Intervista a ANTONIO FUSCO






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Quanto c’è dell’esperienza personale del Tuo lavoro nella polizia nei romanzi?

I casi sono inventati e non potrebbe essere altrimenti per ragioni di deontologia professionale e rispetto per chi rimane vittima nella realtà di episodi criminali. L’articolarsi di questi casi, il modo di affrontarli, le ambientazioni, i dialoghi, le tecniche investigativa è chiaro che risentono del mio percorso professionale e della competenza acquisita negli anni di mestiere.

2) Come nasce il personaggio del commissario Casabona? Ti ci rifletti?

Nasce dalla voglia di raccontare un poliziotto vero. Diverso da molti di quelli proposti dalle fiction o da una certa letteratura di genere. Un commissario credibile e verosimile come ce ne sono tanti nella realtà. Mi ci rispecchio io come, penso, molti miei colleghi.

3) Qual è stato il tuo approccio col mondo della scrittura?

E’ nata prima la passione per la lettura. Poi alcuni amici mi hanno introdotto nel mondo del giallo invitandomi a loro eventi come esperto di investigazioni reali. Da li è iniziata a maturare l’idea di far incontrare le mie competenze con la fantasia della narrazione. Così sono nati Valdenza, immaginaria cittadina toscana dove sono ambientati i romanzi, e il commissario Casabona

4) L’impressione che si ha leggendo i tuoi romanzi è che la storia venga sviluppata attorno ad un argomento che fa da filo conduttore: il conflitto tra male e bene in “Ogni giorno ha il suo male”, la ricerca della giustizia ne “La verità dell’acqua”, il rapporto tra potere e verità in “Il metodo della fenice”. Nasce prima l’idea dell’argomento che vuoi affrontare o la trama del romanzo?

Nasce prima il tema portante poi intorno a quello costruisco la trama, che è in continua evoluzione fino all’ultima pagina. Nel senso che, man mano che il romanzo prende forma, cerca una strada propria e io gli vado dietro assecondandolo.

5) Pur dando una descrizione paesaggistica dettagliata e accurata delle zone e dei paesi toscani, la provincia in cui sono ambientate le storie risulta essere di fantasia. Come mai questa scelta?

Valdenza non esiste come provincia nella realtà perché non volevo vincolarmi ad un luogo specifico. E’ mia intenzione rappresentare la toscanità nel suo insieme più che un luogo specifico. Anche se la maggior parte dei riferimenti sono dedicati a Pistoia, la città dove vivo e lavoro.

6) E’ tutto frutto di fantasia o qualche storia si ispira a casi giudiziari reali?

Il caso è frutto di fantasia. Qualche volta elaborato partendo da uno o più casi reali ma di cui non mi sono occupato. Fatti che ho appreso dalla tv o dai giornali come normale cittadino.

7) Hai avuto modo di leggere qualche autore nordico?

Come tanti ho letto “Uomini che odiano le donne” e qualcosa di Jo Nesbo. Hanno un ottimo ritmo e una costruzione della storia armonica e rigorosa, anche se sono un po’ freddini rispetto al noir mediterraneo. Non mi riferisco solo all’ambientazione climatica, ovviamente.

8) Il tuo giudizio sul genere “noir”.

Oggi le classifiche dimostrano che il noir è il genere trainante nel mercato editoriale. L’unico che non risente della crisi e che aiuta i bilanci delle case editrici. Il fatto buffo, però, è che viene considerato dalle stesse case editrici come una letteratura di serie B. Lo scrittore di noir paga gli stipendi dei dipendenti dell’editoria ma viene visto sempre come lo zio ignorante da nascondere in cucina durante le cene importanti. Almeno questa è la mia impressione. Non lo ritengo giusto, anche perché c’è stata un’evoluzione rispetto al giallo classico. Nel noir entrano sempre di più tematiche sociali, etiche, esistenziali che lo avvicinano alla narrativa classica. Il mio “La pietà dell’acqua”, per esempio, affronta temi come l’armadio della vergogna, le stragi naziste, la corruzione del potere, il caso da risolvere diventa quasi un pretesto per parlare d’altro. Ma continuiamo a vivere in una specie di riserva, “il circuito della narrativa di genere”. Allo Strega, Campeillo, ecc., ci si va con altro che poi la gente non compra.

9) A quali progetti letterari ti dedicherai in futuro?

Non lo so. In questo periodo sto riflettendo e mi sto godendo la fase della promozione del mio ultimo romanzo “Il metodo della fenice”. E’ la parte più divertente perché mi consente di andare in giro per l’Italia e conoscere tanti nuovi amici.
Antonio Fusco

Intervista a cura di Simona Sireus

Di Antonio Fusco su Thrillernord:

IL LIBRO – Casabona si trova ad indagare, al fianco della collega inviata da Roma, Cristina Belisario, su una serie di omicidi apparentemente differenti tra loro ma che, invece, risulteranno compiuti dalla stessa persona…

IL LIBRO – È un Ferragosto rovente e sulle colline toscane ai confini di Valdenza viene trovato il corpo di un uomo, ucciso con una revolverata alla nuca, sotto quello che in paese tutti chiamano “il castagno dell’impiccato”. Non un omicidio qualunque, ma una vera e propria esecuzione, come risulta subito evidente all’occhio esperto del commissario Casabona…

IL LIBRO – Novembre, il mese dei morti e della pioggia. Una telefonata anonima sveglia la centrale di Valdenza alle prime luci dell’alba. Il commissario Casabona, che per via di uno scontro con sua moglie da un paio di giorni dorme in questura…