Intervista a EMMA SAPONARO




A tu per tu con l’autore

 

 

A tu per tu oggi incontra Emma Saponaro, Thrillernord ha recensito per i lettori, il suo romanzo “Come il profumo”, un giallo ambientato a Roma, ricco di colpi di scena.

 
1)  Cecilia si prepara a traslocare, il gesto del trasloco indica cambiamenti, il messaggio del libro è il cambiamento. Di cosa?

Si tratta del cambiamento della propria vita se non la si accetta più. Il messaggio è una esortazione alla realizzazione di sé stessi; un incoraggiamento per i più deboli a modificare quegli aspetti della vita percepiti come imposizioni o lontani dal proprio essere, valorizzando le proprie potenzialità e aspirazioni.

 

 

2)  Cecilia è la tipica ragazza della porta accanto, a chi si è ispirata ?

L’ispirazione arriva come una frecciata e da lì parte tutto, anche se poi cambia la traiettoria. La scintilla si è accesa leggendo E venne chiamata due cuori, di Marlo Morgan, un’avvincente esperienza romanzata dell’autrice che vive in Australia. Invitata da una tribù di aborigeni, si reca a quella che credeva fosse solo una cerimonia in suo onore. In realtà, trascorrerà quattro mesi nell’Outback australiano, a piedi nudi e cibandosi di quanto può offrirle la natura. È questo, per lei, un percorso di conoscenza e cambiamento: dalle privazioni e dai sacrifici, scopre la vera armonia con il mondo e con sé stessa. È stata questa lettura, unitamente a ciò che ho sempre dovuto affrontare nel corso della mia vita, a spingermi verso la stesura della storia di una donna e del suo ascolto, del suo cambiamento e della sua realizzazione, malgrado le vicissitudini che la vita spesso impone. Però, ora che mi ci fa riflettere, Cecilia come vicina di casa è una idea che non mi dispiacerebbe…

 

 

3) E’ riusciata a miscelare molto bene narrativa e thriller, ma il suo genere di riferimento quale è?

Lo prendo come complimento e la ringrazio. Mi rendo conto che Come il profumo tocchi vari generi, anche quello del noir e del giallo e anche un po‘ del rosa, tuttavia, probabilmente per i miei studi, l’idea guida che sempre mi ispira è lo studio attento della persona e delle sue potenzialità. Parto da un’idea e inizio a scrivere, poi, è il personaggio che decide dove portarmi. A volte mi sono ritrovata in situazioni che mai avrei immaginato. Ma quando si lavora di fantasia credo sia normale.

 

 

4)  Il profumo ha uno sfondo sociale molto importante e riguarda anche la sua attività Psicopedagogista,  e di esperta nelle tematiche dell’adozione. La storia nasce da eventi realmente accaduti?

Premetto che non ho mai esercitato, se non per dieci anni nell’associazione “Famiglia & Minori”, ma a parte qualche ciclo di lezioni inerenti alle tematiche dell’adozione in una scuola per assistenti sociali, il mio lavoro si limitava al coordinamento del Comitato di redazione per la pubblicazione della rivista omonima. Tutto ciò per dire che, ahimè, la mia attività è stata ben diversa da quella che svolge una psicologa. La storia è quindi totalmente inventata. Con ciò non nego che alcuni aneddoti, vissuti in prima persona o ascoltati origliando in metro, sono stati molto utili per proporli camuffati o per svilupparne altri.

 
5) Per molti autori, la scrittura è una via di fuga dalla quotidianità, un modo per poter esprimere se stessi al di là dei propri ruoli. Per lei invece, cosa implica la scrittura? Perché ha scelto di scrivere un romanzo?

Si fugge da ciò che non si vuol vivere. Per me è piuttosto un contenitore di emozioni e al contempo una esigenza espressiva. Con la penna posso andare dove voglio, posso vendicarmi, amare, morire e perfino uccidere; posso, anzi, devo immedesimarmi nei personaggi per comprendere le motivazioni delle loro scelte esistenziali. Ho iniziato con i racconti, e il romanzo è arrivato come necessità: ho avuto bisogno di più spazio e più personaggi per esprimermi. Un gioco meraviglioso di una regista che muove i suoi personaggi a piacimento, tentando di non trascurare mai le loro peculiari caratteristiche.

 
6)  Ci piacerebbe conoscerla un po’ meglio: vorrebbe raccontarci qualcosa dei suoi progetti, come ad esempio Parole di pane?

