Intervista a Cristina Rava






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Ardelia è un personaggio con molte sfaccettature e molto complesso, inoltre i lettori l’hanno già conosciuta nei romanzi della serie di Bartolomeo Rebaudengo. Quando ha iniziato a pensare a lei come protagonista di una nuovo ciclo di romanzi? E soprattutto perchè il passaggio da un protagonista maschile ad uno femminile?

Ardelia Spinola è diventata protagonista della serie succedendo in modo naturale alla figura del commissario. Questo percorso potrebbe essere stato determinato dal bisogno di cimentarmi in un nuovo personaggio, ma anche dal desiderio di affrancarmi dallo schema tradizionale dell’indagine di polizia. Per ovvia conseguenza ha anche comportato un cambio di prospettiva dalla quale guardare il mondo, non soltanto per la differenza di genere tra i due, ma anche per le caratteristiche di personalità. Una piccola sfida. Nella finzione letteraria l’autore deve saper entrare nella mente e nel cuore dei personaggi, indipendentemente dalle loro identità, prima di tutto sessuali.

2) Leggendo i suoi romanzi io mi sono fatta un’idea chiara su Ardelia, ma mi piacerebbe molto se fosse lei a descriverla ai lettori, come se dovesse raccontarci di una sua amica.

La dottoressa Spinola è un medico che si occupa dell’aspetto legale della medicina, quello cioè relativo a condizioni infortunistiche o patologiche, nelle quali sia necessario un parere tecnico sullo stato del paziente. Un settore non secondario della professione è legato al contesto autoptico sia esso a fini assicurativi che giudiziari. In questo ambito Ardelia è fedele all’immagine logico-deduttiva dell’investigatore scrupoloso. Ma è anche altro. Animata verso i vivi come verso i morti da una profonda pietas laica, non esaurisce il suo ruolo compilando una perizia per la procura, ma andando a cercare le remote cause dell’agire umano, soprattutto quando questo comporta la violenza di un soggetto su un altro che ne diventa vittima. Paragona se stessa allo psicopompo di tradizione classica che traghetta l’anima del deceduto nell’Ade. Non ha illusioni di giustizia, ma ritiene che la scoperta della verità sia indispensabile alla pace dell’anima. ​Nella vita quotidiana e privata è una donna normalissima, curiosa, vivace, portata per sua natura alle catastrofi, ma capace di grandi resurrezioni, per quanto faticose. Ha le paure di tutti noi, s’illude e si sorprende ancora, sogna e si dispera. Ama i gatti e la cucina.

3) Lei riesce sempre a creare delle ambientazioni molto intime e familiari, e forse è anche questo piace tanto delle sue storie. Le descrizioni dei paesaggi, di Albenga, del suo amato centro storico, non sono mai formali e non sembrano delle scenografie, ci vengono raccontate attraverso lo sguardo di una persona che ama e conosce bene quei luoghi. Quanto c’è di suo in Ardelia? Dove finisce lei e inizia il personaggio?

C’è di me un po’ in tutti i personaggi o i personaggi mi donano qualcosa di sé, per una misteriosa osmosi che sempre si crea tra l’autore e le sue creature. Così non fosse, sarebbero figure di carta e basta, come purtroppo accade di leggere, quando le figure narrate ci suonano innaturali. Naturalmente nella costruzione di una protagonista femminile pressappoco coetanea, può accadere che si attinga dal proprio bagaglio esperienziale ed emotivo in maggior misura.

4) Una mia piccola curiosità: Ardelia per alcuni aspetti mi ricorda Erica Falk, protagonista dei romanzi di Camilla Lackberg, soprattutto per le vicende familiari e quindi per quello che probabilmente scopriremo nel suo prossimo romanzo. Lei ha letto la Lackberg? E più in generale, le piacciono i giallisvezia e i thriller nordici?

Ho letto Camilla Lackberg ma non è tra i miei preferiti: troppo marcata la visione femminile. Preferisco una narrazione più neutra. Si tratta naturalmente di una mia opinione personale. Sì, conosco autori nordici, che ho amato molto in passato. In questo periodo non sto leggendo noir o polizieschi. Non si finisce mai d’imparare, ed anche allargare l’orizzonte ad altri contesti è importante.

5) Se dovesse definire il genere dei suoi romanzi, cosa direbbe?

Difficile etichettare il proprio lavoro. Non saprei in quale casella metterlo. Nei miei romanzi si arriva alla verità, ma non ci sono trucchi, né sfide al lettore. Sono casi di cronaca nera che possiamo trovare sui giornali o nei notiziari. Nelle mie storie la morte rappresenta il punto di arrivo di passioni malate e bisogni distorti. E proprio da questo punto di arrivo si parte, percorrendo a ritroso le impronte fisiche e mentali che ha lasciato l’assassino.

