Intervista a Angelo Petrella




A tu per tu con l’autore

A tu per tu incontra Angelo Petrella che ha conquistato i lettori con un nuovo personaggio, l’Ispettore Denis Carbone, protagonista del romanzo Fragile è la notte.

 

Angelo,  leggendo la tua biografia e conoscendoti come Autore, non può non colpire la vastità degli ambiti in cui ti cimenti o ti sei cimentato.  Poeta contemporaneo (Vogliamo niente e lo vogliamo adesso!, ), sceneggiatore per cinema e televisione, giornalista (Il Mattino, Vanity Fair), traduttore, romanziere. Tratto comune l’attenzione e l’amore verso il linguaggio, la parola.  Come e quando hai iniziato ad avvertire il fascino della parola scritta e la voglia di raccontare?

Ho da sempre voluto fare lo scrittore. Non ho mai pensato ad altro. Amo narrare. Ho sempre avvertito il fascino potente delle storie, la curiosità per i discorsi degli altri e il desiderio di impadronirmi dei loro pensieri e di conoscere i risvolti delle loro vite nascoste. Scrivere è un ritmo interiore che mira a raccontare il mondo esterno.

 

 

Hai esordito con due romanzi noir, “Cane rabbioso” e “Nazi Paradise”,  nel   tuo terzo, “La città perfetta” hai scritto di guerre  tra clan napoletani, nel successivo “Le api randage” di alta finanza, intrighi e crimini a Posillipo. Si può dire che, perlomeno negli ultimi due tuoi libri che ho citato, fosse molto forte lo stimolo che ti giungeva dalla cronaca, fine anni ottanta e la scomparsa dei capi storici della camorra per il primo, Tangentopoli per il secondo. Per non dire di   “Operazione Levante”, del 2017, che affronta il tema caldo dell’Isis e dei conflitti petroliferi.

Nei miei romanzi maggiori ho cercato di far parlare la storia, usando il genere noir per innescare la trama. La cronaca in realtà mi interessava poco: il mio tentativo era quello di raccontare la realtà, che in qualche modo è sempre storica, ovvero frutto di un’interpretazione e di un’idea. Perché dalla storia noi estraiamo i fatti, ma spesso mancano le persone, i sentimenti profondi, le esistenze. “Le api randage” usava Tangentopoli per parlare dello sfascio della famiglia e dei rapporti personali nella nostra epoca, in cui padri e figli non si riconoscono più reciprocamente, e in cui dominano l’ossessione e il denaro.

 

 

Ora torni a Posillipo, ambientando lì  “Fragile è la notte” e costruendo un romanzo denso e potente  che attualizza e omaggia il genere hard boiled. Quali stimoli e quali suggestioni ti hanno portato a voler raccontare questa storia? La sensazione è che meno peso abbiano  avuto accadimenti di cronaca esterni, rispetto alla tua voglia, bisogno,  di raccontare una storia che sentivi dentro….

Sì, in verità volevo tornare al poliziesco puro, cercando di infondervi la nostalgia e la saudade mediterranea che avverto potente a Napoli. Fragile è la notte è la storia di un uomo tormentato dai rimpianti, che si rifugia nel passato, anche se il passato è un luogo pericoloso. Era un po’ la condizione che anche io vivevo mentre di getto scrivevo questo romanzo: a letto per quattro mesi per via di un’ernia del disco dolorosissima, senza un soldo in tasca, con un matrimonio in sfascio… Denis Carbone mi ha tenuto compagnia e mi ha aiutato, ostentando la sua «grazia hemingwayana» anche nelle avversità.

 

 

In “Fragile è la notte” nulla è lasciato al caso, l’ossatura di questo romanzo è solida e circostanziata, le gerarchie delle forze dell’ordine e di forze “parallele”, dinamiche interne agli apparati, sono descritte in maniera vivida e precisa. Si percepisce il gran lavoro di documentazione che hai svolto, l’accuratezza delle tue ricerche e la puntualità delle tue fonti. Nei limiti di quanto ritieni poter “svelare”, ce ne puoi parlare più dettagliatamente?

Denis è prigioniero di un limbo dorato, il quartiere di Posillipo, dopo aver vissuto anni di gloria e di corruzione ai piani alti della polizia. Si rifugia nel ricordo del passato e dell’unica donna che abbia amato, Laura, finché un insolito omicidio non gli impone di rimettersi in pista. Ma per risolverlo dovrà affrontare i fantasmi della sua stessa esistenza, che non se ne vanno via, per quanti bicchieri di Macallan tu beva o proiettili  9×19 tu esploda… Un poliziotto in fin dei conti è uguale a uno scrittore: insegue irrefrenabilmente una verità, pur sapendo che non potrà mai “possederla” del tutto. Ma non per questo smette di cercare la giustizia e di avvicinarsi alla realtà.

