Intervista a DANIELA RISPOLI






A tu per tu con l’autore

 

Alla Libreria Trame di Bologna, dopo la presentazione di Identità bruciate di Daniela Rispoli, Laura Piva e io abbiamo incontrato l’autrice per un’intervista a quattro mani.

 

GG    1)    Il noir non è un genere: lo dici tu, Daniela, e lo ribadisce a ogni incontro Roberto Carboni, grande scrittore, teorico e docente dello scrivere in noir, autore tra l’altro della folgorante prefazione al tuo ultimo romanzo. Se il noir non è un genere, allora che cos’è?
In netta contrapposizione con la teatralità, il noir è un bagno di realtà. È occhio, è sguardo, è interpretazione, è distorsione di aspetti, soggetti, oggetti, situazioni appartenenti a una realtà che nasce e cresce già deforme e in qualche maniera torbida e angosciosa. Ma questi aspetti, non immediatamente evidenti, restano dapprima celati e nascosti. Occorre rievocarli perché solo in questo modo da morbosamente latenti diventano immediatamente evidenti pur restando avvolti nel mistero. Come fosse uno spettro nero. Sai che c’è, ne senti la continua presenza perché si manifesta nella sua spietatezza. Ma resta uno spettro.

 

LP    2)    In “Identità bruciate” ho notato scelte piuttosto coraggiose: linguaggio crudo e uso massivo di tecniche narrative molto particolari. Sperimentazione o volontà di disorientare il lettore?
Il linguaggio crudo non me lo impongo. È la mia penna. Sul resto, ho voluto provare a giocare con la linea temporale, e con la coralità di voci dei personaggi. Non avrei giurato sulla riuscita dell’esperimento, invece poi ho scoperto, strada facendo, che poteva essere azzeccata e in più mi sono anche molto divertita.

 

GG    3)    Nel tuo ultimo romanzo la vicenda è narrata dalla voce di sette personaggi diversi che si alternano, ma non in ordine cronologico sequenziale. Ciò perché nel noir non è importante la linearità temporale, ma quella del processo degenerativo?
Nel noir il tempo può essere volutamente relativo. Lo scrittore noir può fare ciò che vuole con le lancette dell’orologio mettendo in discussione la linearità temporale che quindi può andare avanti, fermarsi, o retrocedere e non necessariamente in quest’ordine. Lo schema nel noir è mentale, più che legato alle leggi del tempo che quindi è sciolto da ogni logica e criterio. C’è intermittenza di flusso narrativo. E questo è un tema molto delicato perché nonostante questa libertà, occorre comunque non perdere di vista il nuovo punto di partenza verso cui si tende ad arrivare. Eh sì, perché punti di arrivo, nel noir, pochi. Se vuoi leggere e scrivere noir. Questo è il compromesso.

 

LP    4)    Sono rimasta molto colpita da un brano del tuo ultimo romanzo:“La verità è che questa città mi sta incarnando in sé, mi ha reso parte del suo tessuto. Un tessuto formato da fili di seta lisci e morbidi, ma anche da fili di ferro spinato che pungono e fanno male e fanno sanguinare. E’ una città che mi sta risucchiando in un vortice trascinandomi a fondo, ma in questo fondo, in questa melma, io ci sto bene”.
Correggimi se sbaglio, ma mi pare che Bologna non sia solo un semplice sfondo, bensì parte integrante della storia e della deriva psicologica dei personaggi, quasi un ulteriore personaggio a sé stante. Cosa rende Bologna così speciale nella narrazione? Che rapporto hai con la città?
Bologna è l’ottavo personaggio del mio romanzo. Sia nella vita quotidiana, sia nel romanzo, ritengo che Bologna non possa essere definita solo un palcoscenico. Sì, accoglie. Ma, in verità, interviene anche. Ha una notevole influenza. Occorre adattarsi allo schema sempre in movimento di questa città che non nasce come lineare e basica, al contrario è volubile, incontrollabile, incostante, instabile. Mina gli equilibri che si credeva di aver raggiunto imponendo invece capacità di riadattamento.  E se stai dietro a questo suo continuo movimento, magari ti mantieni a galla o credi di farlo, perché poi la verità è che sotto questa corrente c’è qualcuno che ti prende per i piedi per trascinarti a fondo. Vale la pena accettare e farsi rapire dai suoi continui cambiamenti perché sono proprio questi suoi lati che la rendono irresistibilmente attraente e perfetta per un ambientazione noir.

