Intervista a ELIZABETH BRUNDAGE






A tu per tu con l’autore

 

 

1) How and when did the idea for the book arrive?

The idea for this book first came to me in the early 90s when my husband and I were living in a small, upstate New York town where we were both working, he was doing his residency in medicine and I was teaching. We were considering staying in the area and I went to look at a house with a realtor – the house had an enormous window in the back yard that looked out on another house that seemed closed-up, its curtains drawn in the window, the shades pulled in the rooms upstairs. That house had a particular gloom to it, not the sort of neighbor I wanted to have with two small children. The realtor told me a murder had happened there in the early 80s that was still unsolved; everybody thought the husband had done it. The thing about the murder that struck me was that a young woman was murdered sometime during the day when her husband was at work while her little girl was home. The child wandered around the house all day with her mother dead in the room upstairs. Years passed and I wrote three books and had another child, our third. Then an old friend sent me some articles about that particular case and I knew I had to write about it. However, while the murder was my initial inspiration, I wasn’t really all that interested in writing about a murder investigation. I was much more interested in creating a whole world around it – a town full of people who were affected by it. I wanted to write about a marriage that’s unraveling. Everything in the novel is invented except for that structural element of plot, the murder.
Come e quando è nata l’idea del libro?

L’idea per questo libro mi venne quando, nei primi anni novanta, mio marito ed io vivevamo in una piccola città nel nord dello stato di New York dove stavamo entrambi lavorando, lui come tirocinante in medicina e io come insegnante. Stavamo considerando di rimanere in zona e quindi andai insieme ad un agente immobiliare a visitare una casa – aveva una finestra enorme che dava sul retro, dalla quale si poteva intravedere un’altra abitazione che sembrava abbandonata, con le tende abbassate e delle ombre nelle stanze del piano superiore. Quella casa emanava un velo di tristezza, e non era il tipo di vicinato che avrei voluto per due bambini piccoli. L’agente immobiliare mi disse che nei primi anni ottanta, in quella casa, avvenne un omicidio rimasto irrisolto. Tutti erano convinti della colpevolezza del marito. Ma la cosa che più mi colpì di questa storia fu il fatto che durante il giorno – mentre il marito era al lavoro – una giovane donna era stata assassinata in presenza della figlioletta. Per tutto il giorno la bambina vagò per la casa mentre la madre giaceva morta al piano superiore. Il tempo passò, io scrissi tre libri ed ebbi un altro figlio, il terzo. Poi un vecchio amico mi mandò alcuni articoli sul quel vecchio caso di omicidio e mi resi conto di dover scrivere sul quel preciso fatto. Ad ogni modo, mentre inizialmente la mia ispirazione era stato l’omicidio in sè, mi resi conto di non essere poi così tanto interessata a scrivere di caso investigativo. Ero molto più interessata, infatti, a creare un intero mondo intorno al fatto – una cittadina piena di persone che erano state colpite ed influenzate da un omicidio. Volevo scrivere di un matrimonio in via di disfacimento. Nel romanzo è tutto inventato ad eccezione dell’elemento strutturale della trama, ossia l’omicidio.

 

 

2) Are you an enthusiastic about the paranormal? Why did you choose to employ cues without reavealing the entity?

I have lived in many ghost houses. When my girls were little we rented an old farmhouse in the country. The experience of living there nurtured this book. We had ghosts. No kidding. Three little girl entities that had died in a fire in the early 1800’s. They communicated with my daughters who were only 3 and 6 at the time. It was incredibly strange. But it made me a believer. I think it’s really interesting to write about ghosts in a literary context because death is one of the few remaining unknowns in our lives. I like the idea of unfinished business as well. My ghost character in the novel, Ella, led an unfulfilled life and I think her perspective contributes a certain texture and dimension to the novel, especially as we get to better know her sons. I chose not to show her visually to others, especially Catherine, because Catherine is constantly second-guessing herself, her surroundings, her marriage, her abilities as a wife and mother – and that doubt fuels a certain tension in the novel. She doubts that there is something there, but on the other hand she knows there is. A presence watching her. I think that’s so much creepier than actually seeing something for real. Writing about a ghost allowed me to consider larger questions of life and death in the context of a story about a murder.
Sei appassionata di paranormale? Perchè hai scelto di mettere degli accenni senza arrivare a scoprire del tutto l’entità?

