Intervista a DIEGO LAMA






A tu per tu con l’autore

 

 

1) “La collera di Napoli”, è il primo romanzo con protagonista il commissario Veneruso, come mai ha scelto questo titolo? C’è forse un gioco di parole tra “collera” e “colera”?

Sì. Il titolo originale era “Collera” e sfruttava il gioco di parole collera/colera. Poi mi è stato consigliato di cambiarlo in “La collera di Napoli”: devo dire che adesso mi sono molto affezionato a questo nuovo titolo che amo tantissimo. Credo che alla fine della lettura del libro tutti colgano il legame tra il titolo e il colera, che è il vero protagonista del romanzo.

2) Lei ha scelto di ambientare il suo romanzo in un’epoca storica in cui la scienza e la tecnologia non potevano offrire nessun aiuto alle indagini poliziesche, siamo nel 1884 e per Veneruso la scienza non avrà mai nulla a che vedere con la polizia. Per lei è stato più difficile far risolvere questo caso senza l’ausilio di nessuna prova scientifica? Niente DNA, impronte digitali, autopsie?

No, facilissimo. Al contrario credo che sia molto più difficile tenere conto di tutte le moderne tecnologie esistenti oggi: spesso, lavorando con l’attualità, il rischio è quello di apparire poco aggiornati, come di fatto lo sono tanti scrittori che usano con disinvoltura la scienza senza però conoscerla in profondità… In ogni caso nel 1884 esistevano già tecniche di analisi e d’indagine serie, e Napoli era all’avanguardia dal punto di vista scientifico: certo non si conosceva il DNA però i laboratori universitari lavoravano, eccome.

3) Riferendomi alla domanda precedente, se lo immagina un Veneruso dei giorni nostri? Secondo lei che poliziotto sarebbe stato?

Oggi non sarebbe un poliziotto, forse un taxista, un portiere d’albergo oppure un geometra. In ogni caso: un individuo frustrato, scontento, infelice, solo, pieno di sensi di colpa, burbero, poco socievole, timido, invidioso, collerico, ecc…

4) Abbiamo detto che siamo nel 1884, a Napoli c’è un’epidemia di colera, il Re visita la città, nel convento esiste la Ruota degli Esposti, tutti fatti storicamente veri. C’è dunque un lavoro di documentazione da parte sua che conferisce molta credibilità alla storia, ma lei tratta argomenti che per l’epoca si potrebbero definire “scandalosi”. Da cosa le è nata l’idea? Anche qui ha fatto riferimento a episodi di cronaca?

Sì. Circa vent’anni dopo l’Unità d’Italia, Napoli fu colpita da una violentissima epidemia di colera che giunse dal nord, che attraversò tutta l’Italia e che in Campania – colpa del clima, delle condizioni igieniche della città, della miseria – trovò terreno particolarmente fertile per diffondersi. Iniziò a propagarsi alla fine dell’agosto del 1884 nei quartieri poveri, vicino al porto, ma dopo qualche giorno raggiunse anche quelli borghesi: tutta la città fu colpita dal morbo nell’arco di poche settimane. Alla prima onda epidemica seguirono altri contagi negli anni successivi, fino al 1887: in città e provincia morirono forse più di 10.000 perone, e se ne ammalarono 50.000. Tra questi morti vi fu anche una bella signora che abitava nei pressi di via Foria, era la sorella della mia bisnonna e si chiamava Angela Corcione. Fu colpita dal morbo nel 1886 assieme a un numero imprecisato di figli piccoli (forse quattro, mentre ne rimasero in vita altri cinque). Probabilmente venne sepolta nel Cimitero delle 366 fosse o in quello adiacente, chiamato dei Colerosi… Dunque, l’idea del romanzo mi è stata trasmessa assieme alla storia della mia famiglia sin da quando ero bambino.

5) Il commissario Veneruso è già stato protagonista di tre racconti, pubblicati sempre per Mondadori, ma questo è un romanzo che inaugura una serie ed è da poco uscito un secondo episodio “Sceneggiata di morte”. Cosa dobbiamo aspettarci? Avremo modo di approfondire la conoscenza di quest’uomo, all’apparenza burbero e scontroso dotato in realtà di una profonda umanità e senso della giustizia?

Veneruso è stato protagonista di 4 racconti e 2 romanzi, per ora. Forse arriverà presto anche un terzo romanzo: sono previste molte novità per Veneruso. Cosa aspettarci? Vedremo. Certamente ci sarà un’evoluzione del personaggio e dei comprimari pur rimanendo fedele ai loro caratteri…

6) Ha mai letto un autore di thriller del Nord Europa?

Credo di aver letto solo Stieg Larsson. No, non leggo molti thriller, a parte mia sorella Diana e qualche libro famoso come “Il silenzio degli innocenti”… Amo la narrativa “classica” di tutti i tempi e di tutti i luoghi, e anche molto gli italiani.

7) Quali sono i suoi autori preferiti?

Attualmente sto leggendo tutto George Simenon (Maigret e non) e tutto Eric Ambler. Tra gli italiani ho appena completato tutto Piero Chiara, tutto Giuseppe Pontiggia, tutto Giorgio Bassani…

Grazie per questa bella intervista!

Diego Lama

Intervista a cura di Manuela Fontenova


Di Diego Lama su Thrillernord:

IL LIBRO – Nella città appena uscita dall’epidemia di colera, il commissario Veneruso deve risolvere un caso in apparenza di scarso interesse: trovare l’assassino dell’ex prostituta Maddalena Portolano, mantenuta del ricco Raimondo Satriano, cui ha dato un figlio. Ma quale dei tre ragazzi di Maddalena è l’erede della fortuna di Satriano? Indagando tra segreti e intrighi familiari, Veneruso si renderà conto che la vicenda è una grande commedia dove tutti – tranne forse i morti – recitano la loro parte. E sono tutti bravissimi attori…

IL LIBRO – Napoli, settembre 1884. Un’epidemia di colera provoca migliaia di morti in appena due settimane. Veneruso, un commissario di polizia depresso e irritabile, indaga sul ritrovamento dei cadaveri di alcune ragazzine, mutilate e abbandonate su una spiaggia vicino al porto. Spetta a lui fermare l’assassino delle Sirene, come le hanno chiamate i giornali, e ora che alla macabra lista se ne aggiunge un’altra, la quinta, gli sembra quasi di averla uccisa lui per mancanza d’impegno o per inettitudine…