Intervista a ANTONIO LANZETTA




A tu per tu con l’autore

 

  • Ciao Antonio e ben tornato su Thrillernord. Ci siamo lasciati circa un anno fa con “Il buio dentro” uscito da poco. Vuoi raccontarci come sono andate le cose, con il tuo primo romanzo thriller?

È un piacere essere nuovamente ospite di quella grande casa per appassionati di libri che è ThrillerNord. Il Buio Dentro è uscito a ottobre 2016, data molto importante per la mia carriera di autore. Sono arrivato a scrivere romanzi “neri” dopo aver iniziato con libri di genere fantastico per ragazzi. Sono sempre stato un lettore abbastanza onnivoro, desideravo scrivere thriller ma non mi sentivo maturo al punto tale da farlo. Adesso la situazione non è cambiata del tutto, nessuno può definirsi maturo al punto da controllare alla perfezione la propria scrittura (n.b a meno che tu non sia Stephen King, George R. R. Martin, o altri mostri della letteratura contemporanea di genere), e non si finisce mai di imparare. Maturità a parte, però, ho pensato che dovevo avere il coraggio di cambiare. Le storie che scrivevo, anche se rappresentavano una parte di me, non mi facevano sentire soddisfatto. Il Buio Dentro ha ripagato la mia autocritica e il coraggio. Sono riuscito ad avvicinarmi a un target di lettori diverso, più ampio, e ha soddisfazioni importanti, come la pubblicazione all’estero (Francia, Canada, Belgio, etc…). Insomma, le cose sembrano muoversi nel modo giusto e adesso dipende tutto da me. La strada è in salita, lo sarà sempre. Si tratta di piantare i piedi nel terreno e non farsi spaventare dalle difficoltà.

 

 

  • Nella nostra precedente intervista, ci hai detto “io scrivo e basta, non importa se sia un thriller, un fantasy o altro… l’importante è che la storia venga fuori direttamente dalla pancia e dal cuore”. Secondo me, alla fine dei conti, i tuoi libri sono noir, sia perché lasciano sempre qualcosa in sospeso (non nella trama, ma nell’evoluzione dei personaggi), sia perché la storia è molto legata alla società e ai suoi aspetti meno piacevoli. Che ne pensi?

L’utilizzo della metafora è la forza dei libri. Leggere fiction permette di osservare aspetti della società che abbiamo quotidianamente sotto il naso ma che non riusciamo a cogliere nelle loro sfumature. Di base, non amo raccontare la morte: credo che non ci sia nulla di appassionante nel descrivere un crimine. A me piace parlare dei vivi. Mostrare i personaggi, i loro conflitti, e la loro vita. La morte è solo un mezzo che sfrutto per mostrare al lettore i miei attori.

 

 

  • Senza svelare troppo della trama, c’è qualche fatto di cronaca in cui hai trovato ispirazione per la tua storia o i tuoi personaggi?

Amo la criminologia e definire il profilo del “cattivo”, dargli una motivazione concreta che lo renda credibile, è la sfida più complessa. Ho collezionato nel tempo alcuni testi e manuali di psicologia che consulto e leggo con interesse mentre scrivo. La storia dell’uomo è piena di personaggi inquietanti. Ci chiediamo spesso da dove derivi tutto il male che abbiamo intorno e non riusciamo a comprendere a pieno le ragioni della cattiveria, quando poi alla fine sarebbe sufficiente guardarci allo specchio. Il male si nasconde da qualche parte nella nostra testa. I più forti riescono a seppellirlo negli angoli più remoti dell’anima. Non tutti però sono così bravi.

 

 

  • So che tra i tuoi autori preferiti c’è Wulf Dorn che, come te, scrive thriller piuttosto atipici. Ma qual è il romanzo che ti ha convinto a diventare uno scrittore?

