Intervista a Ellison Cooper




A tu per tu con l’autore


Innanzitutto complimenti per il bellissimo thriller Nella gabbia, è uno dei thriller più belli che abbia mai letto. Ho apprezzato molto l’idea della gabbia sospesa come prigione per le vittime del serial killer e le torture psicologiche a loro inflitte. Come è nata l’idea di un modus operandi così particolare ed originale?

Grazie! Sono arrivata ad immaginare questo modus operandi perché stavo cercando qualcosa di visivamente insolito. Ho vissuto a Londra per un certo periodo e ho ricordi molto vividi di un tour organizzato sull’argomento delle torture che si svolse nella Torre di Londra. L’immagine vagamente gotica di una gabbia di ferro è partita da quella esperienza e mi sono poi resa conto che era ciò che cercavo e che avrebbe rappresentato un perfetto MO per il mio killer. Gli altri aspetti del MO sono frutto dei miei studi accademici su riti antichi e religioni.

La protagonista de Nella gabbia Sayer Altair è una giovane donna molto determinata, con una grande preparazione alle spalle, ha un carattere forte dovuto anche ad una vita piuttosto difficile. Ti sei ispirata a qualcuno nella creazione del personaggio?

Ci sono molte grandi donne nella mia vita e Sayer trae ispirazione da tutte le donne strabilianti che conosco. Volevo una protagonista dalla forte volontà e molto capace, ma che avesse anche qualcosa di irrisolto, di spezzato nelle sue esperienze di vita. Non volevo solamente scrivere un thriller su un orribile crimine, ma anche raccontare la storia di una donna forte che riesce a superare il proprio dolore causato da un forte trauma.

Quanto del tuo lavoro di antropologa e di investigatrice della Omicidi c’è nel libro Nella gabbia?

C’è molto delle mie esperienze trascorse e della mia formazione in Nella gabbia. Le mie ricerche sulle religioni antiche e sulla neuroscienza hanno davvero dato la direzione alla storia. Ho imparato così tanto come investigatrice alla Omicidi e ho messo tutto questo bagaglio nel libro. Ad esempio, ho imparato che indagare su un omicidio è un lavoro straziante che spacca il cuore. Ed è una cosa che cerco di ricordare quando scrivo di tutte le persone coinvolte, a partire dai poliziotti fino agli innocenti passanti.

Tra i vari apprezzamenti su Nella gabbia ho letto che sei considerata una buona scelta per i fan di Patricia Cornwell e Kathy Reichs, due autrici molto amate nel mondo dei thriller, come vivi questo paragone?

Sono incredibilmente onorata di essere paragonata a due delle mie Autrici preferite di tutti i tempi. Di fatto queste due scrittrici sono state la primaria ispirazione del mio scrivere e per questo sono così sbalordita dal paragone!

Come è nata la tua passione per la scrittura? Trai ispirazione da qualche autore in particolare?

Diversamente da molti autori che cominciano a scrivere da ragazzi, io non ho cominciato seriamente fino a molto più tardi. Ho insegnato antropologia per molti anni ma, da quando è nato mio figlio, spesse volte si è ammalato. Così ho lasciato l’insegnamento per prendermi cura di lui e mi sono ritrovata a passare molto tempo seduta in sala d’attesa negli ospedali. Per far passare il tempo e tenere la mente occupata, ho iniziato a scrivere. Talvolta mi ritrovo a pensare di aver infuso nel mio scrivere il mix di paura e speranza che provavo per mio figlio. Tra gli Autori che mi hanno ispirato voglio includere Lisa Gardner, Kathy Reichs, Michael Connelly ed Henning Mankell.

Conosci il genere thriller nordico? Apprezzi qualche autore in particolare?

Sì, amo il thriller nordico! Tra i miei Autori favoriti ci sono Henning Mankell, Stieg Larsson e Jo Nesbø, ma amo anche Vidar Sundstøl, Sara Blaedel, e Ragnar Jonasson.

Ellison Cooper

Ilaria Bagnati

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