Intervista a FRANCESCA PETRONI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Indiscutibilmente i tuoi studi hanno influito nell’ideazione e realizzazione di questo romanzo. Sicuramente, però, deve esserci alla base una tua passione per quell’affascinante periodo storico che ci appartiene. In che misura questa è presente e ti ha spinta a mettere nero su bianco la storia di Livia?
E’ da tanto che volevo scrivere questa storia, ma non mi sono mai sentita all’altezza. Ma come si dice, c’è un momento per tutto e il mio è arrivato quando ho dato Storia Romana per la mia seconda laurea (in Filosofia).
 

 

2) Livia rappresenta indiscutibilmente una donna invidiabile, tanto da essere definita una delle prime donne femministe della storia. L’hai scelta per la tua storia a causa del suo fascino e dell’intelligenza o ti rivedi in lei per qualche aspetto?
Credo che sia stata più lei ad aver scelto me! A parte gli scherzi, della vita di Livia si conosce soprattutto quello che le è accaduto dopo l’unione con Augusto (anche per la volontà di entrambi di “dimenticarsi” del fatto che lei si stata sposata a un altro uomo), ma ho sempre pensato che avesse un punto di vista privilegiato per raccontare quel periodo di passaggio fra Repubblica e Impero.
Comunque non la riterrei femminista, Livia incarnava i valori tradizionali, ma lo faceva in un modo incredibilmente moderno. Concetto che poi è stato il fil rouge di tutto il periodo augusteo e che ne ha sancito il successo.

 

 

3) Il credere così intensamente nella forza dell’amore come vediamo in Livia e Ottavio, tanto da arrivare a soggiogare un impero per la persona amata, pensi che sia qualcosa di attuale o un valore che sta andando scemando?
Per raccontare questa storia, ho immaginato che il loro legame esistesse già da molto tempo prima del matrimonio. La maggior parte degli storici, invece, lo dà per assodato solo dopo il rientro di Tiberio dall’esilio. A prescindere di quale sia la verità, la loro unione è stata il cuore pulsante di quel periodo. Di lei si è detto che lo facesse per interesse, di lui che fosse schiavo dell’ambizione. Io penso che entrambi l’abbiano fatto perchè credevano in un ideale e che nessuno dei due, da solo, avrebbe potuto raggiungere quegli obiettivi.
Per questo motivo non userei la parola “soggiogare”, piuttosto la sostituirei con “riformare”.
Tornando alla tua domanda, credo che, nel bene o nel male, non ci rimanga quasi niente dei valori che animavano i romani. Loro credevano in un ideale, noi non più.

 

 

4) Hai in mente di scrivere altri romanzi storici, magari abbracciando altre epoche?
Non credo, ma chi può dirlo.

 

 

5) Leggendo le pagine del tuo romanzo, mi sono immaginata la storia trasposta su pellicola, grazie soprattutto all’accuratezza con cui hai riportato ogni dettaglio e descritto i personaggi. Ritieni anche tu che possa essere una buona idea o preferisci che rimanga un romanzo, così come questa è nata?
Preferirei che rimanesse un romanzo, un libro da vivere per chi legge, nel modo in cui lo legge. Ma ti ringrazio molto delle tue belle parole!

 

 

6) La tua penna è influenzata da autori che sono da modello per ciò che scrivi e scriverai?
Non ho autori di riferimento. Navigo a vista, prendendo di ogni cosa che leggo quello che ritengo sia importante e lasciando tutto il resto.

 

 

7) Hai mai letto dei thriller nordici? Cosa ne pensi?
Io ho amato Larsson. La notizia della sua morte mi ha sconvolta a livello personale. Da quel momento ho letto qualcos’altro…ma non ho più trovato nessuno che mi coinvolgesse allo stesso modo.
Francesca Petroni

 

(A cura di Sara Paoli)

 

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