Intervista a FEDERICA FANTOZZI






A tu per tu con l’autore

 

 

 

1) Lei è autrice di tre romanzi, le sue storie prendono il via da fatti reali (minaccia terroristica, questione palestinese, questioni ambientalistiche).  La scelta di costruire un racconto su tematiche così attuali è una diretta conseguenza della sua attività di giornalista (una deformazione professionale) oppure è il suo modo per dar voce, usufruendo delle licenze che la letteratura concede,  alla sua “versione dei fatti”?

È tutte e due le cose. Da un lato sono profondamente influenzata e attratta dai temi dell’attualità, le cosiddette “notizie” in gergo giornalistico: è deformazione professionale, certo, ma probabilmente questa curiosità a tutto tondo è anche la ragione per cui ho scelto la mia professione. Dall’altro lato, e in modo non meno urgente, provo la necessità di dare voce a emozioni, pulsioni, sensazioni che non potrei esprimere negli articoli e nemmeno in saggi sociopolitici. In sintesi, direi che è un modo di esorcizzare le mie paure ed esprimere le mie opinioni più radicali in completa libertà.

 2) Il Logista, suo ultimo lavoro è un thriller ma anche un romanzo di attualità: una storia accattivante che attraversa i fatti salienti degli ultimi anni, pubblicato circa 16 anni dopo il suo penultimo libro Notte su Negev. Come è nata questa storia? Perché è trascorso così tanto tempo dall’ultima pubblicazione? …(Escludendo la biografia di Enrico letta del 2013).

Me lo chiedono tutti. In mezzo ci sono stati due figli e 15 anni di professione giornalistica come cronista parlamentare in un quotidiano, l’Unità, che non dispone di centinaia di penne. Significa che non ho avuto il tempo né lo spazio emotivo per inventarmi storie. Al massimo, quando tornavo a casa la sera tardi, mettevo insieme pezzi di favole per addormentare i bambini. “Il Logista” è germogliato nella mia fantasia dopo che ho seguito come inviata gli attentati di Parigi del novembre 2015: quella vicenda mi ha colpito in profondità, ho provato anch’io come tanti rabbia per la crudeltà insensata dei jihadisti e paura per il futuro. Passato lo choc, la domanda che mi sono fatta è stata: quanto siamo diversi noi romani dai parigini? E da lì è nato tutto.

3)  Protagonista del romanzo, Amalia Pinter, giovane giornalista sempre a caccia dello scoop e non posso non chiederle quanto abbia messo di suo in questo personaggio.

Mia madre sostiene che siamo identiche, a partire dal disegno di copertina. Io ribatto che Amalia è più giovane, meno magra e assai più pasticciona di me. Al di là degli scherzi, credo che l’unico vero punto in comune che abbiamo – oltre all’amore per gli animali – è l’ostinato, irragionevole, a volte assurdo, inseguimento dello scoop. In parte è un gioco, ma qualsiasi giornalista affermi con noncuranza che una notizia non gli interessa sta mentendo.

 4) Parlando di personaggi, le donne sono sempre protagoniste dei suoi romanzi: Amalia, Camilla (Notte sul Negev), Maddie e Courtney (Caccia a Emy). Donne forti e coraggiose che si muovono in ambiti prettamente maschili. Secondo la sua esperienza, è ancora difficile per una donna affermarsi in questo genere di professioni (giornalista, agente dei servizi segreti, avvocato…)? Al contrario invece, ha mai pensato ad una storia con un protagonista maschile?

I protagonisti maschili non mi vengono facilmente, ma magari ci proverò. Sì, penso che certe professioni – molte, a dire la verità – siano ancora prettamente dominate da circoli di uomini. In parte è per questo che nei romanzi mi diverto a “far vincere” le donne. E poi penso che spesso siano davvero più in gamba, concentrate e pragmatiche dei colleghi. Per la verità, mi è stato rimproverato da alcuni lettori maschi il ridotto grado di dispiacere per il fidanzato defunto da parte di una delle mie eroine…

5) Nel Logista, lei ha preso la paura del secolo, le ha dato una vita, un’identità, un simbolo, lo Scorpione, e l’ha portata nella capitale. Roma una città stremata da decenni di cattiva amministrazione è al centro di un intrigo senza precedenti. Perché ha scelto questa città?

Come accennavo, mi piacerebbe pensare che Roma sia un’isola felice rispetto a Parigi, Berlino, Londra, Duesseldorf… Ma sappiamo tutti che non è così. Dal Viminale al prefetto l’allarme terrorismo è già stato lanciato: si possono monitorare gli obiettivi sensibili, le forze dell’ordine e l’intelligence lavorano secondo me in modo efficace, ma il rischio zero non esiste. A un certo punto, siamo nelle mani del destino. Raccontare questa storia, per me, è un modo – illusorio – di controllare un tema che altrimenti rischia di sopraffare le nostre vite.

6)  Sentiremo ancora parlare di Amalia? Lo Scorpione tornerà ad affacciarsi nella sua vita?


Nella mia idea le avventure di Amalia sono racchiuse in una trilogia. E alcuni conti, rimasti in sospeso, andranno chiusi.

7) Ultime domande per i lettori di Thrillernord: c’è un genere letterario che preferisce? Le piacciono i thriller nordici? Se si, predilige qualche autore in particolare?

Se esistesse un premio per la lettrice più vorace di giallo, noir, thriller e dintorni, potrei seriamente candidarmi. Leggo tutto, da Agatha Christie a Simenon, da Winslow a De Giovanni, da Lisa Gardner a Rex Stout. I thriller nordici mi piacciono moltissimo: Stieg Larsson è un maestro e purtroppo ci ha lasciati orfani. Harry Hole di Jo Nesbo mette i brividi. Henning Mankell, ancora prima, ha squarciato il velo sulla felice Scandinavia. Mentre Anne Holt è troppo cupa: le manca quella luce che ci fa arrivare alla fine del tunnel. Adesso ho appena finito l’ultimo libro della tedesca Charlotte Link, grande indagatrice della psicologia umana.

Federica Fantozzi

Intervista a cura di Manuela Fontenova

 

Di Federica Fantozzi:

Amalia Pinter lavora per «Il Vero Investigatore», un piccolo quotidiano della Capitale specializzato in cronaca nera. Nel suo quartiere, Ponte Milvio, si imbatte in una vecchia fiamma dei tempi universitari, Tancredi, da cui si lascia accompagnare, in un servizio per il giornale, a casa di una giovane coppia, vittima di una strage jihadista durante il viaggio di nozze in un’isola tropicale. Tancredi si è trasferito da anni a Londra, dove si occupa di logistica di guerra…