Ha avuto tutto inizio con un incontro casuale su Facebook con la scrittrice Diana Sganappa. Ci vedevamo quasi ogni sera su Skype per scrivere un giallo a quattro mani, ma finivamo sempre a parlare di ricette e di cibo. Dallo scherzare al pensare di poter mettere la scrittura al servizio della beneficenza è passato un secondo. Siamo partite subito con il bando di un concorso letterario dove la giuria era composta dagli stessi autori, e poi è venuta l’idea di raccogliere i primi cinquanta mini racconti in un‘antologia. I proventi della vendita delle due edizioni delle antologie sono stati interamente devoluti all’A.f.eSO.psi.t (Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia), un‘associazione che conosco molto bene e il cui presidente si batte da anni per difendere i diritti dei disagiati psichici. 
Ora capirà l’origine del nome Parole di Pane, poiché come si dona il pane si possono donare le parole, suggerendo al contempo l’ispirazione al cibo.
Il progetto è stato sostenuto con i contributi di Ellekappa e Stefano Benni che ancora ringrazio. E ringrazio anche lei per avermi fatto parlare di Parole di Pane. Anche se un progetto finisce, rimane vivo nella memoria e nel cuore.

7)  Thrillernord è un sito di libri, fatto dai lettori: Emma Saponaro cosa ci racconta delle sue letture? Ha abitudini particolari o piccoli riti che compie quando legge?

In quanto a romanzi sono carente. Prima di apprezzarne la bellezza e l’arte, ci è voluto il primo esame di letteratura. Fino ad allora leggevo tutto tranne la narrativa: dai testi teatrali, ai tascabili di psicologia, dal saggio sull’organizzazione del lavoro delle formiche all’accoppiamento dei canarini, e poi tanto esistenzialismo. Devo ancora recuperare il tempo perduto. Da allora, ho sempre tre libri sul comodino. Uno di narrativa, un saggio e uno di riserva. Preferisco le letture classiche, anche se poi apprezzo la scrittura di Amelie Nothomb, Nick Hornby, Alan Bennett e molti altri, ma l’emozione che provo nel leggere Dostoevskij, Simenon, Goethe è insuperabile. Attualmente sto leggendo Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald e L’ordine del tempo di Carlo Rovelli, ma vorrei iniziare anche la Divina Commedia: il classico libro da tenere perennemente accanto per gustarne i versi a piccoli sorsi. Mi ha chiesto dei riti? Sì, sono maniaca. Prima di tutto, quando acquisto un libro scrivo all’interno il luogo, la data e il motivo che mi ha spinto a sceglierlo. Poi lo sottolineo (specifico: senza righello) e inserisco note a margine. Insomma, lo vivo, lo sciupo e lo annuso, anche. Forse è per questo che non riesco ad adattarmi agli ebook.

 

 

8)  Le facciamo un’ultima, ma immancabile domanda: conosce il genere del thriller nordico?

Per quanto riguarda il thriller nordico, ho letto la trilogia di Stieg Larsson, della quale ho apprezzato maggiormente il primo volume Uomini che odiano le donne. In tutta onestà, non è il genere che prediligo, probabilmente perché evoca paesaggi nebulosi e bui quando io vivrei in un paese caldo tutto l’anno e poi ho difficoltà nel ricordare tutti quei nomi scandinavi. Devo dare atto al genere, però, che le storie spesso avvincenti portano il lettore a divorare in poco tempo quei tomi da sei-settecento pagine. Proverò nuovamente, prometto. Quale mi consiglia?
Emma Saponaro

A  cura di Leonardo Di Lascia e Manuela Fontenova

 

 

Di Emma Saponaro su thrillernord:

IL LIBRO – La vicenda è ambientata a Roma e si snoda attraverso la voce narrante di Cecilia – donna sulla quarantina, colta e spigliata – che troviamo intenta a preparare gli scatoloni di un trasloco. Decisa ormai ad abbandonare una vita che non le appartiene più, inscatola anche i ricordi e ce li racconta. Tutto inizia nove anni prima, quando un incontro fortuito con uno straniero si rivela determinante per il suo futuro, rendendola madre. La vita di Cecilia sembra procedere serenamente, fino a quando subisce una svolta traumatica: sua figlia Leila, ormai di otto anni, improvvisamente scompare. Le indagini della polizia individuano il mandante del rapimento, un boss della ‘ndrangheta calabrese…