Intervista a FABIO MUNDADORI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Il protagonista del tuo libro ” L’altra metà della notte. Bologna non uccide”, il commissario Cesare Naldi é un vero e proprio mito tra le forze dell’ordine.
Ti sei ispirato a una figura reale, nel crearlo?
Quanto c’è di Fabio in Cesare?

Innanzi tutto grazie per l’ospitalità su thrillernord.
No, non mi sono ispirato a nessuno; i miei personaggi devono essere funzionali alle storie che racconto e il protagonista non fa eccezione; Naldi l’ho “costruito” con le caratteristiche adatte al suo ruolo: mi serviva un personaggio con un certo tipo di passato, umano e che fosse legato in qualche modo a… basta così però 🙂

Alla seconda parte della domanda rispondo con un parallelo che propongo spesso: mentre si scrive accade un po’ ciò che succede nei sogni dove i protagonisti non sono mai quello che appaiono veramente ma rappresentano qualcosa che abita il nostro inconscio; per i personaggi di un romanzo è la stessa cosa, ognuno di loro possiede un frammento di me stesso, inclusi quelli negativi ai quali spesso mi rendo conto di assegnare ciò che rifiuto.

2) Nel tuo libro “L’altra metà della notte. Bologna non uccide”, parti proprio da quella data fatidica”2 Agosto 1980″, data dell’attentato terroristico che portó d’istruzione e morte all’interno della stazione centrale di Bologna.
Quanto sei legato alla città di Bologna?

Nel corso di un’intervista fatta per un altro progetto editoriale, parlando con la vice presidente dell’ “ Associazione dei famigliari tra le vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980” è venuta fuori un’idea che subito mi è parsa intrigante: di fronte a qualunque strage si parla sempre, giustamente, delle vittime ma nessuno si chiede mai “come vivono i sopravvissuti a una strage?” questo spunto è diventato il filo conduttore del romanzo e volendolo ambientare a Bologna mi sembrato normale partire proprio dalla strage della Stazione. Quanto a Bologna: è la mia città e là vive ancora la mia famiglia: vi torno spessissimo e con piacere.

3) Dal 2012, tu sei presidente di giuria per la sezione editi di ‘Garfagnana in giallo’, uno dei concorsi più prestigiosi per scrittori di tale genere. Quando giudicate un libro, seguite delle linee guida comuni a tutti i concorsi letterari, oppure vi affidate al libero arbitrio?

L’unica vera linea guida è che i romanzi siano scritti in italiano corretto (e purtroppo non è così scontato), per il resto ci poniamo di fronte alle storie da lettori, insomma ci devono piacere e stupire; devo dire che, visto l’interesse crescente di anno in anno nei confronti del premio, siamo sulla strada giusta.

4) Oltre al ruolo di scrittore, da poco, ricoprì anche il ruolo di direttore editoriale della nuova collana specializzata in noir, giallo e thriller dell’editore Damster: “#comma21”.
Sicuramente sarà, per te, una bella sfida.
Come ti senti in questo nuovo ruolo?

La vera sfida e riuscire a conquistare i lettori: comma21 nelle intenzioni mie e dell’editore sarà una collana (non solo di noir ma anche di gialli e thriller) che avrà come unica “preoccupazione” quella di pubblicare buone storie. Ammetto che così, in prima battuta, non sembra un’affermazione originalissima ma provo a spiegare: da qualche anno la tendenza è quella di confezionare storie e romanzi a tavolino, tentando di anticipare i gusti dei lettori, con lo scopro di convincerli che quello che troveranno in libreria è ciò che loro vogliono (devono) leggere, questa è un’operazione che viene fatta con il supporto di esperti di marketing, psicologi e di chiunque abbia una verità da dispensare, il risultato è che scrittori anche bravi alla fine producono storie che si somigliano un po’ tutte. Per contro i lettori di #comma21 potranno leggere storie raccontate così come l’autore le ha pensate, selezionate certo e “editate” sempre nel rispetto di chi le ha scritte.
Come mi sento? Molto occupato 🙂

5)Ti è capitato di avvicinarti al thriller nordico? Hai letto qualche autore?

In passato ho letto “Il senso di Smilla per la neve”, forse il primo approdato in Italia (e qui il miei cinquant’anni si vedono tutti, parliamo del 1992) poi non ho più avuto contatti fino alla trilogia Millennium di Larsson con “Uomini che odiano le donne” del quale ho apprezzato di più (strano a dirsi) la riduzione cinematografica con Daniel Craig. Una curiosità: il titolo che avevo scelto per il mio ultimo romanzo “L’altra metà della notte” era “Quello che non ti uccide” utilizzato da Marsilio per il quarto episodio proprio di Millennium.

6) Quali libri leggerai o hai letto, sotto l’ombrellone?

I libri che leggerò non hanno ancora né titolo né copertina: sono i manoscritti dai quali usciranno i titoli dell’anno prossimo per #comma21

Fabio Mundadori

Intervista a cura di Giusy Ranzini e Leonardo Di Lascia


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