oltre ai protagonisti, il mio preferito è Ammone, il guardiano del faro, perché incarna ciò che vorrei trovare nelle persone. È colui che consiglia, che ascolta, è un po’ lo zio che avrei sempre voluto fare.

 

 

 

Il tuo romanzo è ambientato su una splendida isola. É una scelta che ritengo particolare; le isole sono mondi a parte, lontani dalla terraferma in cui il tempo un po’ si dilata e un po’ si restringe. Le isole allontanano l’essere umano dalla sua solita routine creando in lui una sorta di ritorno alle origini. Questa tua scelta ha una ragione precisa? É stato un ulteriore modo per enfatizzare qualcosa in particolare?

È stata una scelta mirata, per conferire mistero e fascino all’ambientazione. Inoltre, l’isola di cui parlo esiste in parte, nel mio Salento. Sant’Andrea, citata nel romanzo, esiste davvero, solo che nella realtà è una costa di faraglioni bianchi. Ho invertito quindi la realtà all’immaginazione. Inoltre volevo che le vicende di Luna si snodassero in un luogo sospeso tra la fantasia e il mondo reale, perché rispecchia la caratterizzazione del personaggio e il flusso della storia.

 

 

Vasco Rossi, nella sua “Una canzone per te” cantava ” Le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole.” Stephen King, se non vado errata, diceva che le storie esistono già nell’etere e che gli scrittori hanno una sensibilità tale da captarle e portarle qui, nel mondo reale. É così anche per te? Condividi questo pensiero o le tue storie sono frutto di un processo differente?

Sì, è così anche per me. Gli scrittori vengono al mondo con tutte le loro storie cucite dentro. Non ho mai cercato le storie da scrivere, sono venute a trovarmi loro, sbucando all’improvviso dai cassetti nella mia mente. Tutto ciò che devo fare è aprire quei cassetti e ascoltarle.

 

 

 

Le tue protagoniste sono sempre delle donne forti che, attraverso il dolore, ritrovano la strada per il futuro. Non hai mai pensato che questo sia qualcosa a cui la società ci ha abituati per una errata visione del mondo? Certo, il dolore fa crescere ma non è l’unica via. Esiste la gioia, la felicità, l’amore per se stessi, la meravigliosa natura che nei tuoi libri è parte integrante della storia. Non pensi che questa storia del dolore, come quella dell’unico amore, sia limitante?

Non credo sia limitante, il dolore è talvolta necessario per crescere, per scoprirsi e rinnovarsi. All’inizio del mio percorso di scrittrice scrivevo di ciò che non conoscevo, ora invece ho bisogno di scrivere di ciò che conosco e mi attraversa. Il dolore è uno di questi elementi. Ho conosciuto poche volte la felicità, forse perché i miei occhi non sono in grado di vederla, forse perché vedo tutto attraverso il velo della malinconia. Tuttavia so di saperla riconoscere quanto arriva. Ecco, io di scrivo di questo: degli intervalli di dolore in attesa di quella felicità. È per questo che le mie protagoniste lottano, sperano, cercano un riscatto, perché è la vita stessa che ci chiama a farlo.

 

 

 

Astrologia. Destini scritti nelle stelle. Persone destinate a incontrarsi. Quanto pensi sia vero tutto ciò? Quanto nella tua vita reale questo ha una reale valenza?

Per scrivere questo romanzo mi sono avvalsa della consulenza di un’astrologa, Irene Zanier. Tutto ciò che è scritto in merito alle stelle e alla possibilità di trovare risposte attraverso esse, è vero, o almeno lo è per chi crede nei fondamenti dell’astrologia e della magia. Nella vita reale il destino ha il suo peso, credo che ciascuno di noi sia il tassello di un mosaico più ampio, che non ci è dato vedere.

 

 

Durante la lettura, mi sono accorta di una cosa: Arturo, Ammone, Amelia, Alfredo. Tutti questi nomi hanno qualcosa in comune. Cominciano tutti con la lettera “A”. Scelta casuale o ponderata? E poi, A come?

Scelta mirata, assolutamente. In ogni mio romanzo ci sono personaggi il cui nome inizia con la lettera A. A come la mia iniziale, perché le mie creature di carta sono un’estensione di me. A come il principio di tutto. Inoltro trovo musicalità nei nomi che iniziano per A.

 

 

Tra tutti i personaggi presenti nel tuo romanzo, Ammone è senza dubbio il mio preferito. Ma esiste davvero? É una persona che vive realmente o è frutto della tua fantasia? Chi è Ammone?

A parte Luna, anche per me Ammone è il mio preferito. Ed è reale, è una persona che considero un po’ uno zio e che mi è stato molto vicino in un momento buio della mia vita. Per questo ho scelto di dargli il nome di Ammone, perché significa “portatore di luce”. Un guardiano del faro non poteva avere altro nome. Allo stesso modo in cui il faro guida i naviganti, certe persone sanno fare luce sulle vite di altre e tirarle fuori dalle tempeste.

 

 

Ultima domanda e ne approfitto per ringraziarti e per salutarti. Hai scelto un finale coraggioso, non comune e sicuramente difficile dal punto di vista emotivo. Non lo sveliamo, ovviamente, ma sono curiosa: perchè questa scelta controcorrente? Qual è il messaggio, se esiste?

Perché per mia natura vado controcorrente, perché credo che ogni storia abbia il suo finale, al di là di ciò che si aspetta il lettore, al di là del mercato. Questa storia doveva avere necessariamente questo finale, è stata

Alessia Coppola

A cura di

Deflorio Daniela


 

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