Intervista a Cecilia Lavopa




A tu per tu con l’autore

 

 

Cara Cecilia, i tuoi racconti sono stati davvero avvincenti. Sono molto felice di averli potuti leggere. La scelta dell’antologia di racconti anziché di un libro è stata ragionata? C’è la possibilità che tu possa scrivere un seguito visto il successo che stanno riscuotendo?

Intanto ti ringrazio della splendida lettura che ne hai fatto. Hai colto tutto quanto è contenuto all’interno, frutto di una casualità, pensieri sparsi tenuti dentro un cassetto e venuti fuori a distanza di molti anni grazie a Marilù Oliva. Lei ci ha creduto e ha voluto che provassi a creare un’antologia, cosa che poi ho fatto e che ha trovato nel coraggio dell’editore I Buoni Cugini la sua pubblicazione. Non credo ci sarà un seguito, sarebbe difficile il confronto con questi. Preferirei pensare a qualcosa di diverso, sempre che abbia l’idea giusta!

 

 

Anche prima di scrivere una tua opera non eri comunque lontana dal mondo letterario, infatti ti occupi di un blog dedicato alla letteratura chiamato “Contorni di noir”. Come è nata questa idea del blog?

Facevo la moderatrice in un forum di libri, sempre dello stesso genere, il quale è stato chiuso per motivi mai chiariti. Qualche mese prima che chiudesse, ho copiato tutte le recensioni che avevo postato e le ho tenute da parte.  Parliamo del 2010, all’epoca i blog non erano ancora così comuni come ora, ma un amico mi consigliò di provare ad aprirne uno. E così provai, con l’aiuto di Google, ad aprire un blog – era blogspot. Dopo due anni in cui ho continuato a gestirlo da sola, ho dovuto cercare altri collaboratori e sono davvero contenta di tutti quelli che condividono la mia passione – siamo circa una ventina tra amici lettori e scrittori – e lo fanno con grande bravura e capacità.

 

 

 

 

Il noir è un genere particolare, simile al giallo ma che ha le sue specificità. Hai sempre avuto questa passione?

Sì, non per niente il titolo del mio blog lo richiama. Ho cominciato leggendo Jean-Claude Izzo, in particolare un romanzo intitolato “Il sole dei morenti” (parla dei clochard a Marsiglia, una lettura imprescindibile) e mi hanno colpito la profondità, la melanconia, la denuncia sociale, un pugno allo stomaco. Tutti gli autori di noir raccontano di una società che fa sempre più fatica a sopravvivere. E’ questo che mi piace, il fatto che siano storie molto più reali di quanto si possa pensare.

 

Quali sono i tuoi riferimenti letterari per quanto riguarda la letteratura noir? C’è un caposaldo del genere secondo te?

Ce ne sono parecchi e diventa difficile stilare un elenco, anche perché alla fine esistono molte contaminazioni sul genere. Però se dovessi pensare a dei nomi, ti direi Derek Raymond, James Ellroy, Edward Bunker, Massimo Carlotto e Izzo che ho citato prima. Ma davvero ce ne sono tanti e tutti meritevoli di lettura.

Hai scritto quindici racconti, uno più bello dell’altro. Ne hai uno in particolare che hai preferito scrivere?

Come dice qualche autore dei propri  libri, difficile scegliere tra i racconti che ho scritto uno preferito. Ognuno di essi è legato a un’esperienza, una persona, un periodo. Posso dire che sono molto legata a “Irene aveva diciott’anni”, perché parla della malattia vista dal lato di chi ne è spettatore e non protagonista.
Cecilia Lavopa


A cura di Barbara Aversa Pacifico


 

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