 

GG    5)    Tu sei appassionata di cinema e collabori con una rubrica fissa all’unica rivista italiana sul cinema fantastico internazionale, Weirdmovies. In che cosa cambia la generazione della paura nel lettore e nello spettatore?
Quando si vanno a intaccare le certezze dello spettatore e del lettore, attraverso l’incontrollabilità e la non evidenza degli eventi e delle situazioni, si generano paura e ansia. Questo può essere ottenuto minando le certezze spazio temporali. Nel primo cinema in bianco e nero che soffriva di influenze espressioniste, questo risultato era possibile ottenerlo attraverso l’utilizzo di luci artificiali e intermittenti su ambientazioni realistiche che provocavano reazioni psichiche allucinanti. Questo in letteratura può essere ottenuto attraverso il flashback che mina la linearità presente temporale attraverso dei flash che ripropongono frammenti della memoria passate (back) – molto freudiano-.

 

LP    6)    Come hai iniziato a scrivere? Quali sono le tue fonti di ispirazione? Quali i tuoi autori preferiti e chi, tra loro, ha condizionato maggiormente il tuo modo di scrivere?
Come ho iniziato a scrivere? E chi se lo ricorda. Un bel giorno ho iniziato. Ma più che come ho iniziato la domanda che mi pongo spesso è: in che modo un romanzo non è stato ancora raccontato? È su questo che mi sto concentrando in questo periodo. E per farlo cerco di leggere molto di quello che fanno i miei colleghi in città. Per un sano e competitivo confronto.
Ringraziamo Daniela Rispoli, oltre che per la gentilezza e disponibilità delle risposte, per la lucida messa a fuoco del narrare in noir. Non sono tante le autrici a loro agio in tale dimensione narrativa, molte, lei stessa lo afferma, perferiscono aderire ai canoni della più tradizionale indagine poliziesca, in cui investigatori ufficiali o alternativi si muovono secondo uno schema che ancora molto divide con il giallo classico. Daniela Rispoli trova nel noir una dimensione che le appartiene. E che convince il lettore.
Daniela Rispoli vive e lavora a Bologna, dove ha studiato cinema al DAMS ricevendone una profonda influenza nella sua attività di scrittrice. Tiene una rubrica continuativa sulla rivista di cinema fantastico internazionale Weirdmovies. Appassionata di cinema e lettrice di romanzi gialli, horror, polizieschi e noir, da cui deriva la sua penna thriller-chic, scrive in solitaria e per progetti editoriali di gruppo.
Ha al suo attivo tre romanzi (Dipinta di rosso, La Carmelina 2013; Delitto in nero, La Carmelina 2014; Identità bruciate, Giraldi Editore 2017 e ha curato e partecipato a un progetto editoriale di scrittura collettiva, il romanzo Fuga dal paradiso. Ha pubblicato tre racconti in antologie con autori vari.

Daniela Rispoli

( A cura di Giusy Giulianini e Laura Piva)

 

Di Daniela Rispoli su thrillernord:

identità bruciate di daniela rispoli

IL LIBRO – Elena e Giulia sono sorella gemelle, Elena lavora in polizia alla questura di Bologna, mentre la sorella fa l’animatrice notturna. Sono cresciute separate dopo il divorzio dei loro genitori, entrambe vivono a Bologna ma si vedono raramente, complice anche la misteriosa vita privata di Giulia. Una sera accade un tragico evento: Giulia rimane vittima di un omicidio, il suo corpo viene ritrovato massacrato. Protagonista assoluto di questo thriller psicologico è la città di Bologna, con i suoi portici notturni, i riverberi, i silenzi, gli angoli oscuri, una trama fitta di strade che si incontrano, si incrociano, si allontanano, si disperdono, è la scacchiera perfetta dei lunghi peregrinaggi dell’inquietudine di Elena, di colpi di scena e di un’atmosfera carica di segreti, misteri, zone fosche del passato. Elena reagirà al dolore per la violenta morte della sorella con la ferma determinazione a indagare sul caso e fare luce sull’omicidio e sulle loro vite che nascondono misteri ancora più fitti…