Ho vissuto in molte case infestate dai fantasmi. Quando le mie figlie erano piccole, affittammo una vecchia fattoria in campagna. L’esperienza del vivere lì ha permesso a questo libro di crescere. In casa avevamo i fantasmi. Sul serio. Entità di tre piccole bambine morte in un incendio nei primi anni dell’ottocento. Comunicavano con le mie figlie che all’epoca avevano solo tre e sei anni. Era incredibilmente strano. Ma questo ha fatto si che iniziassi a crederci. Penso sia molto interessante scrivere di fantasmi in un contesto letterario, perchè la morte è una delle poche cose rimaste sconosciute nella nostra vita. Mi piace anche l’idea delle questioni in sospeso. Nel romanzo, il mio fantasma – il personaggio Ella – conduce un vita insoddisfatta, e credo che la sua prospettiva apporti una certa consistenza e dimensione al romanzo, specialmente una volta che arriviamo a conoscere meglio i suoi figli. Ho deciso di non mostrarla “fisicamente e visualmente” agli altri, specialmente Catherine. Si mette costantemente in dubbio, mette in dubbio ciò che la circonda, il suo matrimonio, le sue capacità come madre e moglie – e quel dubbio alimenta una certa tensione nel romanzo. Catherine dubita che ci sia qualcosa lì, ma d’altro canto lei sa che c’è. Una presenza che la osserva. Penso che in realtà sia molto più pauroso questo, piuttosto che vedere qualcosa nel concreto. Scrivere di un fantasma mi ha permesso di esaminare questioni sui temi della vita e della morte in un contesto letterario, una storia di omicidio.

 

 

3) What does it mean for you :“All things cease to appear”?

The title All Things Cease to Appear comes from a George Inness quote. The great Hudson River School painter had a very definite technique when he worked. He often painted from memory and had a theory that a canvass should be balanced in a particular way with light and dark and certain colors and a figure off in the distance who represents a spiritual entity. Inness was a Swedenborgian, which really interested me because he believed in spirits (ghosts) and conveyed that sense of spiritual mystery in his work. The quote speaks to the idea that in life sometimes the things you think you understand suddenly have no meaning and the people you think you know can become complete strangers.Cosa significa per te parlare di “apparenza delle cose”?
Il titolo “All Things Cease to Appear” (Ogni cosa cessa di apparire) proviene da una citazione di Georges Inness. Il grande pittore della Hudson River School aveva una tecnica molto precisa quando lavorava. Spesso dipingeva a memoria e aveva una teoria, ossia che un dipinto deve essere bilanciato in maniera particolare con luci, ombre, colori e una figura in lontananza che rappresenta un’entità spirituale. Inness era un “Swedenborgian”, e mi ha davvero colpito in quanto credeva negli spiriti (fantasmi) e indirizzava quel senso di mistero spirituale nel suo lavoro. La citazione si riferisce all’idea che a volte, nella vita, le cose che pensi di capire all’improvviso non hanno più senso e le persone che pensi di conoscere diventano perfetti sconosciuti.
4) Who is your favourite character? Can you identify with anyone in particular?

