Intervista a DIANA LAMA






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Tra i ringraziamenti in fondo al libro, lei cita la sua famiglia che sopporta il suo carattere non proprio malleabile, durante la stesura del suo lavoro. Ho notato che io esco “spossata” (certi argomenti riempiono la mente) dalla lettura, lei come vive la storia che sta scrivendo oltre alla modifica del carattere?

Diciamo prima di tutto che il mio carattere non si modifica a causa della scrittura, perché è già spigoloso di suo. La scrittura non influisce, anzi mi mette di buon umore, come del resto la lettura di questo genere, che amo. Al limite mi stanca un po’ perché quando sono totalmente immersa nella storia che sto scrivendo ci penso anche in altri momenti della giornata, mi vengono idee, spunti e quindi non me ne distacco mai. Ma è piacevole.

2) Quanto il suo lavoro di medico può aiutarla a descrivere le azioni degli assassini?

Sicuramente molto. La mia specializzazione è in Chirurgia del cuore e dei grossi vasi. Anche se non opero più da molti anni, ho ancora un approccio da chirurgo al corpo umano, inoltre sono di stomaco forte, e in più nutro un profondo interesse per le branche psicologiche della mia professione, tutte cose utilissime per chi scrive di questo genere.

3) Si è mai affezionata al personaggio cattivo della storia? Se si, perché?

Trovo il cattivo delle storie, non solo delle mie, sempre un personaggio affascinante. Deve reggere, con le sue motivazioni a uccidere, buona parte della coerenza degli avvenimenti. Creare un buon movente, una fantasia interessante e fonderlo con tratti a volte simpatici, o che comunque lo mimetizzino tra gli altri personaggi è sempre una bella sfida. E mi piace cercare di conferirgli degli attributi di umanità, perchè è più interessante e disturbante riconoscere qualcosa di normale e possibile in un personaggio negativo. Quasi sempre me ne separo con grosso dispiacere.

4) La solitudine che cerca per scrivere i suoi libri comportano la nascita di una paura derivante dal fatto che si ritrova sola in una stanza magari con il solo rumore dei tasti del pc?

No, amo la solitudine, che trovo assai di rado visto che ho una bella famiglia numerosa. Mi piace essere sola in mezzo agli altri. Con la bella stagione amo scrivere all’aperto, al mare o in campagna, in posti dove vedo persone. In inverno ho la mia stanza, tutta tappezzata di libri, con ingresso in teoria interdetto ai familiari, ma in pratica…Detto questo, mi piace avere paura, la apprezzo molto quando sono ovviamente in tutta sicurezza, se leggo un libro che mi intriga o vedo un film che mi prende. O se sono immersa nella scrittura di una mia storia che non so ancora dove andrà a finire.

5) La figura di Andrea (la poliziotta) è decisamente forte visto quello che subisce. Crede che possa esserci in giro un tutore della legge caparbio come Andrea dopo aver vissuto degli eventi massacranti come quelli descritti in “27 ossa”?

Ho un grande rispetto per le nostre Forze dell’Ordine, che si trovano a lavorare in condizioni spesso molto difficili. Conosco alcune donne poliziotto che sono dotate di grande nerbo e valore. Sono certa che tra i tanti che fanno questo lavoro ci sono persone coraggiose in grado di sostenere orrori come quelli capitati alla mia Andrea, ma non glielo auguro.

6) Mentre leggevo riuscivo a vedere le scene nella mia mente. Ci riesco quasi sempre visto che leggo dei bravi autori, ma nel suo “27 ossa” ho visto uno stile alla “Criminal minds” (una serie americana) amalgamato con il mistero di “Jordskott” (una serie svedese). Profili di menti malate mischiate con arcani eventi e presenze. In base a questo, potrebbe esser realizzata una bella serie tv italiana come non se ne sono ancora viste. Lei cosa ne pensa? E secondo lei potrebbe far concorrenza (finalmente!) alle storie americane e nordiche?

Mi piacerebbe moltissimo. Quando scrivo io vedo le scene succedere nella mia mente, e mi fa piacere che accada anche mentre si legge uno dei miei libri. Sarei felice se un regista e un produttore decidessero di investire nelle mie storie, apprezzo molto le serie televisive ben fatte, con ritmo, dialoghi, azione e intrighi, supportate da una sceneggiatura forte. Credo che sia “L’Anatomista” che “27 Ossa” potrebbero avere una buona resa, per il pubblico che è abituato agli ottimi livelli di oltreoceano, e apprezzerebbe un impianto di tale genere in una città, come Napoli, che è ricca di mistero e contraddizioni. Chissà!

7) Come ha risposto il pubblico alla creazione di Napolinoir? C’è stato un incremento dell’interesse dei lettori nei confronti del genere e l’avvicinamento di persone che non sono solite leggere abitudinariamente?

Napolinoir è nato tanti anni fa dall’esigenza di alcuni di noi, scrittori e lettori del genere, di confrontarci in una città che da tempo non si esprimeva in questo campo. Ora è diverso, Napoli ha laureato molti ottimi autori di thriller e gialli, e attorno a Napolinoir c’è un fermento di giovani e meno giovani scrittori e appassionati. Per molti anni abbiamo anche gestito un concorso per le scuole, a tutt’oggi unico nel suo genere.

8) Ha mai letto un autore di thriller del Nord Europa?

Ne ho letti molti. Alcuni mi sono piaciuti, ma per la maggioranza li ho trovati un po’ pesanti e sovrastimati. Almeno quelli che ci arrivano in quest’ondata di moda per il Giallo Nordeuropeo. Perché poi se ricordiamo i grandissimi Maj Sjowall e Per Wahloo, ho letto e amato tutti i loro libri, all’epoca dell’uscita.

Diana Lama

Grazie per l’intervista e complimenti per il libro “27 ossa”.

Grazie a lei

Intervista a cura di Marianna Di Felice


Di Diana Lama su Thrillernord:

IL LIBRO – Nel bosco di Capodimonte, a Napoli, circondato dall’ombra di alberi secolari, sorge il Condominio Badenmajer, un palazzo dalla fama sinistra popolato da centinaia di inquilini…