Wulf Dorn è uno dei miei autori europei preferiti e ho avuto l’onore di moderare una sua presentazione (libro Incubo, Corbaccio Ed.) nella provincia di Salerno qualche anno fa. È una persona molto umile, oltre che un grande autore e uomo. Da lettore preferisco le contaminazioni: i generi sono stati creati per rendere la vita più semplice ai librai. Il libro che ha fatto nascere in me l’esigenza di scrivere è Io sono leggenda di Richard Matheson, uno di quei romanzi immortali in grado di fare letteratura e intrattenere allo stesso tempo. Questa è la vera forza di un autore: creare storie che sono destinate a sopravvivere nel tempo e a fare scuola.

 

 

  • Tu comunichi molto per immagini, nei tuoi libri. Descrivi attentamente sia i paesaggi che i tuoi personaggi. Mentre leggevo il tuo libro, riuscivo a “immaginarlo” in maniera molto nitida. Questo mi porta a chiederti: qual è il tuo rapporto con il cinema e c’è qualche film che hai apprezzato e che, in qualche modo, ha influenzato il tuo modo di scrivere?

Il linguaggio deve essere adeguato al contesto. La sceneggiatura cinematografica, ma soprattutto delle serie tv, è penetrata nelle case, ha impressionato, stupito e creato dipendenza. Dopo i libri, sono un amante del cinema e un drogato di Netflix. Ho avuto la fortuna di crescere con X-Files e guardare sul grande schermo capolavori come Seven. Provo ad assorbire come una spugna le cose che mi piacciono e a usarle nella scrittura in modo da dare al lettore la sensazione di conoscere anche l’autore oltre che i suoi personaggi.

 

 

  • “I figli del male” è il secondo libro dedicato ai ragazzi di Castellaccio. Sono certa che ce ne saranno ancora. Vuoi darci qualche anticipazione?

Con I figli del male si ritorna a Castellaccio insieme a Damiano Valente, lo Sciacallo. Il buio dentro avevo aperto una porta e offerto spunti di scrittura che dovevo cogliere. Aspetti che necessitavano d’essere sviluppati per seguire l’arco di trasformazione dei personaggi. I figli del male gioca con lo spazio e il tempo. È un thriller ma soprattutto una storia di vita.

 

 

  • Presentazioni, fiere dei libri, interviste su blog e giornali… Vuoi dirci cosa pensi dell’attuale mondo dell’editoria, del suo rapporto con i social e di come “ti ci senti dentro”?

Il mondo dell’editoria in Italia è davvero complesso. Ci sono più libri pubblicati che letti,e i dati delle vendite sono espressione di una vera e propria crisi della lettura. Pigrizia, ignoranza, cattive abitudini sono solo alcune delle possibili spiegazioni a proposito del perché il nostro paese sia fanalino di coda nella lettura. Spesso a offrire la qualità sono gli editori indipendenti che faticano a penetrare le librerie. Un mondo ostile che io cerco di affrontare con la sfrontatezza di Davide contro Golia. Cerco di concentrarmi sulla scrittura, di rialzarmi ogni volta che cado, di leggere come un matto e di consolidare le relazioni con i lettore. La vera forza di un autore sono le persone. Senza seguito non si va da nessuna parte.

 

 

  • Per concludere, ho una curiosità (anche un po’ scema, se vuoi). So che sei un accanito gattaro (anche se è una specie di ossimoro). Perché nei tuoi libri parli di cani, ma non di gatti?

Ahah! Bella domanda. Sono un gattaro fanatico ma amo tutti gli animali. I miei nonni vivevano in campagna e ho avuto la fortuna di essere in contatto con cani, gatti, cavalli, etc… la prima cosa che ho letto, a sette anni, è stata un’enciclopedia di zoologia. A casa la televisione serviva a due cose: guardare cartoni animati giapponesi e i documentari di Quark. C’è stato un periodo, alle medie, in cui sognavo di diventare veterinario, poi mi sono laureato in Economia. La vita è strana.

Antonio Lanzetta
A cura di Maria Sole Bramanti

Antonio Lanzetta



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