I have a few favorite characters – Cole, the boy, is my favorite, because he is loosely based on my son – but I suppose I identify most with Justine, Catherine’s friend and George’s colleague at the college. Justine represents many of the women in the late seventies who were the heart and soul of the women’s movement. I wanted to show how she was choosing to live a certain way, devoid of conventional social mores, and that she had truly attained a certain level of freedom. There is such great strength in that. Even George doesn’t succeed in controlling her. She also represents another way of life to Catherine, who ultimately gains confidence from the friendship. I admire Justine and wish I had her courage.Quale è il tuo personaggio preferito? Ti puoi identificare in uno in particolare?Ho alcuni personaggi preferiti – Cole, il ragazzo, è il mio preferito perchè è vagamente ispirato a mio figlio –però credo di assomigliare di più all’amica di Catherine e compagna di college di George, Justine. Rappresenta molte delle donne degli ultimi anni settanta che erano il cuore e l’anima del movimento femminista. Ho voluto dimostrare come stava scegliendo di vivere in una certa maniera, priva di costumi sociali convenzionali, e che aveva veramente raggiunto un certo livello di libertà. C’è così tanta forza in questo. Perfino George non riesce a controllarla. Inoltre Justine rappresenta un tipo di vita diversa rispetto a Catherine, che sostanzialmente ottiene fiducia dall’amicizia. Ammiro Justine e vorrei avere il suo coraggio.
5) How important is the role of art in this novel? Do you think it is the true passion of George or it is just the way to escape from something?

In writing about George Inness and the art of the Hudson River School painters I was able to show the reader the beauty of the upstate New York countryside, which is where I live. It is a very particular kind of wilderness and the light, the distant mountains, the rivers and streams, the trees, have a particular and distinctive beauty. George Inness allowed me to explore the idea of what it means to appreciate nature, to live in a rural setting, to understand how small we all are in relation to nature and the elements – God. The Swedenborgian factor helped me to explore the theme of the afterlife – the possibility of heaven and hell and the spirits who are left behind, as Ella is. The fact that George chose to study Inness is more about my interests than his, truthfully, and it enabled me to underscore the narrative with the spiritual theme. George is an imposter of sorts. And I thought a lot about what motivates that sort of behavior. I think he has always felt somehow inadequate beginning when he was a student at Williams and then later at Columbia when he is at odds with his advisor, Warren Shelby. The field of art history is very structured, very conservative, and is, at least initially, his own self-enforced prison.Quanto è importante il ruolo dell’arte in questo romanzo? Pensi che sia la vera passione di George o un modo per nascondere a se stesso qualcosa di più?

Raccontando l’arte dei pittori dell’ Hudson River School e di Georges Inness, ho potuto mostrare al lettore la bellezza delle campagne dove vivo, nel nord dello stato di New York. È una landa selvaggia molto particolare, e la luce, le montagne lontane, I fiumi e i ruscelli, gli alberi, hanno una bellezza particolare e caratteristica. Grazie a George Inness ho capito cosa significa apprezzare la natura, vivere in un ambiente rurale, capire quanto siamo piccoli in confrono alla natura e agli elementi – Dio. Il fattore “Swedenborgian” mi ha permesso di esplorare il tema dell’aldilà – il paradiso, l’inferno e gli spiriti passati – come Ella. Il fatto che George abbia scelto di studiare Inness è più per un interesse mio che suo, onestamente, e questo mi ha permesso di mettere in evidenza il genere della narrativa coniugata al tema spirituale. George è un imposter of sorts. E ho pensato parecchio al motivo di quel tipo di comportamento. Credo si sia sempre sentito inadeguato, cominciando dal periodo alla Williams come studente e in seguito alla Columbia, quando lo vediamo in conflitto con il suo tutor, Warren Shelby. Il campo della storia dell’arte è molto strutturato, molto conservativo e, almeno inizialmente, la sua prigione auto imposta.
6) Can we consider George as a disturbed person? Could we define him as a psychopathic?

George is a classic sociopath who demonstrates psychopathic behavior. He can be very charming and unassuming, but everything he does serves himself – a true narcissist. He does what’s necessary to maintain his identity, even if it means resorting to murder.

Si può considerare, il personaggio di George, una persona malata? Può essere definito psicopatico?

George è un classico sociopatico che ha un comportamento da psicopatico. Sa essere molto affascinante e modesto, ma tutto ciò che fa è per il suo interesse – un vero narcisista. Fa ciò che è necessario a mantenere salda la sua identità, anche ricorrere all’omicidio.
7) The theme of religion often emerges in the story: what do you think about that? Are you a devoted person? Or an agnostic one?

