Intervista a Federica Fantozzi




A tu per tu con l’autore

 

 

Un grande ritorno per Amalia Pinter la giornalista-investigatrice di Federica Fantozzi con “Il meticcio” (Marsilio) che indaga sul commercio di pietre preziose e sulla criminalità organizzata dell’Ascia Nera, la mafia nigeriana che punta a espandersi in Europa supportata da quella siciliana. Due piste diverse che ben presto convergeranno in un’unico caso con la giornalista del “Vero Investigatore” e al poliziotto Alfredo Pani del Dac che uniranno le forze e collaboreranno di nuovo riscoprendosi amici o forse qualcosa di più. A Roma è un’estate calda e afosa e le vie del centro brulicano di turisti mentre nei campi dell’agro pontino i braccianti di colore faticano sotto il sole per pochi euro. Dall’inchiesta sulla sicurezza negli aeroporti che la porta a “scontrarsi” con un’operazione anticrimine di Pani al sospetto di mafia agroalimentare, Amalia è sempre pronta a essere in pista e andare fino in fondo, lei, “pasticciona e poco incline a seguire le procedure, ma con la tenacia di un bulldog” non molla facilmente la sua “preda” con l’abilità e l’istinto di puntare il mirino sul bersaglio giusto grazie al suo “killer instinct”. Lo sguardo avido del tycoon Ezequiel Alves e quello impaurito di Bambino, “nivuru” corriere dell’Ascia Nera senza incontrarsi  saranno accomunati da scelte simili e sofferte e diventeranno i due uomini su cui si concentrano le investigazioni. Dai problemi in redazione Amalia sempre sostenuta dal legame con la sua cagnolina Kira e la sua tartaruga Rododendra si ritrova a infiltrarsi da undercover nell’operazione doppia gestita da Pani e dal suo Capo per scoperchiare e bloccare i traffici della mafia nigeriana e saperne di più’ sul ruolo dell’uomo “dal tocco magico” che in poco tempo è diventato uno dei maggiori estrattori e distributori di gemme. L’autrice alterna magistralmente noir e thriller regalando pagine di un’intensità rara che mettono allo specchio i personaggi e i loro dolori e traumi infantili confrontandoli con le lro ambizioni e le loro mete. Anche Amalia e Alfredo non si sottrarranno a un’indagine personale sulle loro vite e sui loro rapporti umani e privati.

 

 

Secondo romanzo con Amalia, quanto e come è cambiata la tua protagonista?

La cosa strana è che nella mia percezione Amalia non era cambiata, e invece alla fine del romanzo mi sono resa conto che lo è eccome. Un po come tutti noi, senza accorgersene: a sua  e mia  insaputa. E più abile come investigatrice dilettante, più scafata e più consapevole del fascino che le dinamiche poliziesche esercitano su di lei. L’idea di far parte della squadra guidata dal Barracuda, nonostante i mille dubbi, la elettrizza. Crescere, però, non lha lasciata indenne: ha qualche cicatrice in più. A partire dal suo rapporto con Alfredo che è segnato da equivoci, malintesi e ambiguità, come spesso accade nelle relazioni umane.

 

 

 

 

Nella storia Amalia si occupa anche della situazione degli immigrati, delle piantagioni in cui lavorano, ha anche profondo rispetto per il mondo vegetale e per la sua “arte di sopravvivere”, la natura con i suoi cicli e le sue leggi serve a Amalia anche per le sue indagini?

Non so se la natura aiuti Amalia nelle indagini, sicuramente la aiuta a rilassarsi e ritrovare la calma interiore che perde spesso Come me, la mia protagonista si consola e si coccola con il giardinaggio: poche cose rinvigoriscono quanto osservare i nuovi germogli che spuntano ogni primavera. E la prevalenza della vita sulla morte. Quando vedo una pianta in difficoltà non posso fare a meno di innaffiarla, toglierle i rami secchi, sistemarla al sole o all’ombra a seconda dei bisogni: è un gesto che serve più a me che a lei.

 

 

 

 

Ascia Nera e commercio di diamanti. Come scegli gli argomenti dei casi da trattare? Come misceli finzione e realtà?

“Avendo l’imprinting da giornalista, le mie storie hanno sempre un piede nella realtà, e più specificamente nella cronaca. Leggo molti giornali e riviste, e quando un argomento cattura la mia attenzione lo ritaglio e lo metto da parte. All’inizio del Meticcio cercavo un cattivo che fosse misterioso, pericoloso e tentacolare. Un collega mi ha raccontato della diffusione della mafia nigeriana, di cui sappiamo pochissimo ma che sta colonizzando la criminalità del nostro Paese, e mi è sembrata perfetta. Quanto ai diamanti, a differenza di Marilyn Monroe non sono mai stati i miei migliori amici, però mi affascinava l’idea di capire cosa c’è dietro le quinte di quel mondo: i meccanismi, le passioni, e i lati oscuri. Per coincidenza, nello stesso periodo anche altre scrittrici si sono dedicate ai diamanti: Caterina Bonvicini in Fancy Red e Alessia Gazzola ne Il ladro gentiluomo.