6) Parliamo di un altro personaggio molto vicino ad Ardelia, lo zio Gabriel. Si è ispirata a qualcuno che conosce? Si intuisce che ci sarebbe molto da raccontare: un passato carico di esperienze forti. Il campo di concentramento, la caccia ai nazisti, l’esperienza come agente del Mossad. Come è arrivato ad Albenga e come ha ritrovato Ardelia? Avremo modo nei prossimi episodi di conoscere meglio quest’uomo e approfondire il suo rapporto con la nostra dottoressa?

Gabriel Steiner compare nel quarto romanzo della serie ‘Rebaudengo’. E’ un reduce di Auschwitz giunto fino ad oggi dopo aver percorso tortuose vie, piene d’ombre, ma anche di slanci. Dotato di grande lucidità nonostante l’età avanzata, affronta le difficoltà con la stessa tenacia con la quale ha navigato nella più grande tempesta del Novecento. Il destino pone Ardelia sulla sua strada per un caso fortuito, ma da quel momento le loro strade non si separano più, unite da sentimenti condivisi e da un tenue legame famigliare. Come cito spesso ‘Siamo nani seduti sulle spalle di giganti’ ed il gigante che mi ha ispirato nella creazione di zio Gabriel, è certamente I. B. Singer, oltre ad un caro amico assolutamente reale, arguto raccontatore di barzellette d’ambientazione askenazita.

7) Il finale dell’ultimo romanzo, “Quando finiscono le ombre” ci ha lasciato molto su cui riflettere, tante domande e tanta apprensione per il futuro di Ardelia. Può dirci se già sta lavorando al prossimo libro? Dovremo aspettarci stravolgimenti e colpi di scena? In cuor mio spero di non dovere aspettare molto, Ardelia è un personaggio che entra nel cuore e ritrovarla sarà un piacere.

Il finale dell’ultimo romanzo apre una fessura su un mondo che mi affascina molto e dal quale anch’io, seppure soltanto in parte provengo. Il luogo, a parte la suggestione poetica, è semplicemente un pretesto per raccontare la provvisorietà delle nostre certezze. Soltanto le persone resilienti, e Steiner è una di esse oltre ad essere un apolide, riescono a reinventarsi. Non anticipo come e quanto questa situazione conferirà sapore al prossimo romanzo che, se tutto andrà per il verso giusto, dovrà uscire nel periodo maggio-giugno del 2017.

8) Cosa pensa del thriller nordico? Ha letto qualche autore?

Ho letto alcuni scrittori scandinavi: Nesbo, Persson, Kepler, Dahl, Holt, Nesser, la citata Lackberg, Mankell, Larsson e Indridasson, che resta il mio preferito. ​Sebbene possa soffrire episodicamente quando la ritrosia, l’abitudine al silenzio e alla solitudine tipici dell’emotività nordica dissonano con il mio bisogno di accoglienza e umana comprensione, in genere l’ambientazione, i paesaggi, i riti della quotidianità, e non ultima la natura boreale mi sono congeniali. Starei bene lassù, non ho bisogno di tante ore di sole, non amo la confusione, mi piace l’odore di resina e di boschi umidi. ​Quanto poi alle vicende narrate e al modo di raccontare, riconosco di faticare un po’ quando l’andatura è molto lenta, e vien voglia di leggere qualche pagina più avanti per scoprire se finalmente ha smesso di piovere. Nel complesso apprezzo la scuola nordica. ​Un libro che consiglio nella vasta opera di Mankell non è un giallo ed è intitolato ‘Nel cuore profondo’. Una storia cupa, che racconta del freddo mare tra isole, isolette e fiordi, di uno spago annodato ogni metro, che misura la profondità dell’abisso marino e di quello del cuore umano. ​Un autore che consiglio invece per la sua intera attività di narratore è Arnaldur Indridasson, perché attraverso le sue storie ho imparato a conoscere quel luogo remoto e affascinante che l’Islanda. Una Paese lontano da suggestioni folkloristiche e da allegre coreografie stile Ikea. Indridasson racconta personaggi dolenti, impastati di silenzio nel quale sono cresciuti lutti senza mai affiorare al pianto, eppure ricchi di timida umanità e di amore per la loro terra dove la notte dura metà dell’anno.

Cristina Rava

Intervista a cura di Manuela Fontenova


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