Intervista a FABIO MONGARDI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Il caso Manzoni può essere definito un noir-inchiesta: è la prima volta che ti cimenti in questo genere?

Sì, è la prima volta che mi cimento in un romanzo-inchiesta e devo dire che è stata una esperienza estremamente piacevole e interessante, tanto che spero ci sia, prima o poi, l’occasione di ripeterla.

2) La terribile notte del 7 luglio 2015 è un episodio ancora non del tutto risolto, che ha suscitato dibattiti, domande e tentativi di insabbiamento: perché hai scelto di raccontare questa vicenda?

Ho scelto la vicenda dei Manzoni perché innanzitutto è un dramma delle nostre terre, ma anche perché è una tragedia orribile, uno di quei momenti in cui l’uomo apre uno spiraglio sul suo lato più nero e oscuro. Uno scrittore che si dichiari tale, lì deve essere, su quel confine estremo che separa l’uomo dalla sua umanità; per testimoniare e per capire chi siamo veramente e di cosa siamo capaci.

3) I “brogliacci numerati e legati assieme con un elastico” che Giuliano Nobili consegna alla voce narrante nel Prologo ricordano lo “scartafaccio” dell’anonimo del Seicento da cui Alessandro Manzoni avrebbe tratto I Promessi Sposi: un omaggio al vate o un segno del destino?

Se devo essere sincero non l’ho fatto appositamente, però non mi dispiace che mi venga fatto notare, perché effettivamente è come se avessi collegato il Manzoni ai suoi sfortunati parenti.

4) Tu, Giuliano Nobili e Primo Guerra siete i protagonisti del romanzo: pensi che ci siano delle somiglianze tra di voi?

Certamente sì, forse abbiamo molto in comune tutti e tre: un certo rigore e il bisogno disperato di dare un senso alle cose e alla vita.

5) Tutti i personaggi, pur con tempi e modalità differenti, hanno perso e cercano qualcosa: la parola e la scrittura possono essere di aiuto?

Noi siamo un colloquio, dice lo psichiatra Eugenio Borgna. Tutto passa attraverso la relazione e la parola, anche quella scritta, è comunicazione e relazione. Io stesso ho cominciato a scrivere in tarda età e dopo una crisi personale. Posso dire, senza esagerare, che la scrittura mi ha salvato la vita.

6) Qual è il tuo rapporto con la tua terra e le sue storie? In che modo hanno influito sulla tua scrittura?

Devo dire che il rapporto con la mia terra si è fatto più stretto nel corso degli anni, da giovane la snobbavo molto. Succede un po’ come si fa con i propri genitori: prima non li sopporti proprio, poi cominci a capirne il valore. Così è stato col territorio in cui sono nato, di cui solo ora capisco l’importanza, perché sono le radici che ti danno l’identità, e se ne sei privo non sei niente. Più complesso mi sembra il discorso legato alla scrittura, che ha subito le tante influenze legate alla lettura.

7) Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ora vorrei pubblicare un poliziesco già scritto e ambientato a Ravenna, poi ho cominciato una storia costruita attorno ad alcuni personaggi protagonisti di racconti che ho scritto.

8) Quali sono i tuoi autori preferiti?

Sono tanti. Se devo indicarne alcuni, direi certamente: Cormac McCarthy, Flannery O’Connor, Louis-Ferdinand Céline e William Faulkner.

9) La bassa Romagna, con i suoi terreni salini e il “mal di valle”, e il mondo nordico, “scena del crimine” di tanti noir e thriller contemporanei: luoghi affini o del tutto differenti?

Questa è una bella domanda. Io ho sempre pensato alla bassa Romagna e alle valli come terre affini al sud degli Stati Uniti, ma forse questa è solo una mia fantasia. Con alcune terre nordiche ci potrebbe essere l’affinità e le caratteristiche di un ambiente estremo.

10) Conosci il genere thrillernordico? hai avuto modo di apprezzare qualche autore?

Lo conosco un po’. Mi è piaciuto Stieg Larsson, mi piace Henning Mankell, ma devo dire che molti di loro mi hanno anche deluso e mi sembrano spesso sopravvalutati.
Fabio Mongardi

Intervista a cura di Ilaria Bagnati


Di Fabio Mongardi su Thrillernord:

IL LIBRO – Fantasmi che si intersecano su tre piani temporali, emotivi e umani: i giorni nostri (il Prologo), con le ricerche dell’autore e il suo incontro con “il professore” Giuliano Nobili, silente e immobile in una casa di riposo…