Intervista a Antonio Lanzetta




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Antonio, “Il buio dentro”, “I figli del male” e ora “Le colpe della notte”. Buio, male, colpa, termini evocativi e potenti, strettamente collegati l’uno all’altro nell’immaginario. Cosa rappresentano per te questi concetti e la scelta di affrontarli e portarli alla luce nei tuoi romanzi?

La realtà che viviamo è colorata da sfumature di nero e di grigio. Credo che il compito della narrativa sia di provare a spiegare l’uomo, la vita, oltre che intrattenere, altrimenti ci ritroviamo a leggere romanzi usa e getta, e di quel tipo forse ce ne sono già troppi sugli scaffali. Ho costruito la trilogia sull’esigenza di avere qualcosa da dire ai lettori, qualcosa che andasse oltre tutto. Parlando di thriller, ci si aspetta che la morte sia il vero protagonista delle storie. Io credo invece che non ci sia nulla di speciale nel raccontare la morte, nel mostrarla per quello che è, perché la vera sfida per un narratore invece consiste nel mostrare la vita dei personaggi. Spiegare quel meccanismo secondo il quale gli uomini cadono e poi si rialzano, di continuo.

 

 

 

Un elemento comune e punto di forza dei tuoi romanzi e della tua scrittura è la capacità di descrivere gli abissi del male senza però darne la connotazione di assoluto. Fattore che innesca e porta all’estremo il meccanismo della paura e dell’angoscia, perché cosa può essere più spaventoso di un male che non è sempre e solo male, ma irrompe in uno stato di quiete e spesso coesiste? Nelle tue pagine è impossibile abbassare del tutto la guardia, ma nel contempo si è portati a fidarsi, meglio ancora a confidare nei personaggi e nel loro riscatto… Cosa ne pensi di questa chiave di lettura?

In primis, ti ringrazio per aver colto il senso dei romanzi. Edgar Allan Poe, Lovecraft, e poi Shirley Jackson, Stephen King e molti altri autori hanno insegnato che non si deve temere ciò che si vede ma l’invisibile all’occhio umano, qualcosa di più profondo che si nasconde negli anfratti più bui della coscienza. Desideravo raccontare l’angoscia nell’animo umano e farlo in modo che potesse ambire a diventare il mio marchio di fabbrica.

 

 

Ne “Le colpe della notte” tornano lo Sciacallo Damiano, Flavio e Stefano. E tornano in un momento particolare delle loro vite, momento che forse non è più quello delle rese dei conti, neppure quello di un impossibile oblio, ma quello del prendere le distanze dal trauma che hanno subito e che invariabilmente li ha cambiati per sempre. E in questo senso arriva come un romanzo fortemente vitale. Era tuo intento in un piano di scrittura o sono stati i tuoi personaggi a volerlo?

A un punto del loro percorso di vita, Damiano, Flavio e Stefano dovevano provare a cercare un equilibrio, un punto di fuga lontano dall’estate del 1985 e, sebbene siano uomini fatti di vetri rotti invece che ossa, sembravano avercela quasi fatta. Almeno, c’era l’illusione di un nuovo inizio per loro. La sostanza dei fatti però è che la vita in qualche modo ti cambia e ogni volta che cadi, poi ti rialzi ma qualcosa dentro di te è mutato per sempre e non più tornare indietro. È la realtà e riguarda tutti noi: non c’è redenzione.

 

 

 

Le colpe della notte” è un romanzo completo, tanto che è davvero difficile avvicinarlo ad un unico genere. E’ un thriller incalzante e agganciante ma è anche un libro intimistico, è nero ma è anche lirico. Il tutto senza dare l’impressione di un crogiuolo o di un melting pot, ma risultando perfettamente omogeneo e armonico. Garantisce un’esperienza di lettura che tocca molteplici corde e tutti i cinque sensi, forte di un talento narrativo importante e supportato da una scrittura sferzante e incisiva, netta, ma morbida all’occorrenza. E’ questa, come Autore, la direzione verso la quale vuoi andare?

Spero di sì. Stephen King disse che ogni autore deve trovare la propria strada, creare uno stile che abbia identità propria, come ascoltare un riff di chitarra e capire da subito che quello alla radio è un pezzo dei Rolling Stones. Dalla mia parte ho la passione per i libri, il mio modo di essere un lettore onnivoro (n.b.: fatta eccezione per i romanzi rosa, quelli non riesco proprio a digerirli). La narrativa sovrasta tutti i generi, è solo un modo per raccontare storie che vengono dal cuore e che sono sentite. Scrivere con passione, senza pensare a voler appartenere per forza a qualcosa ma a essere sincero e unico, questo è il mio obiettivo.

 

 

 

Di romanzo in romanzo assistiamo alla progressiva evoluzione dei tuoi protagonisti. Illumini e approfondisci aspetti della loro interiorità, del loro modo di reagire e metabolizzare le situazioni. Allo stesso modo l’impressione è che anche Castellaccio, il paese del Cilento da te immaginato, contemporaneamente ambiente e protagonista esso stesso delle tue storie, si muova con loro, li assecondi. In quale misura, nei tuoi romanzi, l’ambiente reagisce ai personaggi e viceversa?

Il Buio Dentro, I Figli del Male e Le Colpe della Notte, sebbene indipendenti e autoconclusivi, dovrebbero essere letti come un’unica grande storia caratterizzata da un inizio e una fine. Questa storia, di pagina in pagina, ne origina altre che si rincorrono nel tempo, mostrando la vita dei personaggi e il mondo a cui appartengono. Anche Castellaccio è protagonista, non solo uno sfondo di scena, ma un microcosmo in cui il dolore, l’amore e altri sentimenti si intrecciano e diventano reali.

 

 

 

 

Il lancio de “Le colpe della notte” è stato accompagnato dalla strenna di un tuo racconto inedito, Cicatrici, riguardante in particolare Flavio. Essendo perfettamente a tuo agio in entrambe queste forme narrative, hai pensato alla possibilità di scrivere ancora racconti incentrati sui tuoi personaggi, focalizzando episodi che andrebbero ad aggiungere tasselli nella loro definizione?

Cicatrici è un racconto spin-off che dovrebbe essere letto prima de Le Colpe della Notte. Onestamente preferisco i romanzi ai racconti, perché ho più tempo e spazio a disposizione per raccontare una storia, ma ho imparato che nella vita non si deve mai escludere nulla, quindi… chissà.

 

Grazie di cuore ad Antonio Lanzetta, disponibilità e talento , cifra unica.


 

A cura di

Sabrina De Bastiani e Leonardo Di Lascia


Antonio Lanzetta (Scheda Autore)


Antonio Lanzetta È uno scrittore salernitano che, dopo aver iniziato la sua carriera come autore di romanzi fantasy/young adult, vira verso il thriller, prima con il racconto breve Nella Pioggia, finalista del premio Gran Giallo di Cattolica, e poi con Il Buio Dentro, romanzoche gli permette di valicare i confini nazionali, venendo tradotto da Bragelonne, una delle più prestigiose case editrici d’oltralpe, in Francia, Canada e BelgioIl Buio Dentro viene anche citato dal Sunday Times come uno dei cinque thriller non inglesi migliori del 2017. Da quest’autunno, Lanzetta è anche opinionista di cronaca nera per la Vita in diretta su Rai Uno.

 

Acquista su Amazon.it: