Intervista a ANTONIO MANZINI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) La serie di Rocco è un inno all’amore coniugale, all’amicizia e al legame con le proprie origini. Rocco è cresciuto nella Roma povera dove o sei guardia o sei ladro e lui, anche dopo essere diventato guardia, non ha mai voluto chiudere con i suoi giri loschi. Poi da un altro pianeta è arrivata Marina, che non condivide con Rocco la sua visione un pó bislacca di legalità, ed è l’unica con il potere di farlo cambiare (o almeno di farglielo prendere in seria considerazione) . Ci vuoi forse dire che grazie all’amore anche gli zoccoli duri come il nostro Vicequestore si posso redimere?

Non arrivo a tanto.
Dico semplicemente che spesso l’amore fa compiere azioni e perdonare cose che razionalmente non accetteremmo mai.

 

2) Rocco è un vero e proprio bastardo e sono rarissimi gli atti di gentilezza verso chi gli sta intorno ogni giorno. Lo troviamo invece disposto a rischiare tutto per degli sconosciuti ( come i clandestini nascosti nel rimorchio in Pista Nera). Perché questa bontà selettiva?

Non è bontà selettiva. Rocco ha cuore per chi sta dietro, per gli ultimi della classe, per chi non ha più un santo a cui votarsi.

 

3) Oramai il giallo classico sta scomparendo, surclassato da laboratori high-tech e indagini della scientifica che fanno sembrare tutto estremamente semplice. Rocco Schiavone invece è della vecchia scuola e per risolvere i casi spesso si affida all’intuito e alle scartoffie. Non pensi di averlo lasciato troppo indietro rispetto ai tempi?

I laboratori hi-tech sono tali nei telefilm americani. Nella realtà le cose non stanno proprio così. L’unica tecnologia che funziona, pare, sia quella della rintracciabilità dei cellulari. Ci pensa che noia risolvere i casi con un numero di telefono? l dna invece è una maniera molto semplicistica di guardare alla realtà. quando ci si inerpica nei dettagli ci si rende conto che tutta questa precisione non c’è. Continuo a preferire narrativamente parlando l’umanità alla scientificità (supposta) delle indagini odierne.

 

4) “Non ci resta che piangere” era il famoso film di Troisi, qui invece si potrebbe dire “ non ci resta che ridere”. Rocco è triste e depresso, al limite della sopportazione e scarica tutto il suo malessere sugli altri con ironia sprezzante e cattiveria. Eppure ci fa ridere. Perché pensi facciano tanto divertire i lettori queste sue battute al vetriolo e la sua maleducazione?

Forse perchè è spiazzante. Ma la cosa fondamentale io credo sia non fare la battuta per la battuta. Non costruire il dialogo solo ed esclusivamente per far ridere. Lì si noterebbe solo l’artificiosità dell’atto e l’inutilità dello scrivere. La battuta, la reazione comica nella vita come sulla pagina deve essere naturale e arrivare solo quando deve arrivare.

 

5) Rocco è molto amato ma anche molto criticato, tra le critiche più diffuse tra gli amanti del giallo si dice che sia troppo sopra le righe per essere credibile. Tanto da trovare le soluzioni dei casi un pò surreali e inverosimili. Perché l’hai voluto rappresentare così eccessivo in ogni senso?

“Pista nera” si tratta di un omicidio passionale perpetrato da due amanti. “La costola di Adamo” è un suicidio mascherato da omicidio con tracce dell’assassino (finto) lasciate per incolpare un marito violento, quindi tracce sì surreali, ma perchè non vere, bensì artificiali. Nel rapimento del terzo libro non ci trovo niente di inverosimile, così come nel quarto libro. L’ultimo è una storia di droga dove una banda di nigeriani si vendica per un furto di cocaina. Il romanzo si nutre di storie che possono stare al limite della verosimiglianza, ma rientrano nel verosimile. Altrimenti potrei raccontare una bella rapina in banca e cavarmela con una ventina di pagine. Ma quella si chiama cronaca, ed è compito dei giornalisti raccontarla. Io faccio altro. Detto tra noi, lei trova verosimili le storie di Burke? Di Lansdale? Di King? di Nesbo? di Brookmeyer? di Conan Doyle? Vogliamo parlare di murder in the rue morgue di Poe? Dei dieci piccoli indiani? Il giallo per me è sempre stato e resterà un pretesto per raccontare altro.

 

6) I lettori del gruppo ThrillerNord attendono con ansia di vedere la trasposizione delle storie del vicequestore Rocco Schiavone nella fiction TV. So che sei coinvolto nella sceneggiatura. Oltre a Marco Giallini che interpreterà Rocco Schiavone, quali altri attori lo affiancheranno? Le storie saranno ispirate alle trame dei tuoi libri?

Le storie sono i libri. Più una puntata che raccoglie due racconti ambientati ad Aosta. Gli altri attori, purtroppo non li conosco a parte la signora Ragonese che interpreta Marina. Ma da quel poco che ho visto sono bravissimi! E vorrei ricordare la regia di Michele Soavi.

 

7) Hai mai letto un autore di thriller del Nord Europa?

Poco. A parte Nesbø qualcosa della Läckberg, la Holt ma degli scrittori nordeuropei preferisco leggere altro. Paasilinna, Larsson, Wieringa. Hamsun, Stangerup e via cantando…

 

8) Parliamo di rotture di coglioni. A che grado stanno le Clarks fradice?

Nono pieno. Più o meno come ‘ste zanzare che mi stanno dando il tormento in questo momento.

Antonio Manzini

Intervista a cura di Erica Puggioni