 

 

Hai dichiarato di apprezzare ed ispirarti, tra gli altri,  ad Ellroy,  Chandler, Hemingway. Sicuramente questo traspare leggendoti, ma ciò nonostante hai uno stile peculiare unico, nuovo e fresco, e lo hai trasportato sul tuo protagonista, Denis Carbone, che, pur mostrando debolezze e penchant tipicamente di sapore ed immaginario hard boiled, ha una cifra unica e propria, che lo rende un personaggio a tutto tondo, e uno dei pochi nel panorama letterario di genere, che riesca a sorprendere il lettore con decisioni e moti di pensiero che non ci si aspetterebbe. Ci racconti tu come è nato e chi è  Denis Carbone? In cosa rende omaggio ai suoi “padri putativi” chandleriani ed ellroyani ed in cosa invece mette del “suo”?

Denis grida vaffanculo alla vita come un amante ferito, come chi vorrebbe dimenticare la donna che l’ha fatto soffrire, ma poi la cerca a notte fonda per vederla, ascoltarla, strapparne un brandello d’immagine. Ma la vita è una cosa che va sempre in un’altra direzione, e quello che puoi fare è accettarla e rimanere fedele a te stesso, anche se ciò significa commettere il più grosso degli errori. Denis Carbone ha il tormento interiore dei personaggi ellroyani e il distacco emotivo di quelli chandleriani. La sua nostalgia delle occasioni perdute, i suoi rimpianti vanno di pari passo con il suo “sentirsi uomo”, che poi coincide con il voler “essere un duro”.

 
E veniamo a Posillipo. L’unico, vero amore di Denis Carbone (?), sicuramente un grande amore dell’Autore. Sono rimasta davvero colpita dalle tue descrizioni dei luoghi, e dal taglio che hai dato a queste immagini, scegliendo di mostrare i lati più decadenti, il degrado  di certe vie. Si può dire tu abbiai descritto Napoli, Posillipo senza usare Photoshop o altri filtri. E le hai reso l’omaggio più bello, perché traspare amore incondizionato, vero. Napoli finiva, a un certo punto. Non tutti lo capivano, ma era così. L’immensa distesa di palazzi, la megalopoli di cemento, macchine, parcheggiatori abusivi, contrabbandieri, uffici, ricevitorie, parcheggi e centri commerciali lasciava spazio a qualcos’altro. Accadeva ai confini della zona ovest, dove le agghiaccianti strade di scorrimento sversavano immigrati e turisti sessuali tra il lago Patria e le campagne di Castel Volturno. Lì il chiasso della metropoli lasciava spazio alla desolazione della terra devastata, al silenzio di quella ferita tra mare e coste. Che tu ami la tua terra è fuori di dubbio, addirittura sembra quasi tu ti accorga di amarla veramente quando la vedi “spettinata”, in disordine, più che in versione cartolina. E’ una sensazione giusta, o nel tuo modo di descriverla c’è una vena malinconica, di rimpianto per una bellezza  appannata per mano dell’uomo?

Non saprei aggiungere altro a ciò che perfettamente hai individuato tu. C’era un tempo in cui mi arrabbiavo, mi indignavo: ora amo la mia città così com’è, sia essa il Vomero o Scampia o le strade perdute di periferia. Ne amo le contraddizioni e soprattutto amo il suo modo di stupirmi ogni volta, facendomi scoprire abissi di cose inesplorate. A Posillipo, d’altronde, ci sono i miei ricordi, i miei dolori e le mie speranze. Napoli è un luogo della mente e dell’anima. Denis Carbone ci si perde e ci si ritrova: anche nelle sue pause e nei suoi vuoti, la città incombe sempre come l’allarme di un’incursione aerea.

 

 

Chi ha letto “Fragile è la notte” non può che sperare nella conferma di leggere ancora Denis Carbone, ed in effetti un suo sviluppo seriale oltre che essere auspicato è decisamente nell’aria…. Hai chiuso il romanzo avendo già un’idea dei suoi prossimi passi?

In realtà no… 😊 Pensavo di chiudere le sue vicende con un solo libro, come accade sempre ai protagonisti dei miei romanzi. Ma c’erano molte domande senza risposta e l’esistenza di Denis sembrava così piena di cose da raccontare, che il resto è venuto quasi assieme: la richiesta da parte della Madeleine Film di trarne una serie tv e il desiderio di continuare la storia in maniera anche “orizzontale”, per almeno altri tre romanzi.

Angelo Petrella

Fortemente  grazie  ad  Angelo Petrella, grande potenza narrativa, grande personalità … e …. free jazz Ispettore Carbone…..

Sabrina De Bastiani

A cura di Sabrina De Bastiani

Di Angelo Petrella:

IL LIBRO – A Posillipo non succede mai niente. Da quando Denis Carbone è stato sbattuto nel commissariato di quel quartiere di signori per un brutto affare di scommesse, il suo fiuto da segugio si è dovuto misurare al massimo con qualche topo d’appartamento. Ma una mattina d’agosto il corpo di Ester Fornario, ricca, disinibita e bellissima, viene trovato ai piedi della torre che domina la sua villa da copertina: dopo dieci anni d’inattività forzata, è per Denis l’occasione perfetta per placare la sete di giustizia che insieme al Macallan gli sta bruciando il fegato…