 

 

 

I rapporti familiari, soprattutto il legame con I genitori, riguarda tutti i personaggi da Amalia a Bambino a Alves a Fabrizio a Alfredo, è un romanzo dedicato alla famiglia e ai suoi mali?

Veramente mi ci fa pensare la tua domanda per la prima volta Chissà, forse è così… Direi piuttosto che la famiglia ci forgia e ci rende in buona parte quello che siamo, nel male come nel bene, ed è fondamentale esserne consapevoli per poter scegliere dove indirizzare la propria vita. Non è semplice giudicare i legami familiari, dove bene e male si intrecciano e si impastano, come non è semplice giudicare a posteriori scelte fatte in situazioni ben diverse. Non tutte le famiglie nel romanzo sono negative, o almeno non nelle mie intenzioni. Le madri di Alfredo e Fabrizio hanno fatto del loro meglio nei loro limiti e compatibilmente con il loro ruolo nella società di riferimento, che è una scatola fortissima. Alla fine, credo che il senso del Meticcio sia questo: per essere davvero liberi bisogna sì spezzare le catene, ma anche essere capaci di guardare con indulgenza al passato.

 

 

 

 

Amalia e Alfredo hanno approcci diversi alle indagini, lei intuitiva lui razionale e logico, si completano a vicenda?

Un po sì. Intanto si fiutano, si girano intorno, battibeccano. Sono attratti reciprocamente ma anche assorti ognuno nel proprio mestiere totalizzante e quasi paranoico. Giornalisti e poliziotti hanno dinamiche simili, e spesso gli stessi difetti. Amalia e Alfredo lo sanno, tanto è vero che hanno inventato un codice per comunicare che prende in giro l’ossessione per la riservatezza che accomuna i loro mondi. Non so come finirà tra loro.

 

 

 

 

Roma e la Sicilia. Conosci a fondo la Palermo che racconti? Come scegli i luoghi dell’ambientazione?

Scelgo i luoghi in funzione di un momento o una scena che ha colpito la mia immaginazione. Due anni fa sono andata al Palio di Siena, che come animalista avevo sempre evitato, e mi ha fatto molto effetto: la competizione, l’eccitazione, l’entusiasmo dei contradaioli. Ho cercato di raccontarlo, in chiave romanzata e gialla, proprio partendo da queste pulsioni che non sono esenti da ferocia. E spero che i senesi, così gelosi del loro Palio, non si offendano. A Palermo, invece, non torno da diversi anni e confesso che mi sono fatta aiutare da amici siciliani. Per esempio nella disfida tra arancini e arancine. Mi hanno anche detto che un palermitano non ordinerebbe mai una granita di gelso, che è tipica della Sicilia Orientale, ma mi sono concessa una licenza narrativa.

 

 

 

 

Che rapporto hai con la serialità? Quanto Amalia è entrata nella tua vita di scrittrice?

“La serialità era una sfida con cui volevo cimentarmi, ma troppa mi annoia. Le avventure di Amalia sono nate sin dall’inizio come una trilogia, e spero che diventino esattamente questo. Dopo il Logista e il Meticcio vorrei scrivere la puntata conclusive, in cui torneranno vecchi personaggi: nemici con cui chiudere i conti, amici che forse non si riveleranno tali. E soprattutto Amalia dovrà decidere cosa vuole fare da grande.

 

 

 

 

Il giornalismo e le difficoltà, il romanzo ti serve anche per raccontare il tuo mondo e le problematiche?

Sicuramente quello che sembra un tema sullo sfondo è per me cruciale. Come ho già detto in molte occasioni, il giornalismo è lo specchio della società, e quelli che ora sembrano problemi corporativi, di una categoria nemmeno tanto simpatica, tra cinque anni produrranno guasti per tutti. Senza una stampa economicamente indipendente e abbastanza libera da condizionamenti politici, la democrazia soffrirà. Il Vero Investigatore, il piccolo quotidiano romano in cui lavora Amalia, è in crisi; gli editori rispondono con analisi di mercato e tagli lineari; la redazione si scoraggia, e nemmeno io so quale potrà essere l’epilogo.


A cura di Cristina Marra


Federica Fantozzi (Scheda Autore)


Federica Fantozzi è nata a Roma ed è giornalista all’Unità. Ha scritto per “Il venerdì”, “L’Espresso”, “Sette”, “La Nazione”, “la Repubblica”, “Italia oggi”. E’ autrice di due thriller, Caccia a Emy (2000) e Notte sul Negev (2001), entrambi pubblicati da Marsilio; insieme a Roberto Brunelli, ha scritto la biografia di Enrico Letta (Editori Riuniti 2013)