Intervista a Francesca Petroni & Leonardo Di Lascia




A tu per tu con l’autore

 

 

Voi non potete immaginare con quanta curiosità io abbia affrontato la lettura del vostro libro e lo dimostra il fatto che in pratica, io lo abbia letto in una giornata.

Sono sempre stata incuriosita dalla scrittura a quattro mani. Già non credo sia semplice rispondere a se stessi quando ti viene un’idea, probabilmente anche perché le persone da sole tendono ad essere maggiormente ipercritiche. In due però, ci sarà la necessità, immagino, di riuscire a trovare un livello di equilibrio superiore per poter unire i pensieri e far sì che acquisiscano armonia. Alla luce di ciò vi chiedo, è nata prima Anna  e dopo il romanzo oppure, prima vi è venuta l’idea di una storia e poi tutto il resto? Per quanto riguarda Anna, perché la scelta di proporre una figura collocata all’interno dell’Arma dei Carabinieri?

Io e Leonardo ci siamo divisi i compiti, lui aveva una storia e io l’ho sceneggiata. È andato tutto liscio, come se gli eventi che ho ideato sulla base delle sue idee fossero contemporaneamente nella mente di entrambi.

La scelta dell’Arma è stata dettata dalla grande potenza etica e storica che questa divisa ha per chi la indossa.

 

 

Il terminatore è sicuramente un killer atipico, che inizia a mettere in atto una sua personale “pulizia”, individuando e punendo a suo modo le vittime, che lui ha considerato colpevoli di determinate mancanze. Com’è nato questo personaggio? Vi siete ispirati a qualche storia di cronaca?

Anna è un mio personaggio creato per l’assassino che aveva in mente Leonardo, me l’ha raccontato nei dettagli al punto che sembrava reale anche a me mentre scrivevo! Forse su questo c’è stata l’integrazione più grande, abbiamo impersonato, a livello emotivo, i due poli opposti nella storia.

 

 

All’interno del vostro romanzo, le voci che si ascoltano sono principalmente due, ovvero quella di Anna e quella del Terminatore e, solo verso la fine un altro punto di vista si inserirà in modo prepotente nella storia. Io una mia idea me la sono fatta, ma potrei ovviamente sbagliare per cui vi chiedo: chi di voi ha dato più personalità e a chi? Ovvero, dove emerge di più Leonardo e dove, invece, è Francesca ad avere più voce?

Dove vedi nero c’è senza dubbio la mano di Leonardo. Dove percepisci le molte sfumature delle emozioni c’è la mia.

 

 

Il tema di base del vostro romanzo è sicuramente quello relativo al concetto di giustizia, che attraverso le voci dei vostri personaggi verrà eviscerato, ripensato e rimodulato a seconda di chi se ne interesserà. Buoni e cattivi, all’interno de “Il Terminatore”, a modo loro tenteranno di avere o di farsi giustizia. Ad un certo punto del libro Anna, in un momento particolare, esordisce dicendo: “Se ognuno si facesse giustizia da sé, il mondo cadrebbe nel caos.”, nel tentativo di far capire, che non possiamo permetterci di trasformarci in giudice e giuria e muoverci al di là della legge. Come mai avete deciso di impostare una storia partendo da questo concetto?

Nessuno dei due ha pensato alla storia vincolandola a un tema specifico. Quello che abbiamo fatto è stato creare i personaggi, ognuno con le sue intenzioni, obiettivi, debolezze e forze. Li abbiamo messi in situazioni difficili (come sempre la vita fa con tutti noi) e li abbiamo seguiti mentre affondavano e riemergevano, mettendosi in dubbio, rischiando e facendo i conti con tutte le loro paure. Dopotutto, non sappiamo chi siamo, finchè non ci mettiamo di fronte a noi stessi e, mentre lo facciamo, ci riconosciamo nelle nostre azioni. Chi può negare che certi periodi della vita sembrino ruotare sempre intorno allo stesso tema?

 

 

Durante la stesura del libro, vi è stato un momento di crisi nel quale la storia è rimasta lì, bloccata senza vie d’uscita, oppure avevate tutto talmente ben chiaro in mente che fino alla fine, avete proseguito la scrittura senza alcun dubbio? Com’è stata l’esperienza della scrittura a due?

No, mai. Siamo andati dritti dall’inizio alla fine. Credo si percepisca anche da lettrice, la storia scorre alla massima velocità! La scrittura è tutta farina del mio sacco, ma Leonardo ha letto e commentato tutti i capitoli e abbiamo immaginato insieme i successivi. Ammetto che forse solo l’ultimo è frutto di una ispirazione improvvisa, ma a Leo è piaciuto e l’abbiamo tenuto.

 

 

Per quanto riguarda la parte più tecnica, relativa ai modus operandi, indagini, regole dell’Arma ecc, è stata necessaria una preparazione con esperti del settore o prevalentementecon manuali sui temi trattati? Quanto è stato difficile, venire a contatto con fatti reali, che nulla hanno a che fare con i thriller?

Sì! Siamo stati supportati nelle procedure da un amico Carabiniere e da sua moglie che è anche una mia carissima amica (anche lei ha letto il libro man mano che lo scrivevo). Il loro contributo è stato molto importante per la credibilità del racconto. Li ringrazio tantissimo!

 

 

Avete già in mente un proseguo per Anna o comunque, c’è già qualche altra storia che preme per essere raccontata?

Abbiamo in mente un seguito, ma ne dobbiamo ancora parlare nel dettaglio. Speriamo che vi faccia piacere leggere ancora di Anna!

 

 

Per concludere, da gruppo di lettori quali siamo, vi chiedo, quali sono le vostre letture di riferimento? Quanto del vostro tempo è dedicato alla lettura e soprattutto, quanto è importante per voi riuscire a ritagliarvi questo spazio?

Io leggo tanti libri, ma ultimamente poca narrativa. Mi piacciono letture introspettive, saggi filosofici e grandi classici. Riguardo Leonardo penso che sappiate tutti che cultura immensa di Thriller e noir abbia!

Grazie per il tempo che ci avete dedicato e, vi faccio i miei migliori auguri affinché “Il terminatore” possa raggiungere tanti lettori appassionati di thriller quanto me.

Loredana Cescutti

Grazie, dalla tua recensione ci è sembrato che fossi stata con noi mentre ideavamo e scrivevamo questa grande avventura! Mi hai fatto commuovere!

Francesca Petroni e Leonardo Di Lascia 


A cura di Loredana Cescutti


 

 

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