Intervista a Davide Longo




A tu per tu con l’autore

Intervista a Davide Longo: “Un romanzo è uno dei viaggi più lunghi che io conosca”

 

 

Così giocano le bestie giovani è uscito da pochissimo ma è già un successo letterario perché il libro è bello, avvincente e originale. Thrillernord ha intervistato l’autore che ci ha raccontato aspetti inediti del suo lavoro a partire dalla scelta del titolo.

 

 

Un tema tanto originale quanto inquietante quello del suo ultimo romanzo. Da dove nasce la trama e quanta importanza, a suo avviso, ha ancora il passato recente sulla vita dei contemporanei?

La trama come capita quasi sempre nei libri dal plot piuttosto complesso come questo arriva da agenti chimici diversi che si mescolano: un interesse che mi porto dietro da ragazzo verso gli anni Settanta, la lettura delle conclusioni della commissione parlamentare sul caso Moro, la biografia di Bill Bass, fotografie, racconti di mio padre, serie tv, un saggio sulla lombricoltura, alcune lezioni di boxe, altro così sminuzzato da non essere ormai più riconoscibile. Sì alcuni passati hanno un peso notevole sulla vita dei contemporanei. Come è stata fatta l’Italia, il Ventennio Fascista, la Resistenza e la posizione italiana nello scacchiere internazionale alla fine della Seconda Guerra. La strategia della tensione e la lotta armata hanno tuttora un grosso peso su ciò che noi siamo.

 

 

In Così giocano le bestie giovani c’è oltre che una bella costruzione degli eventi e dei dialoghi più che riusciti anche l’eccellente figura del protagonista, Arcadipane, la vera spina dorsale di tutta la narrazione. Un personaggio che i lettori amano fin dalle prime righe. Esiste sul serio, ha incontrato davvero un poliziotto così o lo ha costruito dal nulla?

Arcadipane non esiste sul serio, ma è lui pure il frutto di tanti Arcadipane diversi, nessuno dei quali poliziotto, incontrati dal vero o nei libri o in altre narrazioni.

 

 

Il suo lavoro letterario ha anche un titolo particolarissimo ci sveli a questo punto anche il perché di questa scelta.

Il libro aveva un altro titolo che poi editorialmente abbiamo pensato non funzionasse. Mentre ragionavamo su quale scegliere siamo stati colpiti dalla frase che chiude il primo prologo. Mi è sembrato rappresentasse bene quello che per molti sono stati gli anni Settanta, il tentativo, la volontà, il bisogno di esserci, fare qualcosa cambiare il mondo che li circondava, senza avere ben presenti le conseguenze. Proprio come i cuccioli che continuano a giocare anche diventati grandi, senza pensare che le loro unghie e le loro forze ad un certo punto non sono più fatte per giocare, ma possono far male.

 

 

Leggendo il suo romanzo si viene letteralmente sommersi da periodi lunghi e frasi da perderci il fiato. È un po’ il suo “marchio di fabbrica” e rende la sua scrittura molto particolare. Ha sempre composto in questo modo o ha affinato la tecnica con il tempo?

No, la mia scrittura negli altri libri è sempre stata molto asciutta, reticente, limata. Quello era il carattere della mia voce, ma per questo libro, per affrontare questo tema e farlo attraverso gli occhi di Arcadipane era necessaria una cifra nuova sia dal punto di vista della scrittura che del mood. L’unica chiave per leggere le vicende italiane mi è sembrata il grottesco e il grottesco è sempre esuberante, pieno, ricco.

 

 

Ce la dà una piccola anticipazione per i lettori di Thrillernord sul suo prossimo romanzo?

Al momento non ci ho pensato, ma è probabile che prima del prossimo romanzo scriverò un piccolo saggio. Non so se Arcadipane e Bramard in seguito avranno altre vite, altre pagine. Dipende da molte cose. Ma soprattutto dalla mia voglia di stare con loro. Al momento ne ho. Ma è meglio pensarci bene prima di intraprendere un viaggio lungo con due tizi come Bramard e Arcadipane. E un romanzo è uno dei viaggi più lunghi che io conosca.

 Davide Longo

 

 

A cura di Antonia del Sambro


 

 

Di Davide Longo:

IL LIBROFine estate 2008. Durante i lavori di un cantiere ferroviario nelle campagne intorno a Torino vengono alla luce le ossa di un uomo giustiziato con un colpo alla nuca. Un omicidio, quindi, ma gli scavi rinvengono altre ossa, altri crani. Uomini e donne uccisi nella stessa maniera…