Intervista a Carlotta Borasio, Monica Coppola e Francesca Mogavero




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Come è nata l’idea di scrivere un libro a sei mani?

Carlotta: Galeotte furono le fiere: per un motivo o per un altro (chi scrivendo, chi lavorando in casa editrice) facciamo parte del mondo editoriale e ci siamo spesso trovate in fiera a parlare di quanto sarebbe stato bello fare qualcosa noi tre. Poi avevamo già scritto un racconto nell’antologia Dai un morso a chi vuoi tu (Booksalad), quindi insomma, in qualche modo eravamo già rodate.

Monica: C’eravamo già sperimentate, insieme ad altre autrici, nel 2016 in una raccolta a più mani Dai un morso a chi vuoi tu su cibo e amore. Quando ci siamo riviste a Portici di Carta nel 2019 erano cambiate tante cose, c’erano stati in mezzo altri romanzi e la nascita della casa editrice di Francesca: è arrivata la nostalgia e insieme la voglia di tuffarci in un progetto nuovo,per contaminarci e stimolarci a vicenda. Ci siamo trovate in una caffetteria e abbiamo fatto un bel brainstorming per scegliere il tema: è così è nato 3. Numero imperfetto.

Francesca: Nel 2016, assieme ad altre autrici di tutta Italia, siamo state coinvolte nell’antologia Dai un morso a chi vuoi tu. Storie d’amore per appetiti formidabili, una raccolta, edita da Booksalad, che comprendeva racconti sul cibo e sull’amore (con relative ricette); senza metterci d’accordo, abbiamo proposto all’editore e ai lettori un menù completo, dagli antipasti ai dolci! Personalmente, ho un profondo debito di gratitudine nei confronti di quel progetto. Carlotta, Monica e io ci conosciamo, viviamo a Torino e – parlo soprattutto per me – forse non riusciamo a dedicare alla scrittura tutto il tempo che vorremmo; quindi, dopo esserci incontrate più volte in fiera, ci siamo date appuntamento davanti a un caffè, ci siamo guardate e ci siamo dette: “Perché non riprovarci?”. Abbiamo buttato giù una lista di temi, abbiamo scelto quello più nelle nostre corde e ci siamo lanciate, tuffate: scrivere avendo la possibilità di confrontarci, di “leggerci” a vicenda, in anteprima e con una data di scadenza, si è confermato salutare, divertente e arricchente.

 

 

Pensate di ripetere l’esperimento provando magari a scrivere un romanzo in collettivo?

Carlotta: A me l’idea del romanzo collettivo piace molto. Con mio marito ho scritto un racconto lungo Al buio a quattro mani: è stato molto interessante e divertente. Secondo me ci vuole una struttura molto forte per scrivere a più mani, molta affinità, molto tempo e molto lavoro di squadra. Insomma bella l’idea ma sviluppata e gestita bene.

Monica: L’idea di un romanzo collettivo mi spaventa: la nascita e lo sviluppo di una storia ha una dimensione talmente intima e complessa che personalmente sono sempre stata intimorita dalla stesura di un romanzo collettivo. Trovo invece stimolante e arricchente, da un duplice punto di vista di lettrice e scrittrice, le raccolte di racconti curate da diversi autori: chi scrive può cogliere nuovi input su un tema e osservarlo da nuovi punti di vista; chi legge ha la possibilità di “sfogliare” stili narrativi diversi e magari conoscere e apprezzare nuovi autori.

Francesca; Questa sì che è un’idea grandiosa! Per ora ci siamo cimentate nei racconti, ciascuna con la propria trama, il proprio stile. Unire le penne, le forze, le teste in una storia comune, armonica, sarebbe proprio un esperimento intrigante, una sfida. Io dico che sarebbe ora di fissare un altro caffè nel nostro solito posto, che ne dite, ragazze?

 

 

Quanto è importante saper comunicare i propri sentimenti nel pubblico e nel privato?

Carlotta. Tantissimo: mi occupo di comunicazione online per le imprese e si parla sempre di mezzi (usare o non usare Whatsapp). Si parla poco di buone pratiche.
Non si insegna alle persone a gestire i conflitti, a chiedere aiuto, a come dire ‘no’ quando non ci va di fare una cosa, senza sensi di colpa. Questo genera immensi problemi quando diventiamo genitori.

 

 

Musica e amore come descrivere questo binomio?

Monica. Una canzone dura in media quattro minuti, una storia d’amore si spera un po’ di più, eppure si tratta di due elementi inseparabili.
Ci sono canzoni che si appiccicano all’anima perché incollato dietro hanno il ricordo di qualcosa che hai vissuto e quando le senti non importa quanto tempo è passato, quanti pensieri o persone in mezzo, parte l’intro e tu sei di nuovo lì, in quel passato, con quella persona che magari è ancora accanto a te o forse no. Ogni storia ha la sua “musica” qualcosa che hai sentito, vissuto e percepito mentre la vivevi: può essere una canzone ma anche il suono della pioggia, il fischio di un treno che arriva e riparte o l’eco delle prove di violino nella piazza del Conservatorio, come accade nel mio racconto.

 

 

Calcio, amore e cucina: esiste davvero una ricetta che riesce a dosarli e combinarli sapientemente?

Francesca. Ehi, le ricette sono segrete! Sto scherzando, le mie, scritte su pezzi di carta in pessima grafia, sono sparse per casa, a disposizione di chiunque, o mandate via WhatsApp agli orari più improbabili – che poi i destinatari siano felici di riceverle, è un altro discorso. Ogni mano (e ogni forchetta, ogni forno) le rende uniche e speciali – come la pasta al forno della nonna: usiamo gli stessi ingredienti, ma la sua è inimitabile. Per cui non so dirti se esista una ricetta universale, che riesca ogni volta, ma posso darti la mia: Conoscenza, Curiosità, Compromesso. Far conoscere all’altra persona i tuoi interessi, si tratti di Premier League, di cucina, dinosauri, unicorni, senza imporli; essere curiosi di conoscere il mondo dell’altro, di sperimentare cose nuove, dai sapori, ai passatempi, ai suoni, senza perdere se stessi, semmai espandendosi; venirsi incontro, della serie: “Se io stasera resto con te sul divano a guardare Arsenal-Liverpool (senza russare né mugugnare!), tu domani guardi assieme a me quel film sugli squali preistorici e i coccodrilli giganti?”… Magari poi scopriamo che il gioco dei Reds è avvincente, che le espressioni del loro allenatore, Jürgen Klopp, ci divertono, possono ispirarci, addirittura! D’altra parte, la persona con cui condividiamo il sofà e la vita potrebbe comprendere le ragioni per cui un lucertolone troppo cresciuto o un megalodonte ci affascinino così tanto – perché sono grandiosi e potentissimi, accidenti!
Esaltazione per i rettili e i pesci cartilaginei predatori a parte, mescolando conoscenza, curiosità e compromesso con energia, entusiasmo, empatia, in un modo tutto nostro, il risultato dovrebbe essere qualcosa di dolce, soffice e nutriente: la Condivisione. Si adatta a qualunque dieta e non scatena intolleranze, anzi.

 Carlotta Borasio, Monica Coppola e Francesca Mogavero 

A cura di Cristina Bruno

 

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