Intervista a Angelo Petrella




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Angelo, con “La notte non esiste” torna, per la felicità dei lettori, Denis Carbone. Certo è che il bentornato che hai pensato per lui è di quelli che mettono davvero a dura prova. Non gli hai risparmiato nulla andando ad agitare ed intorbidire le acque dei suoi traumi passati, ma insuperati, dei suoi sentimenti presenti e dei valori cardine nella vita di ognuno: amicizia, lealtà, fiducia. Mi colpisce la resistenza sana che hai messo in dotazione al tuo personaggio, nessun atteggiamento o attitudine da supereroe, ciò nonostante una forza ed una capacità di reazione agli eventi che conquista. Come hai saputo trovare e rendere nelle pagine questo equilibrio? Cosa (Chi? Forse proprio se stesso?) gli impedisce di arrendersi e di credere ad una fine da sconfitto, anche quando davvero sembrano non esserci più speranze?

Denis è un eroe tragico e in qualche modo fatalista. Affronta la vita con la foga degli ultimi, prendendola a morsi: eppure è cosciente che la vita avrà sempre la meglio… Come in “Moby Dick”, sa che l’esistenza è una cosa più grande di sé e prima o poi lo travolgerà, ma sa anche che non per questo deve rinunciare a combattere. Così, si rifugia nel passato, che a Napoli non passa mai veramente e pertanto non può offrire un “porto sicuro”, ma solo un approdo momentaneo. Il delicato gioco tra la poesia del mondo e il suo animo torbido e tormentato è frutto di uno scavo nella pagina, di un lavoro di contrazione ritmica. Come nelle sintesi di free jazz._

 

 

 

Se “Fragile è la notte”, una perla nel genere noir, era decisamente rivolto al cote hard boyled, ne “La notte non esiste” non abbandoni questo genere letterario, ma lo tingi di venature e riflessi horror echeggianti thrilling. Sette misteriche, riti esoterici, simboli e simbologie inquietanti. Dietro l’omicidio di una ragazzina. Dietro a molto di più. Decisamente hai costruito un plot intrigante e a presa rapida e sicura sul lettore. Cosa ha ispirato questa tua ‘deriva’ narrativa così ben riuscita?

Devo confessare un amore viscerale per Lovecraft, che ha intessuto il fondo della mia storia. Non sono mai appagato nel ripetere formule già rodate: il noir per me è un’esplorazione, una sintesi tra la Letteratura e i temi più marginali dell’esistenza. La strada, i complotti, il potere: sono onnipresenti nei miei romanzi. Ma qui ho voluto attingere a un’immaginario infantile, archetipico, come la grotta nel bosco o il nemico invisibile. La minaccia di Cthulhu, le inquietudini di Stephen King e la metafisica di “True Detective”, accennate, fanno da radiazione di fondo al mio mood mediterraneo._

 

 

Posillipo nel periodo natalizio e un delitto dei più efferati perpetrato ai danni di un minore. Due concetti agli antipodi, decisamente antitetici nel sentire comune e per i quali incanta, una volta di più,il tuo talento di autore nell’esulare da ogni facile cliché e stereotipo descrittivo. Perché la scelta di questa ambientazione temporale, non facile, visti i contenuti della storia?

A Posillipo, quartiere per eccellenza della Napoli borghese, è legato tutto il mio immaginario. Lì e a Lago Patria, ad esempio, pullula una vita inedita nei consueto ritratti della Napoli gomorresca o di quella da cartolina: la vita degli esclusi, dei vinti, degli annoiati, dei reietti… come ad esempio gli immigrari della comunità nigeriana, dimenticati e abbandonati a un destino di soprusi e sfruttamento. Ma in una cornice di splendore. A Posillipo resiste un pezzo di campagna nel bel mezzo della metropoli. Niente di meglio per illustrare le contraddizioni di una città antichissima e corrotta, magica e impietosa. Irriverente e sensuale._

 

 

 

A proposito di “Fragile è la notte” dicesti che in origine lo avevi pensato come un libro unico, ma che l’ottimo riscontro, e soprattutto la percezione che tanto avesse ancora da dire Denis Carbone, ti avrebbero portato a scrivere ancora di lui. Adesso, dopo “La notte non esiste” e alla luce del magistrale colpo di scena finale, ti ripropongo la stessa domanda… sai già dove sta andando adesso, verso dove o verso chi, Denis Carbone?

Più va avanti e più si accorge di scavare indietro nei pozzi neri della sua esistenza, Denis Carbone. So già cosa gli accadrà. Ma non so come: né quando… La magia della scrittura sta nel riuscire a condurti dove vuole lei, alla fin fine. C’è una lunga strada da fare: Denis dovrà affrontare altre prove, prima di scoprire davvero cos’è il Culto del Sole Nero, che fine facciano le sue donne, in che modo la sua storia antica tornerà a ruggire._

Angelo Petrella

A cura di Sabrina De Bastiani


 

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