Religion interests me; it compels me to write. I think it’s fascinating to consider the reality of what faith is – how we believe and trust something we cannot see – the idea of God. It’s somewhat abstract. I love that. I think it’s amazing and beautiful. It says that we can collectively believe in goodness. I was really interested in exploring these ideas in this novel. When I thought about the poor girl that Catherine is based on – how she was murdered with an ax with her child in the other room – I knew that it must have been so difficult for her mother and father to imagine. I wanted to show that her suffering had been minimal and that on the other side of that is a kind of purity, what I call in the book a beautiful oblivion. I do believe that there is something beyond what we can see and prove – a great force of love.

La tematica religiosa emerge spesso nella storia: tu da che parte stai? Devota o agnostica?

La religione mi interessa; mi spinge a scrivere. Credo sia affascinante considerare la verità su cosa sia la fede – come crediamo e come ci fidiamo di qualcosa che non possiamo vedere – l’idea di Dio. È qualcosa di astratto. Amo questa cosa. Credo sia incredibile e bellissimo. Ci dice che possiamo credere tutti insieme nella bontà. Ero davvero interessata ad esplorare queste idee nel romanzo. Quando pensavo alla povera ragazza alla quale è ispirata Catherine – come è stata assassinata con un’ascia mentre la figlioletta era nell’altra stanza – sapevo che doveva esser stato difficile per I suoi genitori anche solo immaginarlo. Ho volute mostrare come la sua sofferenza sia stata minima e che dall’altra parte c’è una sorta di purezza, quello che nel libro chiamo oblio. Credo fermamente che ci sia qualcosa al di là di ciò che possiamo vedere e dimostarare – un’incredibile forza d’amore.
8) Have you ever read a Nordic thriller? If yes, how much did it excite you? Do you have a favourite nordic author?

I love Nordic thrillers! Of course!! I’ve read Steig Larson, Henning Mankell, Jo Nesbo and many others. I also loved the TV series The Killing. Outstanding.

Hai mai letto un thriller nordico? Se si, quanto ti ha appassionato? Hai un autore nordico preferito?

Amo I thriller nordici! Certo! Ho letto Stieg Larsson, Henning Mankell, Jo Nesbo e molti altri. Ho adorato anche la serie tv The Killing. Eccezionale.
9) The last question is about the end of the book: we’d like to know if we can consider George as a killer or if we must think about an entity that worked for it..

George is definitely a killer. He killed his cousin – he killed Floyd DeBeers – he killed his wife. There may be others. He kills without even a shred of remorse; he kills because it’s necessary. One of the reasons that I wrote the ending on the boat is because the actual killer in the real life unsolved murder case is still out in the world walking around. Knowing that kept me from definitively killing George off. We leave him on the boat – badly battered, yes, finally admitting that there is something else – judgment – God – but we have to decide for ourselves whether or not he’s dead or alive….

Possiamo dire, alla fine, che George è l’assassino o dobbiamo pensare ad un’entità che ha lavorato per questo?

George è certamente un assassino. Ha ucciso suo cugino – ha ucciso Floyd DeBeers – ha ucciso sua moglie. Potrebbero essercene altri. Uccide perfino senza un filo di rimorso.; uccide perchè è necessario. Una delle ragioni per cui ho scritto il finale sulla barca è che nella realtà questo è un omicidio irrisolto e l’assassino è ancora lì fuori. Questo è ciò che mi ha convinto a non uccidere George. Lo lasciamo sulla barca – parecchio malmenato, si – ammettendo finalmente che c’è qualcosa – un giudizio – Dio – ma sta a noi decidere se sia vivo o meno..

Elizabeth Brundage

Intervista a cura di Sara Fenili, Sara Paoli e Anastasia Frollo


Di Elizabeth Brundage su Thrillernord:

IL LIBRO – Un tardo pomeriggio d’inverno nello stato di New York, George Clare torna a casa e trova la moglie assassinata e la figlia di tre anni sola – da quante ore? – in camera sua. Da poco ha accettato un posto di insegnante di Storia dell’arte in un college locale, e si è trasferito con la famiglia in una fattoria…