Intervista a CARME CHAPARRO




A tu per tu con l’autore

 

1 ) Mi piace molto l’ambientazione del centro commerciale, io lo trovo un luogo dove pur essendoci tanta gente ci si sente molto soli, tu come mai hai scelto questo tipo di ambientazione?

Avevo bisogno di un posto affollato, dove la gente si distrae facilmente. Avete mai fatto caso a come sembriamo vagare in un centro commerciale finché un oggetto esposto in una vetrina non cattura la nostra attenzione? È il luogo perfetto per la scomparsa di un bambino.

 

 

2)  La trama è molto ben congeniata e non banale, un modo di scrivere raffinato, cosa ti ha permesso di studiare e pensare una storia così?

Le mie bambine. Le paura più grande che può avere una madre è che possa succedere qualcosa di brutto al proprio figlio, ed in particolare che sparisca. Il fatto di non sapere dove si trova, cosa fa, se sta piangendo. Come giornalista ho intervistato molti genitori di bambini scomparsi e devo dire che la loro angoscia, il vuoto che che li strazia è davvero difficile da descrivere in tutta la sua forza.
E infatti ho cercato di capire come mi sarei sentita io se fossero sparite le mie figlie

 

 

3 ) I bambini son sempre il primo pensiero dei genitori, ma secondo te, le distrazioni nella vita reale, son così frequenti?

Molto più di quanto crediamo. Se avessimo la possibilità di osservare la nostra vita dall’esterno ci renderemmo conto che ci distraiamo spesso, molto più di quanto si possa immaginare. E anche i bambini si distraggono, perché qualcosa attira la loro attenzione, o perché sono stanchi.
È un miracolo che non succedano più fatti drammatici.

 

 

4 ) Dal tuo lavoro di giornalista al passaggio alla scrittura di un romanzo, quali son le difficoltà nel cambiare modo di scrittura?

La tecnica non cambia. Io scrivo, di fatto , perché la gente mi ascolti. Ho quindici secondi di tempo per presentare i servizi del TG e quindi devo essere concisa, descrittiva ed anche un po’ intrigante per far sì che l’ascoltatore abbia voglia di saperne di più. Questo stesso tipo di linguaggio visivo e dal ritmo serrato è quello che ho utilizzato per scrivere il romanzo. Ma ci sono delle differenze fondamentali. Nel mio lavoro di giornalista devo tenere a freno al massimo le emozioni , mentre come scrittrice miro alla pancia della gente. E’ stato emozionante scoprire che avevo la capacità di creare. Racconto la verità da più di vent’anni e accorgermi che i personaggi facevano quello che volevo io è stato uno shock.

 

 

5) Ana Arén, ispettore di polizia è un personaggio completo, come è nato?

Volevo che a capo delle investigazioni ci fosse una donna vera. Non James Bond o questo detective supereroi che escono indenni da tutto. Ana è come tutti noi. Lavora, si arrabbia, soffre, commette errori. Ci possiamo immedesimare con ciascuno dei personaggi.

 

 

6)  Quali son le tue letture sul comdino?

Sono una lettrice onnivora, adoro cambiare. Leggo saggi scientifici, Paul Auster, Ian
McEwan, ma anche Stephen King o Pierre Lemaitre. Ecco, magari con gli anni ho capito che se un libro non mi acchiappa fin dal principio, lascio perdere, anche perché là fuori c’è tanta ottima letteratura da leggere.

 

 

7)  Conosci il genere nordico? Apprezzi qualche autore in particolare?

Come svariati altri milioni di europei mi sono innamorata del genere nordico grazie a Stieg Larsen. Dopo il suo successo planetario è arrivata dal nord una ondata di autori. Io sono appassionata di Jo Nesbo, di Henning Mankell e di Asa Larson.

Carme Chaparro

A cura di Leonardo Di Lascia

Ultima pubblicazione di Carme Chaparro:

IL LIBRO – In un centro commerciale di Madrid, nel mezzo della confusione di un pomeriggio di acquisti, qualcuno osserva i bambini che giocano. Sarebbe facile sceglierne uno e rapirlo. Molto facile, se solo la mamma si allontanasse…
Ecco, una mamma si distrae. Per un attimo lascia la mano del suo piccolo per guardare una vetrina. Abiti colorati, scarpe meravigliose. È lontana. Quanto basta. Al mostro bastano pochi secondi.  Qui inizia l’incubo, all’improvviso. Eppure c’è qualcosa di peggio d’un incubo che ha per involontario protagonista un bambino indifeso. È quando lo stesso incubo si ripete a distanza di tempo. Prima uno, poi un altro… 



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