Intervista a EMANUELA MASCHERINI






A tu per tu con l’autore

 

 

 

1) Innanzitutto ti voglio fare i miei complimenti per i traguardi raggiunti: nelle recensioni dell’ultimo film IN BICI SENZA SELLA, come interprete vieni definita “bravissima, travolgente, talentuosa, inarrestabile e strepitosa”, il tuo ultimo cortometraggio OFFLINE che hai anche diretto è appena uscito e ha subito iniziato a ricevere premi, lo stesso è successo nell’editoria dove ad esempio la scrittura del tuo ultimo romanzo ALICE SENZA MERAVIGLIE è stata definita “travolgente, dal ritmo incalzante, un ottimo libro” , quando e come è nata questa passione?

Non posso dire di essere nata con i romanzi di Tolstoj in mano o di essere nata come un’accanita lettrice perché non è così. Fin da piccola quando mi invitavano a partecipare a concorsi letterari li vincevo e la scrittura mi permetteva di uscire da me stessa. Verso i 18 anni Nelo Risi lesse delle mie poesie e le pubblicò sulla rivista di scrittura internazionale Pagine. Nel frattempo sempre fin da bambina intraprendevo il percorso di attrice, interpretai la fata turchina e protetta dalla maschera per la prima volta mi sentii libera. Al Centro sperimentale di cinematografia ci avevano detto che un attore che scrive diventa troppo ingombrante, quindi per tre anni non ho scritto. Una volta finita la scuola ho iniziato a pubblicare a raffica vincendo fra gli altri il premio per le Pari Opportunità, il premio Edimond e il premio Livio Paoli per la narrativa edita. Quindi quando mi chiedono se c’è una regola: si, che una regola non c’è. Quando mi chiedono se mi sento più attrice o scrittrice non so cosa rispondere, non esiste una cosa senza l’altra, una è il motore dell’altra. Quando lavoro come attrice riscrivo praticamente tutta la sceneggiatura per lavorare sul monologo interiore del personaggio all’interno dell’intero arco narrativo, e quando scrivo lavoro grandi contenitori tematici, su contenuti che sento abbiano la necessità di essere esplorati e li traduco in romanzi o sceneggiature per il cinema partendo da personaggi che vorrei interpretare. Detta così sembra molto facile ma questo approdo è frutto di un lunghissimo percorso di formazione anche come autrice.

2) L’umorismo di cui fai uso nel tuo libro mi ricorda quello della Littizzetto, ci sono autori o autrici dai quali trai ispirazione?

Sono tanti gli autori che stimo e anche molto quelli che non stimo, ma credo anche nella “pedagogia del brutto” quindi leggo anche loro. Forse se c’è un’autrice alla quale più mi sono affezionata nel mio percorso ed è Erica Jong, poi però non ci sono riferimenti esatti nella mia scrittura, anzi quando sono in stesura cerco di non avere contaminazioni, il lavoro di ricerca e contaminazione lo faccio tutto prima. Accolgo suggestioni da ogni forma di arte, anche da artisti di arte contemporanea visiva, venendo dal teatro e soprattutto dal cinema, per me l’immagine è il mezzo più potente. Della Littizzetto non ho letto libri perché non mi è mai capitata l’occasione quindi non saprei dirti anche se ha un carisma molto forte e mi piacerebbe conoscerla.

3) Oltre al lavoro come scrittrice e attrice c’è altro di te nel personaggio di Celeste Primavera? Se si cosa?

Per adesso sono sempre stata fedele al genere BioNovel, nel quale non si capisce bene dove finisce il personaggio ed inizia l’autore. Di biografico ci sono i miei occhi sul mondo; penso che nei miei libri il lettore si affezioni soprattutto alla voce narrante. La voce narrante di Celeste, come di qualsiasi mio romanzo, risente molto del mio carattere. Rispetto a Memorie del cuscino c’è stato un cambiamento, l’umorismo è diventato più dark e anche un po’ più maschile. Tutto quello che è riportato nel libro mi è passato in qualche modo sulla pelle anche se non sempre per esperienza diretta, va contro la mia etica scrivere di ciò che non si conosce.

4) I nomi dei personaggi principali del libro e membri del “gruppo dei giocattoli rotti” non vengono mai riportati, appare solo il soprannome che li caratterizza (Dottorix, Semiepilex e Donjuan), come mai questa scelta?

Questa scelta nasce da due motivi: il primo è che come dice Celeste nel libro sono personaggi esistenti nella “Roma nord, un tempo conosciuti nella Roma bene” e se lo dice Celeste! Il secondo motivo riguarda il fatto che nei libri non mi capita spesso di affezionarmi ai personaggi perché non credo ai rapporti fra loro; nella vita quotidiana tra amici, partner e parenti non capita di chiamarsi con il nome per esteso, la trovo una cosa molto formale. Questa mia scelta quindi è una restituzione di quello che viviamo nella maniera più autentica. Celeste si è creata un mondo in vitro e quindi non può che chiamare gli altri per soprannome.

5) Il romanzo è tutto improntato sull’ironia a parte la lettera che Celeste scrive al padre che ho ritenuto toccante e che ho molto apprezzato, come mai questo “cambio di rotta” improvviso e inaspettato?

Il libro è tutt’altro che ironico e roseo, è continuamente tragicomico e agrodolce nel senso che questa ironia, questa voce provocatoria di Celeste, questo cinismo serve a sopravvivere a un dolore di fondo. Ci sono dei momenti in cui non riesce più ad essere ironica e allora esce questa parte struggente e più intima. La cosa più importante è ciò che sta sotto a questo substrato di ironia e se si riesce a farlo arrivare con un sorriso invece che con una lacrima crea un effetto meno evitante. La lettera di Celeste al padre riguarda anche il dialogo femminile-maschile, tant’è che lei parla di equivoco del rapporto uomo-donna, questa mancanza del padre e di difficoltà nel rapporto con gli uomini mi interessava da un punto di vista politico perché il padre da sempre nella società è una figura politica oltre che affettiva.

6) Conosci il genere thrillernordico? Apprezzi qualche autore in particolare?

Non lo conoscevo, sono entrata in contatto per la prima volta con questa realtà grazie alla recensione del libro quindi non posso dire di apprezzare qualche autore in particolare. Ma adesso sono molto incuriosita quindi mi documenterò in modo ossessivo, alla mia maniera!

Intervista a cura di Ilaria Bagnati


Di Emanuela Mascherini:

IL LIBRO – “Quella di Celeste, ghost writer e attrice ad anni alterni, è una favola contemporanea sulla seconda verginità di chi rinasce e si risveglia, dopo dieci anni di convivenza, in un mondo che non ha più le regole che conosceva. Una rialfabetizzazione affettiva, sessuale e sociale. Il viaggio, a tratti tragicomico e surreale, di chi – nonostante un passato impossibile da seppellire, il tempo che avanza, l’inesistenza di un lavoro, le case a forma di loculo che costano come ville extralusso, i frequenti attacchi di panico sedati a colpi di corsa sul posto e gli uomini con nevrosi a carico…